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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Orario estivo S. Messe festive da domenica 21 luglio 2018

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Perle in giro (e cinquantasette)

perladueAVVENTO CRISTIANO – NATALE CRISTIANO
Queste meditazioni rivelano in modo impareggiabile il fondamento più intimo della teologia di Karl Rahner e cioè la sua esperienza spirituale, l’impegno pastorale da cui egli è animato e la sua attenzione agli uomini del nostro tempo. L’autore presenta sotto una forma talvolta semplice, altre volte più speculativa e complessa, delle meditazioni, delle riflessioni e preghiere. Sono considerazioni dell’anno liturgico: l’Avvento, il Natale, l’anno nuovo, che riportano in primo piano il nucleo specificamente religioso e umano di queste feste.

E’ sorprendente e straordinario al contempo ciò che l’autore riesce a dire sulle verità in esse contenute. Alla luce dell’esperienza umana, ogni pagina riporta in primo piano una parte del mistero nascosto.

Rahner1Avvento
Il miglior modo di conoscere ciò che è contenuto in un piccolo inizio è di considerarne la fine grandiosa. Il significato della venuta del Redentore, il suo “avvento” ormai avvenuto, si desume molto meglio da quel suo compimento, che siamo soliti designare un po’ impropriamente come la “seconda venuta del Signore”, poiché esso è in realtà il compimento del suo unico avvento, che è tuttora in corso.

Perciò il nostro Avvento liturgico non è una semplice rievocazione di un evento trascorso, ma la progressiva penetrazione dell’uomo nell’evoluzione iniziata quando Dio stesso è entrato nella storia e se ne è appropriato, in modo che essa tende inesorabilmente al giorno profetizzato dal vangelo  odierno per permetterci di dedurne il quadro del compimento che fin da ora è in corso, inavvertitamente, silenziosamente, nelle profondità del nostro essere, senza che riusciamo a rendercene conto, accecati come siamo dal peccato. Dio si è messo in cammino, è già presente in incognito, e la manifestazione della sua presenza è ormai vicina.

Ma, quando la sua presenza sarà palese, noi lo vedremo come il “Figlio dell’Uomo” ossia come uno di noi. Uno che ha vissuto tra noi la nostra stessa vita, così com’è, breve, amara e oscura. E come Figlio dell’Uomo Dio ci chiederà conto di questa vita. Nel giudizio noi non potremo dire che a lui, ossia all’Eterno nell’armonia del suo essere infinito, non è propriamente possibile immedesimarsi nella nostra vita con la sua debolezza e i suoi enigmi insoluti, perché egli non vi si è solamente immedesimato, ma l’ha vissuta. E’ diventato addirittura carne. La condanna o l’assoluzione della nostra vita non sarà pronunciata dal Dio trascendente, ma dal Figlio dell’Uomo. L’Uomo che è Dio sarà il nostro giudice: in quanto uomo egli conosce bene la condizione umana, mentre la nostra realtà tocca lui, il Dio eterno, così sanguinosamente sul vivo come solo un uomo può, in base alla propria esperienza, amare l’umano e odiare l’inumano dell’uomo.

E’ più consolante o più pericoloso essere giudicati da un uomo anziché da un Dio che non è stato personalmente presente nella storia ? Chi può dirlo ? Il vangelo ci mette di fronte a un dato di fatto. Ma se il giudice è il Figlio dell’Uomo, che è Dio e che nel suo avvento si è fatto nostro compagno di viaggio dal seno materno al seno della terra, il volto del Figlio dell’Uomo, su cui un giorno leggeremo il nostro giudizio, ci guarda già misteriosamente nel viso di ogni uomo, perché ogni uomo è suo fratello: dal viso puro del fanciullo, dalla faccia incupita del povero, dal volto rigato di lacrime del peccatore e persino dai lineamenti contratti dei cosiddetti avversari e nemici. Un giorno noi dovremo “alzare il capo” e fissare in volto colui che viene come Figlio dell’Uomo, ma è l’Eterno. E da quel volto ci scruteranno tutti coloro che hanno vissuto con noi e con i quali siamo stati buoni o cattivi. Da quella bocca uscirà una voce: “Qualunque cosa avete fatto a uno di questi più piccoli ….. qualunque cosa non avete fatto ….”. Quella voce, uscita da quel volto, non sarà più dimenticata e riempirà la nostra eternità dal principio alla fine. Potremo alzare il capo per fissare in volto il Figlio dell’Uomo con la fiducia dei redenti e dei viventi?

Il Battista è inserito nell’Avvento liturgico, perché sta bene nel nostro avvento. La nostra vita non è essa pure un avvento: fede, speranza, pazienza e desiderio di ciò che ancora è inafferrabile? Come cristiani non dobbiamo costruire su qualche cosa di “puramente” sperato e creduto? In questa aspettativa di ciò che ancora deve avvenire si situa bene il Battista. Egli è ciò che noi dobbiamo essere nel nostro avvento lungo quanto è lunga la vita. Giovanni è in carcere perché è stato tanto sciocco da dire la verità anche di fronte al capo dello Stato. Giovanni resterà in carcere fino a quando sarà “liquidato”. Non è facile al profeta fuori combattimento restare in carcere ad attendere la morte certa e proprio lì interessarsi dei miracoli che non servono a salvarlo.

Ma il Battista non è una canna agitata dal vento. Crede contro ogni evidenza. E’ il messaggero, che prepara la strada anche, e in primo luogo, nel proprio cuore a quel Dio che per venire impiega un tempo di una lunghezza disumana e non si affretta neanche quando il suo profeta sembra andare a fondo, a quel Dio che sembra arrivare sempre quando è troppo tardi. Il Battista sa che Dio ha sempre regione, che vince perdendo, è vivo e vivifica con la propria morte, è il futuro che sembra non avere un avvenire. Insomma il Battista crede e questo non è stato facile per lui. Il cuore era amaro e il cielo chiuso. La domanda sgorgata da quel cuore ha un accento tormentato: “Sei tu colui che deve venire?”. Ma viene rivolta proprio a colui al quale doveva esser posta: al Dio che è uomo. Nella preghiera si può anche mostrare a Dio il proprio cuore tremante, che quasi non ne può più e non sa fino a quando reggerà ancora. In un cuore orante resta sempre la fede, che riceve la risposta soddisfacente: “Andate e riferite a Giovanni quello che voi udite e vedete …. Ed è beato colui che non troverà in me occasione di scandalo”, anche se viene lasciato in prigione.

Tutta la nostra vita di cristiani è un Avvento, in quanto noi aspettiamo colui che deve venire. Solo quando egli giungerà, avremo ragione. Prima sembra che abbia ragione il mondo. Essi rideranno, voi piangerete, ha detto il Signore.  “Ecco, io vengo …. Beato colui che non troverà in me occasione di scandalo”.

Ranher2Natale
Natale? E’ una parola che si pronuncia timidamente, perché sembra quasi impossibile oggi far capire a tutti che cosa è il Natale. E’ chiaro che questa festa non è fatta solo di lieta aspettativa, di doni, dell’intimità familiare e di tutte le altre consuetudini commoventi d’un tempo, che tuttavia vengono tramandate con un bonario scetticismo.

Le grandi esperienze della vita sono indubbiamente un dono di Dio e della sua grazia, ma, il più delle volte, vengono concesse solo a colui che è pronto a riceverle. Altrimenti la stella spunterebbe sulla sua vita, senza che egli possa vederla.  Prepara il tuo Natale.

Se ti riesce di rimanere presso te stesso e lasciare che il silenzio ti parli di Dio, questo silenzio, che grida a gran voce, ti sembrerà stranamente ambiguo, perché è nello stesso tempo la paura della morte e la promessa dell’infinito che ti si avvicinano benedicendo e sono talmente vicine e simili da far percepire l’infinito come lontano eppure vicino. Ma proprio in questa immensità noi impariamo a conoscerci esattamente e ad accettarne la pace soave.

E questo è il messaggio di Natale: Dio è veramente vicino a te, là dove sei, purché tu sia aperto a questo infinito. Poiché la lontananza di Dio è nello stesso tempo la sua vicinanza inafferrabile, che pervade ogni cosa.

Karl Rahner

L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Solo questo è il Vero Avvento!

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Solo questa è la Vera Luce che  illumina, il resto è solo una festa!

Teresaattesaegioia