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La lettera del Vescovo:

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Un piatto di gnocchi

puntina1Mi è sempre piaciuto mangiare gnocchi ma soprattutto, da bambino, mi piaceva vedere come si preparavano, come si doveva completare l’impasto schiacciando con  la forchetta per lasciare il caratteristico segno e poi come si cucinavano: potevo così raccoglierli con la paletta, man mano che venivano a galla durante la cottura. Mi piaceva notare chi arrivava a galla per primo, per secondo e poi per terzo: gli altri gnocchi seguivano un po’ tutti insieme, mentre bisognava toglierli in fretta per far posto agli altri.

Qualche giorno fa, mi è venuto alla mente quella sensazione vissuta da piccolo e, il solo ricordo, ha prodotto un briciolo di commozione perchè, come succede spesso, si toccano fili nascosti del proprio mondo emotivo. Mi è venuto spontaneo collegare tale pensiero con “la vita secondo lo Spirito” quasi paragonandola ad una pentola con acqua, messa sul fuoco insieme ad un sacchetto di gnocchi.

Poter venire a galla e poi essere commestibili, è ciò che fa lo Spirito del Signore. Siamo materia pesante, spesso sconsolata o in difficoltà ed ecco il calore dello Spirito che ci porta a galla, che ci innalza. E’ ciò che avviene in ogni Eucarestia, dove c’è un concorso di popolo o almeno un gruppo di persone che pregano insieme. Capita anche nel momento personale ma forse ci si accorge di meno. La potenza di un luogo scelto dove stare e cioè la liturgia, la potenza del Signore presente come acqua e come calore, ci sollevano e ci rendono leggeri, togliendoci le pesantezza di pensieri e gesti cattivi. Anche il prete è materia pesante!

Può essere simpatico immaginare il Padreterno vestito con il grembiule e con la paletta in mano nell’atteggiamento di chi aspetta l’innalzarsi dei suoi figli, liberi dal male. Talvolta ci sarà impazientito davanti al fatto che nulla viene a galla, che sarebbe bastato accendere il fornello e attivare la fonte di calore ma, ma… le persone non sono “piccoli impasti di farina e patate” obbedienti alle mani della massaia. Siamo infatti liberi di non entrare nella sfera calorosa del divino, siamo liberi di stare dove ci hanno messo i nostri genitori magari che ci hanno dato il battesimo, credendo che bastasse quel gesto. Succede di essere fermi, forse non sapendo della bellezza di poter diventare “commestibili” nella mani di Dio e stare alla sua tavola, proprio grazie a quell’acqua e ad un fuoco! Senza allontanarci dalla terra come astronauti, potremmo superare la stessa forza di gravità, quella che tende a portarci verso il basso, nel senso del male e dell’egoismo. Solo un pensiero che collega una emozione del passato e una intuizione dello Spirito, con tutto il rispetto per il Padreterno e per il piatto di gnocchi.

don Norberto