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Perle in giro (e cinquantasei)

perladueLA PREGHIERA DEL CUORE
I “Racconti di un pellegrino russo” sono l’esito prezioso di un complesso lavoro collettivo, maturato intorno alla metà dello scorso secolo nell’ambiente monastico di una Russia in rapida trasformazione, ma ancora profondamente legata alla sua tradizione spirituale. A questo lavoro parteciparono monaci relativamente oscuri ma anche figure celebri della spiritualità russa come il santo vescovo Teofane il Recluso. Ancora medievale nello spirito e nella stessa composizione, questo testo costituisce un’autentica summa della spiritualità.

Il fascino di questi racconti deriva in effetti dal loro essere un suggestivo punto di incontro di molteplici tradizioni e prospettive: la severa ascesi di origine bizantina e la tensione itinerante dei pellegrini russi, l’angustia di una cella monastica e le distese sconfinate della Siberia, l’atmosfera narrativa fiabesca e sacrale della Santa Russia, ma sullo sfondo le tensioni culturali e sociali che avrebbero determinato nel volgere di pochi decenni il crollo di questo mondo.

Testo-chiave per accostarsi alla spiritualità dell’Oriente cristiano, i “Racconti di un pellegrino russo” sono al tempo stesso una sorta di canto del cigno della vecchia Russia, di quell’Altra Europa bizantina, slava ed eurasiatica che oggi tenta faticosamente di rinascere.

Aldo Ferrari

 Introduzione di Tomas Spidlik

spidlik2Pellegrino! Il pellegrinaggio è un “luogo” spirituale privilegiato, in quanto comporta tanti elementi favorevoli all’elevazione dell’anima a Dio. “La grande strada – dice Dostoevskij – è qualcosa che sembra non avere fine; assomiglia a un sogno, è la nostalgia dell’infinito”.

Il viaggio esige uno sforzo, è un dono, sacrificio delle proprie energie e del proprio tempo. In compenso, la marcia è una vittoria sul tempo e una liberazione dalle preoccupazioni di ogni giorno.

Pellegrino russo! In questo paese di immensi spazi, una vasta categoria di persone, chiamate stranniki, passava la vita visitando santuari, chiese, monasteri, il Monte Athos, la Terra santa. Il pellegrino a cui sono stati attribuiti i “Racconti” è il rappresentante di tutti coloro che cercano Dio per mezzo della preghiera continua del cuore, ideale tracciato da tanti Padri i cui scritti in proposito sono raccolti nel famoso florilegio di testi sulla preghiera, detto Filocalia. Ma il volume non si accontenta di predicare la necessità dell’ideale. Espone anche un metodo concreto per conseguirlo: si tratta della Preghiera di Gesù, anch’essa tradizionale in Oriente.

I Racconti hanno conosciuto un insolito successo nelle traduzioni in lingue occidentali, fra le quali, in primo luogo, troviamo quelle italiane. E’ un segno inequivocabile che anche in Occidente il libro viene letto e ammirato. Negli ultimi anni, i lettori dei Racconti in Italia e in tutto l’Occidente europeo si sono moltiplicati. Eppure molti di essi restano perplessi, non sapendo come imitare la pratica descritta nel libro con semplicità e naturalezza. Per comprendere tale pratica di preghiera, si deve anzitutto inserirla nell’insegnamento spirituale tradizionale di tanti uomini che, in modi diversi, perseguivano lo stesso ideale: pregare incessantemente, in ogni occasione e in ogni luogo, elevando al cielo mani pure.

Cercai nella mia Bibbia e anche lì trovai scritto che occorre incessantemente, pregare in ogni istante con lo spirito e levare le mani in preghiera in ogni luogo ….”.

Gli antichi monaci non prendevano questi moniti come una devota esortazione, ma come un comandamento del Signore. “Non ci è stato prescritto di lavorare, vegliare, digiunare sempre; mentre ci è stata data la legge di pregare incessantemente” ……”la Santa Scrittura non ci comanda nulla di impossibile”. Tuttavia i mistici si sono divisi nell’interpretazione di questi due termini: pregate e incessantemente.

“Prega sempre colui che unisce la preghiera alle opere che deve fare, e le opere alla preghiera. Soltanto così possiamo considerare realizzabile il precetto di pregare incessantemente”. In questo senso, tutta la vita del santo può essere considerata una grande preghiera, di cui ciò che abbiamo l’abitudine di chiamare preghiera è soltanto una parte. Questa dottrina del più grande esegeta di lingua greca, Origene, diverrà quella del più grande dei latini, Agostino. E’ il famoso Ora et labora dei benedettini.

spidlk2I monaci cercavano di inserire le preghiere anche nei tempi di lavoro, per quanto possibile. Non è difficile coltivare l’orto cantando i salmi. E quando l’uso della zappa nei campi diveniva troppo faticoso, i monaci di san Pacomio avevano un fratello accanto a loro che recitava le preghiere, ed essi ascoltavano. In questo modo, però, la stanchezza e la distrazione sono inevitabili. Del resto, molti lavori esigono l’attenzione mentale; bisogna dunque accontentarsi di preghiere molto brevi, recitate nei momenti liberi, che sono “giaculatorie”, come dice Cassiano. La caratteristica abituale di queste preghiere è la loro brevità e semplicità, una “ruminazione”, meditazione continua. Gli asceti sceglievano la formula che meglio corrispondeva ai bisogni spirituali della persona e del momento. Spesso la chiedevano al padre spirituale: “Padre, dimmi la parola con cui io possa salvarmi”. Si trattava, per lo più, di un solo versetto della scrittura.

All’inizio costatiamo una grande varietà di formule; col tempo, però, alcune vengono ad imporsi, come il versetto 2 del salmo 69: “Dio, vieni in mio aiuto, signore affrettati a soccorrermi”. Infine, nel mondo bizantino cominciano ad essere escluse altre formule libere a beneficio di una sola: la Preghiera di Gesù.

Viene chiamata Preghiera di Gesù, mentre si tratta in realtà di una preghiera a Gesù. Essa viene espressa tradizionalmente con questa formula: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbia pietà di me” (“peccatore”, aggiungono i russi). Questa preghiera è stata definita “il cuore dell’ortodossia”, “una pratica che, pur risalendo alla più remota antichità, resta tutt’oggi molto viva nell’Oriente cristiano”. I monaci bizantini e russi associano questa preghiera all’uso di una coroncina del rosario che aiuta a contare le invocazioni e gli inchini che le accompagnano.

Ma tale preghiera è davvero tanto antica? Secondo il parere di un autore romeno, l’avrebbe praticata già la Madonna che chiamava il Salvatore con il suo nome. Si può supporre che ella non la recitasse con la formula che abbiamo citato. La preghiera di Gesù ritorna all’insegnamento dell’abate Filemone: “Invoca il Signore con lo slancio: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore (oppure peccatrice). Fa questo senza interruzione, in chiesa, a casa, per la strada, durante il lavoro e durante il pasto, sul tuo letto: in una parola, dal momento in cui apri gli occhi fino a quello in cui li chiudi”. Teofane il Recluso, dopo aver citato il testo, aggiunge: “Sarà esattamente come esporre qualcosa al sole, perché significa stare in presenza del Signore che è il sole del mondo spirituale”.

Le anime convertite a Dio, sostiene Origene, “debbono sopportare le battaglie dei pensieri”. Tutto quello che si può fare è di non soffermarvisi, di non “conversare”con essi, come invece fece Eva con il serpente. La prudenza chiede che “vengano massacrati dall’inizio quei fanciulli di Babilonia”, che “si schiacci la testa del serpente” e che non lo si lasci entrare nel Paradiso interiore del cuore.

Il metodo, per eccellenza, per attuare ciò viene definito, il contraddire. Gesù, tentato dal demonio, rispose prontamente alle sue suggestioni con testi della Scrittura e non entrò in discussione con il maligno. Volendo imitare il suo metodo, i monaci memorizzavano versetti scelti della Bibbia, opposti alle diverse tentazioni. Si legge di alcuno asceti che conoscessero a memoria “tutta la Scrittura”. Naturalmente, ciò non significa che memorizzassero letteralmente la Bibbia dall’inizio alla fine; piuttosto, essi sapevano rispondere con i sacri testi ad ogni questione loro proposta; soprattutto, sempre veniva loro in mente un versetto da opporre a ogni suggestione diabolica. Se, ad esempio, si sentiva il desiderio di mangiare più del necessario, ci si faceva un segno di croce dicendo: “Non di solo pane vive l’uomo”. Per non lasciarsi trascinare a giudicare il prossimo, era sufficiente dirsi: “Che t’importa ! Tu segui me”.

spidlik3Questi scelti, adattati, venivano scelti volta per volta da ogni monaco, secondo le circostanze. Ma Evagrio fece questo lavoro per tutti, componendo il libro Antirrheticos, diviso in otto parti, secondo gli otto vizi capitali. A proposito di ogni pensiero malvagio, vengono citati i testi della Scrittura che permettono di scacciarlo. Si poneva così il problema di trovare una formula unica, adatta “a combattere tutti i diavoli”. La forza del nome di Gesù era certamente tale; così, la Preghiera di Gesù sostituì il complicato formulario.

L’asceta tentato dalla gola, o dall’impurità, o dalla mormorazione, risponderà in ogni caso: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Il contraddire, ha uno scopo preciso; eliminare ciò che turba il cuore. Si tratta, quindi, della difesa, dell’aspetto negativo. A ciò deve corrispondere un aspetto positivo: creare e rafforzare uno stato interiore di pace del cuore. Gli autori spirituali erano convinti che la preghiera divenisse in senso perfetto solo quando essa appariva come uno “stato imperturbabile del cuore”. Solo allora si sarà esenti dalle distrazioni, si potrà tornare alla vita d ogni giorno e subire le tante e diverse impressioni del mondo. Grazie all’atteggiamento del proprio cuore, infatti, tutto ciò che si vede, si sente e si pensa verrà trasformato in preghiera.

Il metodo del pellegrino è legare la preghiera di Gesù al battito del cuore, facendola così divenire inseparabile dalla vita. La regolarità del respiro coordinata, con la preghiera è un esercizio naturale per chi non desidera altro che gustare la presenza di Dio nel ritmo della propria vita. Il corso della vita non deve più essere valutato secondo l’orologio, ma secondo la vicinanza di cristo.

Tomas Spidlik

 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. Ed egli disse loro: “Quando pregate, dite:

Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”.

TeresaPellegrinorusso