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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Perle in giro (e cinquatatre)

perladueUNA SANTA NELLA PREGHIERA
Le meditazioni raccolte in questo libro – pubblicate per la prima volta nel volume Solo Dios basta – sono state tenute da Carlo Maria Martini durante un pellegrinaggio ad Avila con un gruppo di preti della diocesi di Milano, svoltosi nel febbraio del 1995. Questi giorni di pellegrinaggio sono sopravvenuti come all’improvviso, come una grazia del momento, a cui non mi ero predisposto. Mi sento poco preparato e con un certo timore.

Un luogo come Avila, con i valori che rappresenta, incute infatti soggezione e trepidazione; si avverte di essere di fronte a una grande montagna e non si sa da che parte scalarla; c’è forse qualcosa di troppo alto per noi nell’esperienza di santa Teresa e di san Giovanni della Croce, della loro tradizione carmelitana. Trepidazione anche perché il tema della preghiera è vasto quanto un oceano; ciascuno cerca di nuotare come può, ma resta difficile parlarne e si rischia di divagare. Un terzo motivo di timore è legato alla differenza tra un tipo di preghiera tipicamente monastica e la preghiera apostolica del presbitero.

martiniTutte ragioni che mi rendono impari ad penetrare nel tema, e mi affido perciò alle preghiere che le monache del Monastero di San Giuseppe ad Avila elevano per noi al Signore, all’intercessione di Teresa di Gesù, di Giovanni della Croce, di Ignazio di Loyola, così da compiere un cammino significativo.

E’ ovvio che in un luogo come Avila il tema non può essere che quello della preghiera e in particolare della preghiera mentale, che non è né la celebrazione eucaristica, né la Liturgia delle ore, né altre orazioni vocali obbligate.

Mentre la liturgia, l’Ufficio divino, possono essere computati secondo una misura esteriore (è un opus Dei che ho adempiuto o meno), mentre la preghiera obbligata vocale ha la misura delle parole da pronunciare, dei gesti da compiere, la preghiera mentale è un “addentrarsi al di là”, è molto sottile da misurare e da verificare. L’unica sua misura è in qualche modo l’orologio; l’orologio però misura solo un tempo quantitativo, che non toglie la domanda se sia stato veramente tempo di preghiera. Ci fa addentrare in un territorio misterioso, è fatta nel segreto, quindi sfugge al controllo e allo stimolo della sanzione esteriore; è una scelta personale che mette in gioco il nostro coraggio o la nostra pigrizia. Corrisponde, in fondo, alle parole di Gesù: “Và, chiudi la tua porta dietro di te e prega tuo Padre nel segreto”. Tale è la preghiera di cui parla santa Teresa.

Se il prete non celebra l’Eucaristia, la gente se ne accorge, si informa se è malato, va a bussare alla porta; ma se non pratica la preghiera mentale nessuno se ne accorge. Per questo l’ho definita una scelta personale su cui si gioca al massimo il nostro coraggio o la nostra pigrizia: siamo noi e solo noi, non ci sono altri a ricordarcela e a richiamarci.

Martini5Sorgono allora delle domande inevitabili. La prima è sulla necessità: è importante la preghiera mentale ? C’è davvero bisogno di essa, accanto alla preghiera vocale d’obbligo ? Non è sufficiente la celebrazione eucaristica e la Liturgia delle ore ? C’è un metodo, e qual è ? Si può capire se la preghiera mentale è fruttuosa oppure se ho battuto l’aria e ho perso tempo ?

Domande di questo tipo affiorano tutte le volte che usciamo da situazioni facili e pacifiche, in cui la stessa preghiera mentale segue un po’ i ritmi quotidiani. Ci accorgiamo allora che essa è difficile, ci scivola tra le mani, ci sfugge, e possiamo pensare che era un’illusione, ma più ancora che non ne siamo capaci, che è un’idea dei padri spirituali, di santa Teresa, dei santi: una realtà giusta e bella, ma non per noi. Così arriviamo a credere che si potrebbe farne a meno, che in fondo abbiamo già la messa, il breviario e quella lectio che facciamo per preparare le omelie.

Il problema della preghiera mentale si pone dunque non in sé, ma nelle sue conseguenze: esiste nella Chiesa come crisi, come carenza, perché, se viene a mancare, anche tutte le altre forme di preghiera finiscono col ridursi a gesti esteriori, a esecuzioni, ad adempimenti esterni, che durano poco o si trascinano con estrema fatica. Credo che tale grave crisi nella Chiesa segni oggi non soltanto la vita sacerdotale, ma la stessa vita consacrata, in particolare quella di tipo apostolico. E noi siamo chiamati a riflettere su questa crisi che tocca e riguarda ciascuno di noi.

Teresa d’Avila è la santa che ha vissuto in se stessa come icona, e più efficacemente ha teorizzato, il tema della preghiera personale, dei suoi metodi, dei cammini di orazione, della sua necessità e somma utilità, delle sue gioie e delle sue prove. Con lei e con Giovanni della Croce la preghiera mentale è stata messa al centro dell’attenzione della Chiesa. Certamente anche Ignazio di Loyola ha molto operato per rendere popolare la pratica di questa preghiera, per darle uno schema e delle regole. Però i due santi carmelitani sono quelli che l’hanno illustrata nel dettaglio della dottrina e con l’esempio della vita, ne hanno tracciato l’itinerario, hanno descritto tale cammino con abbondanza di particolari, hanno usato i simboli della salita alla montagna e del castello dalle stanze innumerevoli. A loro ci ispiriamo e da loro ci lasciamo guidare, nella convinzione che con la preghiera personale sta o cade il nostro perseverare nelle prove del ministero, il nostro perseverare nella fede e nella speranza sapendo che, nel ministero, Dio ci è accanto.

Naturalmente la fonte primaria di riferimento è la preghiera personale di Gesù. Mentre potremmo obbiettare che l’esperienza di Teresa e Giovanni della Croce è tipicamente monastica, quella di Gesù è chiaramente apostolica, vissuta da lui di giorno e di notte, nella solitudine e in mezzo alla folla, e in essa si radica la stessa possibilità per il cristiano di pregare. Tra l’altro Teresa d’Avila attinge proprio all’orazione di Gesù, al suo pregare personalmente e a lungo durante l’esercizio del ministero. Noi possiamo pregare perché Gesù ha pregato, possiamo pregare apostolicamente perché egli ha pregato apostolicamente: è la via della nostra preghiera, noi preghiamo in lui e a lui vogliamo essere sempre più uniti.

Martini1Tutta la Scrittura ci offre numerosi esempi di preghiera personale, specialmente i Salmi, molti dei quali all’origine erano proprio preghiere individuali: di lamentazione, di richiesta di aiuto nell’angoscia, nella malattia, di richiesta di conforto e di luce; oppure preghiere di gioia e di lode.

Un’altra fonte irrinunciabile di riflessione sulla preghiera mentale è infine la nostra esperienza personale nella preghiera, sia positiva sia di fatica. Troppi libri rischiano di parlare della preghiera mentale a livello teorico, non considerando che si tratta di qualcosa di strettamente legato all’esperienza di ciascuno. Non esiste la preghiera in sé, esiste la preghiera di, la preghiera di me in questo momento, di te in questo momento. Perciò l’esperienza personale è fonte inesauribile e ineliminabile di ogni riflessione e a essa dovremmo ricorrere di più.

Se penso alla mia esperienza personale di circa sessant’anni mi sembra che, nonostante il tempo trascorso, devo ogni giorno ricominciare con fatica quasi da zero.

Carlo Maria Martini

 Quando Paolo VI, poco dopo il Concilio, ha parlato in una sua catechesi a proposito del titolo ecclesiale di “dottore” conferito per la prima volta a una donna, ha sottolineato la specificità del suo dottorato proponendola come “maestra di preghiera per l’uomo di oggi”. Con ciò – penso – intendeva liberare la figura di Teresa e il suo magistero spirituale da certi cliché che la presentano unilateralmente come la grande mistica, la grande contemplativa estatica, come la maestra dei dottori di ieri e delle grandi contemplative del nostro tempo, quali Elisabetta della Trinità o Edith Stein, quindi come una maestra di élite.

Qui, invece, in questa umile cappella, è facile dar ragione alla parola di Paolo VI che ci presenta Teresa come maestra di preghiera per l’uomo di oggi, per la povera gente bisognosa di sentir parlare di Dio. Proprio in questo luogo Teresa iniziò il suo magistero di preghiera con alcune giovani pressoché sprovvedute, persino analfabete, tutte quante però assetate dell’acqua viva della preghiera. Perciò in queste mie riflessioni intendo unicamente riproporvi un’elementare catechesi teresiana sulla preghiera.

Teresa insegna a pregare, pregando lei stessa davanti al discepolo. Tacitamente si attiene alla norma di non parlare mai di preghiera senza pregare. Il lettore o il discepolo deve sentirla pregare, per capire il suo pensiero in materia di preghiera. Prima di impartire nozioni e consigli, cioè prima di teorizzare, Teresa racconta la piccola storia della sua preghiera. Cioè ricorre alla propria esperienza personale, per avviare l’esperienza del principiante. Così, incomincia con una specie di catechesi narrativa e confidenziale. I due libri fondamentali della Santa, entrambi scritti qui a San Giuseppe, sono : il Libro della sua vita dove  racconta e il Cammino di perfezione dove propone una pedagogia della preghiera.

Nel raccontare la propria vicenda, Teresa incomincia dalle difficoltà. Ella ha vissuto anni e anni di preghiera difficile. Non meno di diciotto o venti anni di allenamento stentato. Incapace di raccogliersi senza il supporto di un libro di meditazione. Si serve specialmente del Vangelo: nessun libro la raccoglie quanto le parole di Gesù. Le lezioni di Teresa si possono riassumere in due risposte, alle domande: che cosa è pregare ? Che cosa è la pastorale della preghiera ?

Pregare è vivere, da cristiani, la relazione personale con Cristo inserita in noi dal battesimo e sviluppata nell’esperienza della sua parola, della su presenza e azione salvifica, per vivere nella sottomissione al Padre e nella diaconia della Chiesa. La pastorale della preghiera consiste nello svegliare ed educare nel credente il senso di questo suo rapporto battesimale con Cristo, con la Trinità e con la Chiesa; opera che non sarà possibile senza esperienza personale. Umilmente possiamo rivolgere alla Santa la supplica dei discepoli di Gesù: “ Teresa, insegnaci a pregare !”. Glielo domandiamo nello spirito della Chiesa che le ha attribuito il titolo di dottore.

Tomas Alvarez Fernandez

 Il 15 ottobre si è chiuso l’anno del V centenario di santa Teresa, una donna, una Grande donna di Dio che ha saputo trasmettere la vera essenza del Vangelo, maestra di umiltà e di preghiera: per lei l’orazione era un rapporto di amicizia con Dio che tutti dovremmo vivere e non l’obbligo della recita di preghiere prescritte. Donna sensibile e attenta alle esigenze di tutte le sue sorelle perché voleva che tutte si sentissero amate da Dio: il suo grande desiderio era quello di avvicinare le anime al Signore.

Credo che regalare un po’ del nostro tempo alla “scoperta” dello spirito teresiano possa renderci uomini e donne migliori mettendoci sulla giusta strada.

Teresa (anche io con quel nome)teresa4