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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Perle in giro (e cinquantaquattro)

perladueFRANCESCO UOMO NUOVO
Nella teologia cristiana il concetto di conversione significa “pentirsi”, “fare penitenza”, “trasformare il proprio pensiero”, “cambiare il proprio spirito”. Si riferisce tanto all’evento (o alla sequenza di avvenimenti) che è all’origine della trasformazione degli atteggiamenti, quanto allo stesso processo che può comprendere tutta l’esistenza. Perciò possiamo parlare di una definizione “breve” il cui oggetto sarebbe l’evento che segna un punto di svolta nella vita – pensiamo alla conversione di Paolo –e di una definizione “lunga” che vedrebbe tutta l’esistenza cristiana come un’avventura di approfondimento della vita vissuta seguendo Gesù Cristo.

Jean-Marc_Charron1Il punto di partenza della conversione di Francesco sono l’episodio della disfatta contro Perugia e il suo denudamento davanti al vescovo di Assisi. Nel periodo precedente la conversione si evidenzia l’opposizione dei desideri dei genitori per quanto concerne l’identità del figlio, il suo disinteresse per l’identità professionale, la sua appartenenza a un gruppo di giovani, il suo esibizionismo e l’ambivalenza del suo abbigliamento, il suo idealismo giovanile. In seguito a questa analisi, Francesco appare come un giovane uomo integrato nella società di Assisi, ma la cui scelta di identità rimane sospesa, in attesa di un orientamento ideologico capace di dare un senso alla sua ricerca ideale.

La Leggenda riferisce che, durante la sua giovinezza, Francesco amava farsi confezionare dei vestiti costosi ed era stravagante: Non era spendaccione soltanto in pranzi e divertimenti, ma passava ogni limite anche nel vestirsi. Si faceva confezionare abiti anche più sontuosi che alla sua condizione sociale non si convenisse e, nella ricerca dell’originalità, arrivava a cucire insieme nello stesso indumento stoffe preziose e panni grossolani.

La crisi di identità che segue la disfatta contro Perugia è un periodo dominato dalla sofferenza: gli episodi depressivi del personaggio, il senso di colpa e la frequentazione degli emarginati sono indici significativi. Francesco ha vent’anni in questo momento e, fatto prigioniero, rimane in  prigione per un anno intero: la Leggenda riporta che “essendo signorile di maniere, lo chiusero in carcere insieme con i nobili”, che era allora “ottimista e gioviale di natura” e che fece da arbitro in un conflitto tra i suoi compagni di cella.

Il ritorno di Francesco fu seguito da un periodo di malattia, un momento di svolta nella vita di Francesco: Colpito da una malattia egli cominciò effettivamente a cambiare il suo modo interiore. Riavutosi un po’, per recuperare le forze, si mise a passeggiare qua e là per la casa, appoggiato ad un bastone. Un giorno uscì, ammirando con più attenzione la campagna circostante; ma tutto ciò che è gradevole a vedersi: la bellezza dei campi, l’amenità dei vigneti, non gli dava più alcun diletto. Era attonito di questo repentino mutamento e riteneva stolti tutti quelli che hanno il cuore attaccato a beni di tal sorta.

Questa crisi sembra trovare la sua soluzione nel rovesciamento radicale dell’orientamento ideologico che viene ora fondato sull’identificazione con il Crocifisso di San Damiano e con il lebbroso.

Il Signore concesse a me, frate Francesco, d’incominciare così a dar penitenza, poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.

L’adozione di una nuova identità si manifesta nella scelta del denudamento davanti al vescovo di Assisi, episodio in cui Francesco rifiuta i valori dell’universo paterno per seguire quelli di un nuovo Padre: è una svolta nella vita di Francesco. E’ con questo gesto ufficiale e pubblico che egli conferma la sua volontà di abbandonare la sua identità precedente per adottare quella del penitente: “Ascoltate tutti e cercate di capirmi. Finora ho chiamato Pietro di Bernardone padre mio. Ma dal momento che ho deciso di servire Dio, gli rendo il denaro che tanto lo tormenta e tutti gli indumenti avuti da lui. D’ora in poi voglio dire: “Padre Nostro, che sei nei cieli”, non più “Padre mio Pietro di Bernardone”.

Queste parole, come il rituale che le accompagna, consacrano il passaggio che avviene allora nella vita del personaggio. La nuova configurazione dell’identità del personaggio rivela infine la predominanza dei seguenti riferimenti: la madre, Gesù e il povero.

La prima figura della nuova identità di Francesco è la figura materna, in quanto si rivela capace di distacco emozionale che le consente di conoscere l’alterità del desiderio di Francesco. D’altro canto, la relazione con il padre appare costruita in modo narcisistico, perché quest’ultimo non sembra considerare suo figlio che in funzione del prolungamento dei suoi desideri. La scelta del nome Francesco, l’ammirazione delle sue prodezze o, al contrario, le collere per le sue scelte rivelano i tratti di questa relazione fusionale. Nella misura in cui l’identificazione paterna ha potuto avere un ruolo effettivo – e tutto ci fa pensare che lo ebbe – il giovane Francesco è portatore di ambizioni paterne. Così la grandiosità del figlio non sarebbe che l’eco di quella del padre.

Francesco fu oriundo di Assisi, nella valle di Spoleto. Nacque durante un’assenza del padre, e la madre gli mise il nome di Giovanni; ma, tornato il padre dal suo viaggio in Francia, cominciò a chiamare Francesco il suo figlio.

La madre attraverso la scelta del nome di Giovanni spera di veder realizzata nel figlio un’avventura religiosa ispirata a Giovanni Battista. Pietro Bernardone, il padre, cambia questo nome in quello di Francesco – espressione che, nel linguaggio dell’epoca, significa “piccolo francese” – in riferimento ai suoi successi commerciali in Francia o nella speranza di vedere suo figlio prendere il posto nella sua impresa commerciale caratterizzata dalle sue relazioni con questo paese.

sanfranescoChe cosa farà Francesco di questo doppio messaggio? La storia ci mostra che la sua scelta si è orientata soprattutto nel senso della realizzazione del desiderio materno. Sull’esempio di Giovanni Battista sarebbe vissuto in totale povertà, vestito di stracci e facendosi, secondo una sua espressione, “l’araldo del Gran Re”, cioè colui che lo precede e lo annuncia. L’identità di Francesco, o almeno la sua enunciazione attraverso la scelta del suo nome, è oggetto di una tensione e di un conflitto tra il padre e la madre. I desideri dei due non convergono, tendono piuttosto ad opporsi.

Non sappiamo niente, o quantomeno molto poco, della dinamica familiare che si sviluppò in seguito, ma possiamo immaginare che questa tensione dovette continuare e segnare l’evoluzione di Francesco. D’altronde due scene riferite nella Leggenda lo fanno credere. In entrambi i casi si tratta di una complicità tra la madre e il figlio vissuta contro il padre o, almeno, in sua assenza. La prima riguarda un gesto di generosità fatto da Francesco nei confronti dei poveri.

In assenza del padre, quando Francesco rimaneva in casa, anche se prendeva i pasti solo con la madre, riempiva la mensa di pani, come se apparecchiasse per tutta la famiglia. La madre lo interrogava perché mai ammucchiasse tutti quei pani, e lui rispondeva che era per fare elemosina ai poveri, poiché aveva deciso di dare aiuto a chiunque chiedesse per amore di Dio. E la madre, che lo amava con più tenerezza degli altri figli, non si intrometteva, pur interessandosi a quanto egli veniva facendo e provandone stupore in cuor suo.

Questa scena, il cui finale richiama il testo dell’evangelista Luca, presenta una madre complice della sensibilità di suo figlio, complicità che, non sembra potersi manifestare che in assenza del padre, cosa che lascia supporre che lui non fosse d’accordo con questo tipo di generosità.

L’altro esempio è ancora più esplicito. Ci riporta un esempio della madre di Francesco, che annulla una decisione presa dal padre. L’episodio si colloca nel periodo della conversione, nel momento in cui le tensioni tra Francesco e suo padre si accentuano. Egli non capisce i mutamenti che stanno avvenendo in suo figlio, lo chiude in una specie di cella all’interno della casa. Ma i suoi affari lo obbligano ancora una volta ad assentarsi.

Sennonché il padre fu costretto a partire da casa per un affare urgente, sicché il prigioniero restava solo con sua madre. Questa, non approvando il modo di fare del marito, rivolgeva al figlio discorsi affettuosi, senza però riuscire a stornarlo dai suoi propositi. Vinta dall’amore materno, un giorno essa ruppe le catene e gli permise di andare via libero.

In entrambi i casi, possiamo constatare un divario tra gli atteggiamenti del padre e della madre per quanto concerne l’educazione di Francesco, divario che sembra radicarsi a svantaggio del padre. Le soluzioni adottate da Francesco per far fronte alle sue sfide, saranno recepite come delle vie nuove di identità in cui avrebbero potuto riconoscersi molti suoi contemporanei. Si comprende così il successo incontrato dal movimento francescano e il motivo per cui esso poté incontrare presto il favore di certa gioventù. Il caso di Bernardo di Quintavalle – giovane nobile deluso dalla sua partecipazione alle crociate – tanto quanto quello di frate Pacifico – il trovatore.

L’identificazione con Gesù, da parte sua, rimane fondamentalmente centrata sul richiamo alla rinuncia: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Tenuto conto del profilo narcisistico di Francesco, abbiamo inteso questo richiamo non tanto in termini di rinuncia a sé o all’oggetto – caratteristica troppo spesso di una certa spiritualità votata al sacrificio – quanto piuttosto nella prospettiva della rinuncia alla relazione fusionale in cui, al limite, l’Io e l’oggetto si annullano.

Se Gesù può diventare per Francesco, l’enunciatore della Legge e la figura di autorità degna di fiducia, non è solamente a causa del carattere imperativo delle sue prescrizioni, ma anche e soprattutto perché si presenta lui stesso come un figlio che ha assunto la ferita e la mancanza. E’ infatti un figlio legato a sua madre, ma nella povertà, in relazione con un Dio Padre a cui accetta di essere sottomesso, e ciò in un contesto di libertà. Egli rimane un soggetto in ricerca di differenziazione per cui l’affermazione di sé e l’autonomia restano tratti dominanti della personalità. Se la sua identificazione con Gesù si concentra innanzi tutto sulla sua umanità sofferente, essa ingloba anche la prospettiva del Cristo glorificato, Figlio del Padre e membro della Trinità.

Per Francesco, il Cristo è sempre il Figlio del Padre, il Dio Uomo, uguale al Padre e allo Spirito Santo, dunque come seconda Persona della santa Trinità. Egli vede e vive il Cristo nella sua unione (ipostatica) di Figlio del Padre, come persona divina incarnata: Dio-Uomo. E ciò, nello Spirito Santo. Questo principio vitale è talmente fondamentale per lui, che non ammette alcuna eccezione.

Gesù dunque è visto essenzialmente come il Figlio del Padre, colui che compie la sua missione e al quale obbedisce. Questo tema della filiazione introduce a una visione di Dio che impregna tutta la spiritualità di Francesco. La devozione di Francesco alla paternità di Dio trova la sua origine nella meditazione del rapporto padre-Figlio che unisce Dio e Gesù.

Francesco ha scoperto la paternità di Dio alla sua origine; non è della paternità verso gli uomini che si tratta, ma del legame unico tra Dio Padre e suo Figlio-Verbo-Gesù.

Per Francesco la passione di Gesù – e la sua intera missione – non hanno senso che nella prospettiva di sottomissione alla volontà del Padre e il suo incontro nell’esaltazione. Gesù diventa il mediatore che apre la strada a questo riconoscimento paterno.

La ragione più profonda per cui bisogna aderire a Gesù è che lui è il rivelatore del Padre: egli ce lo manifesta e rimanendo davanti a lui, egli prega per noi: è il nostro intercessore. Fin dall’inizio noi siamo posti con Gesù, di fronte al mistero di suo Padre: solo il Figlio può rivelarcelo.

Per Francesco il solo comandamento che orienta la pratica di Gesù, lo conduce alla passione, e che deve dunque diventare il principio della vita dei frati e dell’insieme dei cristiani, è quello dell’amore di Dio, del prossimo e di se stesso.

Come sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come dice lo stesso Signore nel Vangelo: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, e il prossimo tuo come te stesso.

Jean-Marc Charron

 

“Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. Dio, nessuno lo ha mai visto:il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.”

 da Dio sono stati generati … parole del Prologo del Vangelo di Giovanni, che, da sole, basterebbero!

L’Incontro con il Padre è una Grazia, un dono che solo Dio ci può fare e, quando scopriamo la nostra Vera identità, come Lui ci ha pensato, allora non possiamo non diventare “folli”.

TeresaNarciso