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Fare la pace (Quarta di Avvento)

L’ingresso del Messia, su cui la liturgia ambrosiana richiama la nostra attenzione in questa domenica, ci sollecita a guardare all’intero progetto di Dio. Diventa allora importante cogliere alcuni segni, come quello dell’asino … o quello della grotta.

Perchè “fare la pace”, vivere “a vantaggio di tutti” non solo rivelano la méta a cui guardare, ma anche la strada da percorrere. Così non solo scopriamo che Gesù “sceglie” un “asino” e che, di conseguenza, decide che il “cavallo” non va bene, che non è la scelta giusta; ma che ogni scelta richiede anche un segno, un modo per manifestare il cambiamento … e “stendere un ponte” verso le persone in grado di cogliere le differenze e che attendono una “novità”.

Siamo spesso tentati di minimizzare le differenze fra gli uomini e sovente scambiamo per “dettagli” o “sfumature” questioni sostanziali; diventa allora importante cogliere i “segni”, a partire da quelli del Messia, soprattutto quando le nostre aspettative, nei suoi confronti, sono altre.

Chi di noi si vanterebbe di essere amico di uno che vive “da povero”, che viene a “fare la pace”, a vivere “a vantaggio di tutti”, che sceglie un “puledro” al posto del “cavallo”? Eppure quest’uomo non solo ci rivela chi è Dio, ma anche chi è l’uomo! E ci invita a camminare, con Lui, per i suoi sentieri!

Domenica L’ingresso del Messia – Quarta domenica di Avvento – 5/6 dicembre
1.a lettura Isaia 4, 2-5: Quando il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà pulito Gerusalemme dal sangue che vi è stato versato, con spirito di giudizio e con spirito ardente, allora creerà il Signore sopra l’intero sito del monte Sion e sopra i suoi luoghi di assemblea una nube di fumo durante il giorno e un bagliore di fuoco fiammeggiante durante la notte, perché la gloria del Signore sarà sopra ogni cosa come una protezione.
2.a lettura Ebrei 2, 5-15: Però vediamo Gesù, che è stato fatto per un breve tempo inferiore agli angeli, coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
Vangelo Luca 19, 18-28: Andate nel villaggio di fronte; entrandovi, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: «Perché lo slegate?», risponderete così: «Perché il Signore ne ha bisogno».

Parola e vita

Scrive l’evangelista Luca: “Andate nel villaggio di fronte; entrandovi, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: «Perché lo slegate?», risponderete così: «Perché il Signore ne ha bisogno»” (Luca 19, 30-31).
Scrive papa Francesco: “La sobrietà e l’umiltà non hanno goduto nell’ultimo secolo di una positiva considerazione.” (“Laudato sii”, n. 224).

Il Signore Gesù, ci ricorda Luca, per il suo ingresso in Gerusalemme, “ha bisogno” di un “puledro”, l’animale che accompagna i lavori dell’uomo e che non rifulge certo per velocità, potenza e bellezza … e come a confronto le parole dell’enciclica “Laudato sii” ci ricordano che questa “scelta di Dio” è purtroppo diventata “lontana” dal “vivere dell’uomo”.

Così, avvicinandosi la “venuta del Signore”, è necessario, per il credente, riscoprire la nostra vocazione a “fare la pace”! La pace è, infatti, un atteggiamento, una posizione di fronte alla realtà in cui si riconosce e ci si pone un limite; per questo Dio “sceglie” il puledro! Esso basta ed avanza! Il cavallo non serve per salire a Gerusalemme! Questa è “sobrietà e umiltà”!

“Fare la pace” inizia così dalla nostra posizione di fronte al prossimo e alla natura; e non si può ignorare il modo di porsi del “figlio dell’uomo” mentre ci prepariamo alla sua venuta, così da fare nostri i suoi atteggiamenti, come ci ricordano le parole e le franche considerazioni della “Laudato sii”.

225. D’altra parte, nessuna persona può maturare in una felice sobrietà se non è in pace con sé stessa. E parte di un’adeguata comprensione della spiritualità consiste nell’allargare la nostra comprensione della pace, che è molto più dell’assenza di guerra. La pace interiore delle persone è molto legata alla cura dell’ecologia e al bene comune, perché, autenticamente vissuta, si riflette in uno stile di vita equilibrato unito a una capacità di stupore che conduce alla profondità della vita. La natura è piena di parole d’amore, ma come potremo ascoltarle in mezzo al rumore costante, alla distrazione permanente e ansiosa, o al culto dell’apparire? Molte persone sperimentano un profondo squilibrio che le spinge a fare le cose a tutta velocità per sentirsi occupate, in una fretta costante che a sua volta le porta a travolgere tutto ciò che hanno intorno a sé. Questo incide sul modo in cui si tratta l’ambiente. Un’ecologia integrale richiede di dedicare un po’ di tempo per recuperare la serena armonia con il creato, per riflettere sul nostro stile di vita e i nostri ideali, per contemplare il Creatore, che vive tra di noi e in ciò che ci circonda, e la cui presenza «non deve essere costruita, ma scoperta e svelata».

226. Stiamo parlando di un atteggiamento del cuore, che vive tutto con serena attenzione, che sa rimanere pienamente presente davanti a qualcuno senza stare a pensare a ciò che viene dopo, che si consegna ad ogni momento come dono divino da vivere in pienezza. Gesù ci insegnava questo atteggiamento quando ci invitava a guardare i gigli del campo e gli uccelli del cielo, o quando, alla presenza di un uomo in ricerca, «fissò lo sguardo su di lui» e «lo amò» (Mc 10,21). Lui sì che sapeva stare pienamente presente davanti ad ogni essere umano e davanti ad ogni creatura, e così ci ha mostrato una via per superare l’ansietà malata che ci rende superficiali, aggressivi e consumisti sfrenati.

227. Un’espressione di questo atteggiamento è fermarsi a ringraziare Dio prima e dopo i pasti. Propongo ai credenti che riprendano questa preziosa abitudine e la vivano con profondità. Tale momento della benedizione, anche se molto breve, ci ricorda il nostro dipendere da Dio per la vita, fortifica il nostro senso di gratitudine per i doni della creazione, è riconoscente verso quelli che con il loro lavoro forniscono questi beni, e rafforza la solidarietà con i più bisognosi.