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"Mala tempora currunt" (1ª di Avvento, inizio dell'anno liturgico ambrosiano)

L’anno liturgico ambrosiano si apre sempre nel segno di una riflessione sui “segni” della storia, che producono smarrimento e angoscia nell’uomo … perché viviamo tempi “cattivi”!
I fatti di questi giorni, oltre a ricordarci la concretezza del monito che ci viene dalla Scrittura, confermano ulteriormente la necessità per l’umanità intera della “venuta del Signore”!

E mentre si agitano gli umori di quanti invocano l’uso della forza e la separazione fra i popoli e le religioni, può essere utile riflettere sullo stile scelto da Dio, che “viene a visitarci” … e a fare degli uomini la sua “famiglia”!

“Mala tempora currunt”, non solo per i fatti lontani, ma anche per la difficoltà di leggere e comprendere i tempi che viviamo: alla consapevolezza di pochi (e di papa Francesco) si contrappone l’indifferenza dei tanti che rimagono indifferenti e dei molti che si ritengono ininfluenti, e portano avanti sprechi e privilegi.

Di qui l’invito a leggere l’ultima lettera enciclica del papa “sulla cura della casa comune”, dal titolo “Laudato si'”: per conoscere realtà di cui non si parla, di scelte “contro” la dignità dell’uomo e di molti “segni” che impomgono un “cambiamento di rotta”. Ed ogni credente sa che è proprio questo quello a cui siamo chiamati in questo tempo di Avvento.

Domenica La venuta del Signore – Prima domenica di Avvento, inizio dell’anno liturgico ambrosiano – 14/15 novembre
1.a lettura Isaia 13, 4-1: “Frastuono di folla sui monti, simile a quello di un popolo immenso. Frastuono fragoroso di regni, di nazioni radunate”.
2.a lettura Efesini 5, 1-11a: Cercare di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto.
Vangelo Luca 21, 5-28: “Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”.

Parola e vita
Scrive l’evangelista Luca: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Infatti le forze dei cieli saranno sconvolte.” (Luca 21, 25-26).
Scrive papa Francesco: “I cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità. Gli impatti più pesanti probabilmente ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo.” (“Laudato sii”, n. 70).

Con l’inizio dell’Avvento la Chiesa ci invita a riflettere sulla “venuta del Signore” e sui “segni” che la accompagnano; “scrutare i segni” appartiene alla storia dell’uomo ed è richiesto ad ogni credente. Può così risultarci utile esaminare le considerazioni che ci propone papa Francesco nella enciclica “Laudato sii”, sulla “cura della casa comune”.

Siamo abituati a vivere l’avvento come il tempo della nostra “attesa” per la venuta del Signore, ma spesso dimentichiamo che è Dio che “attende” la nostra adesione, rinnovata, al suo disegno sull’uomo e sul mondo. E la lettera enciclica “Laudato sii” ci dà l’occasione di esaminarci concretamente sul progetto di Dio, che è ben lontano dall’essere accolto e realizzato. Per questo esso ci riguarda e tocca anche la nostra “attesa”. Che cosa aspettiamo?

Uniti da una stessa preoccupazione

7. Questi contributi dei Papi raccolgono la riflessione di innumerevoli scienziati, filosofi, teologi e organizzazioni sociali che hanno arricchito il pensiero della Chiesa su tali questioni. Non possiamo però ignorare che anche al di fuori della Chiesa Cattolica, altre Chiese e Comunità cristiane – come pure altre religioni – hanno sviluppato una profonda preoccupazione e una preziosa riflessione su questi temi che stanno a cuore a tutti noi. Per citare solo un esempio particolarmente significativo, voglio riprendere brevemente parte del contributo del caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo, con il quale condividiamo la speranza della piena comunione ecclesiale.

8. Il Patriarca Bartolomeo si è riferito particolarmente alla necessità che ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pianeta, perché «nella misura in cui tutti noi causiamo piccoli danni ecologici», siamo chiamati a riconoscere «il nostro apporto, piccolo o grande, allo stravolgimento e alla distruzione dell’ambiente».[14] Su questo punto, egli si è espresso ripetutamente in maniera ferma e stimolante, invitandoci a riconoscere i peccati contro la creazione: «Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati».[15] Perché «un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio».[16]