Loading…

La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

Approfondimento

Festa di Tutti i Santi e Commemorazione dei Fedeli defunti

Orari e programma delle celebrazioni e delle funzioni

Programma

Calendario mensile

Calendario delle proposte del mese di ottobre 2018

Vai al calendario

... sulla Tua parola

Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

Programma

PERCORSO FIDANZATI 2018 - 2019

PRIMO INCONTRO SABATO 13 ottobre ore 21.00 Parrocchia di Casciago

Locandina

Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

Vai al calendario
  • 0
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5

Perle in giro (e cinquantotto)

perladueUNA STORIA DI AMORE CHE DURA PER SEMPRE
La morte, come la vita, ha i suoi ritornelli, le sue stagioni e le sue crescite. Oggi siamo alle soglie della primavera. Domani lillà e ciliegi saranno in festa. Se mi volto a guardarti nella tua morte recente, Ghislaine – ma voltarsi non è il termine adatto, tu sei sempre stata avanti, davanti – in questi giorni di ultimi geli e di prime fioriture bianche, ti vedo come una giovane danna che scoppia a ridere sotto gli acquazzoni. Mi manca il tuo riso.

Prima di riprendere questo testo offerto da Teresa, una breve premessa. Ghislaine è una giovane donna  amata da Bobin  con quel’amore che supera il livello fisico.  Bobin racconta il suo grande amore per questa donna. E’ in ascolto di lei. La osserva. Esce da se stesso per accoglierla. Un cammino interiore che lo porta a crescere giorno per giorno. Ha amato Ghislaine con tutto se stesso, senza chiedere di essere “contraccambiato”. Ghislaine ha avuto tre figli (Hélène, Gaël, Clémence), è stata sposata due volte, ha avuto una vita molto intensa e movimentata. Insegnante di lettere, amica di vecchia data. Ghislaine morirà improvvisamente il 12 agosto 1995, per un aneurisma al cervello. (ndr)

Quel giorno, verso sera, disse loro: “Passiamo all’altra riva”.
Vangelo secondo Matteo  4,35

 Una storia d’amore dura per sempre

La morte, come la vita, ha i suoi ritornelli, le sue stagioni e le sue crescite. Oggi siamo alle soglie della primavera. Domani lillà e ciliegi saranno in festa. Se mi volto a guardarti nella tua morte recente, Ghislaine – ma voltarsi non è il termine adatto, tu sei sempre stata avanti, davanti – in questi giorni di ultimi geli e di prime fioriture bianche, ti vedo come una giovane danna che scoppia a ridere sotto gli acquazzoni. Mi manca il tuo riso. Nella mancanza ci si può lasciar andare. Ma si può anche trovare un sovrappiù di vita. L’autunno e l’inverno successivi alla tua morte li ho spesi a dissodare per te questo piccolo giardino d’inchiostro. Per entrarvi, due porte – un canto e una storia. Il canto è il mio. Della storia non sono che il narratore. La offro ai tuoi figli, i tuoi uccelli del paradiso, le tue tre vite: Gael, Hélène, Clémence. Li invito a calpestare la terra di questo libro, per impadronirsi d’una luce che non è di nessuno e di cui fosti la serva esemplare.

L’evento della tua morte ha polverizzato tutto in me. Tutto, eccetto il cuore. Il cuore che tu mi hai fatto e che continui a farmi, a modellare con le tue mani di scomparsa, a placare con la tua voce di scomparsa, a illuminare con il tuo riso di scomparsa.

Ti amo: non so scrivere altro, non trovo che quest’unica frase da scrivere, sei tu che m’hai insegnato a scriverla, sei tu che m’hai insegnato a pronunciarla come si deve, con enorme lentezza, staccando ogni parola […] questa parola è la più misteriosa che ci sia, l’unica degna di essere commentata per secoli. Pronunciandola essa offre tutta la sua dolcezza, pronunciandola come si deve, in silenzio, nel segreto della tua morte recente.

Dobbiamo nascere due volte per vivere un po’, anche solo un po’. Dobbiamo nascere nella carne e poi nell’anima. Le due nascite sono come uno strappo. La prima proietta il corpo nel mondo, la seconda lancia l’anima fino al cielo. La mia seconda nascita è cominciata vedendoti entrare in una stanza, un venerdì sera di fine settembre 1979, verso le dieci di sera.

Per sedici anni ti ho accompagnata ovunque e allora, quel 12 agosto 1995, non ho potuto, era impossibile, non capisco perché fosse impossibile, era come se fossi dietro un vetro o dietro l’aria, dietro qualcosa che non è più spesso di un millimetro d’aria, di luce e di vetro, sei appena al di là, quando guardo non vedo niente, osservando bene, a lungo, e scrivo queste righe per guardare bene, per guardare a lungo quel millimetro d’aria, di luce e di vetro, guardando bene mi dico che finirò per vedere, per capire, e anche se i miei occhi si assuefanno al buio, anche se la nebbia di morte diminuisce d’intensità, anche se un giorno vedo e capisco, so che quel millimetro d’aria, di luce e di vetro rimarrà per me invalicabile.

Oggi tu sei la sposa del re della luce, tu dormi tra le braccia possenti di Dio e questo non m’impedisce di parlarti, niente e nessuno me l’impedirà mai… Quello che mi sfugge nella tua morte mi sfuggiva già quand’eri in vita. La morte non cambia una vita in destino. Morire non è chiudere un libro all’ultima pagina, testo finalmente decifrabile. Anche oggi non riesco a non immaginarti refrattaria, distaccata, con il tuo cuore che fugge nella luce. Ti ho sempre conosciuta inaccessibile anche nella più luminosa vicinanza. Ti ho amata conoscendoti così.

Osservo i tuoi figli, Clémence, Hélène, Gael. Qualche mese dopo, stanno facendo l’apprendistato della tua assenza. E’ pazzesco quanto tempo ci mette una morte a raggiungerci. E’ pazzesco quanto siano dure le nostre teste e quanto tempo ci voglia alla realtà per perforarle. I tuoi figli sono in età e luoghi diversi. Li osservo inventare, ciascuno a modo suo, un cammino là dove si sarebbe detto che non ce ne fossero più.

Quando si stringe un legame, qualunque esso sia, se ne conosce tutto in anticipo. Basta vedere una persona che varca la soglia, osservare il suo modo di viaggiare con l’anima per indovinare tutto di lei, passato, presente, futuro.

…..tu sei colei che mi impedisce di bastarmi.
Come potrei mai ringraziarti? Tu m’hai dato la cosa più preziosa di tutte: la mancanza. Mi era impossibile fare a meno di te, anche quando ti vedevo mi mancavi ancora.

La mia casa interiore, la casa del mio cuore era chiusa a doppia mandata. Tu hai infranto i vetri e l’aria vi ha fatto irruzione, quella gelata, quella ardente, e ogni forma di luminosità.

Stiamo per cambiare il calendario, la gabbia del 1995 sta per chiudersi su di te ed è lo stesso. Non ho mai vissuto nel tempo. Nel vuoto, sì, nel deserto, sì – ma non nel tempo. Viviamo nel vuoto aperto da un evento, andiamo da un avvenimento all’altro e a volte ci vogliono anni perché un avvenimento succeda a un altro. Tra i due, il vuoto. Ma in fondo, non totale: interviene a volte la bella luce di un volto, di una parola, di un gesto.

Niente di questa vita è inutile. Niente di questa vita dipende da noi. Questa vita ci è data, e con essa ci è dato molto di più di ciò che ci verrà ripreso il giorno della nostra morte.  Continuerò a benedire questa vita nella quale non ci sei più, continuerò ad amarla …

 Christian Bobin

 Quando la morte irrompe nella nostra vita ne cerchiamo il “senso”, forse per poterci aggrappare mentre sentiamo che una forza ci trascina verso il fondo. Si cerca il “senso” davanti a tragedie inspiegabili, si cerca il “senso” della sofferenza. Cerchiamo ciò che solo il Signore ci può realmente dare e il Suo “senso” non è il nostro.

Questo libro è un inno al dono della mancanza, perché vivere la mancanza è un grande dono che solo il buon Dio ci può fare: perché sentire la mancanza di una presenza che ci ha regalato un bel libro di ricordi è una grazia che riesce, con il tempo, anche a trasformare le lacrime. Non sentire la mancanza è vivere il vuoto ma basta qualche minuto davanti a Dio per chiarire una vita.

Scrive san Carlo: “Il tuo amore si è talmente impadronito del mio cuore che, quand’anche non ci fosse il Paradiso, io ti amerei lo stesso”. L’amore, quando vola verso Dio è così insensato da ammettere anche il Vuoto.

Teresapiuviva

 

 

Mi fa piacere rivedere in questa collana di perle il libro di Christian Bobin, autore che sa esprimere “tanto” nel poco di semplici righe e veloci immagini. Alcune sue espressioni le cito, per esempio, quando incontro fidanzati che si preparano al matrimonio. Il “tu sei colei che mi ha impedito di bastarmi, tu sei colei che mi da regalato la mancanza”, sono espressioni che fanno sussultare due che  si amano. Se poi ci infiliamo nella originale esperienza della relazione amorosa con Dio, ci accorgiamo che parole come queste hanno il potere di rivelare ciò che avviene in noi.

don Norberto