Loading…

La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

Approfondimento

... sulla Tua parola

Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

Programma

Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

Vai al calendario
  • 0
  • 1
  • 2

Precorrere (Quinta di Avvento)

La figura di Giovanni ci è ricordata oggi a modello soprattutto per la sua identità di uomo che non si è lasciato condizionare, dall’ambiente e dalle attese degli altri.

Per “correre avanti” occorre infatti scrollarsi di dosso tutto ciò che appesantisce ed offusca la nostra capacità di “vedere”; anche noi ci scopriamo così condizionati da modi di pensare e di vivere (a cominciare dal nostro rapporto con l’ambiente e con la natura) che offuscano la speranza e il “guardare avanti”.

Così Giovanni si fa invito a riprendere il cammino e a liberarci dai condizionamenti, soprattutto dalle “abitudini” che si sono diventate “naturali” e che invece nascondono sprechi, modi di vedere e di essere che devono essere cambiati, a cominciare da noi.

Domenica Il Precursore – Quinta domenica di Avvento – 12/13 dicembre
1.a lettura Isaia 30, 18-26b: Il Signore aspetta con fiducia per farvi grazia, per questo sorge per avere pietà di voi, perché un Dio giusto è il Signore; beati coloro che sperano in lui.
2.a lettura 2ª Corinzi 4, 1-6: Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore.
Vangelo Giovanni 3, 23-32a: Uno non può prendersi nulla, se non gli è stato dato dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma io sono stato mandato dinanzi a lui.

Parola e vita

Scrive l’evangelista Giovanni: “Uno non può prendersi nulla, se non gli è stato dato dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma io sono stato mandato dinanzi a lui. ” (Giovanni 3, 27-28).
Scrive papa Francesco: “In questa confusione, l’umanità postmoderna non ha trovato una nuova comprensione di sé stessa che possa orientarla, e questa mancanza di identità si vive con angoscia” (“Laudato si'”, n. 203).

All’incertezza e alla mancanza di identità dell’uomo moderno, si contrappone la consapevolezza di Giovanni il battista: egli non è quello che gli altri dicono di lui e tantomeno si lascia “influenzare” dall’ambiente che lo circonda. Egli “ha compreso” la propria missione e il proprio ruolo e lo porta avanti con forza e umiltà.

Occorre essere consapevoli dell’ “influenza” che hanno su di noi non solo le persone, ma anche gli ambienti, le politiche, le manipolazioni che avvengono nell’informazione e nei costumi; rischiamo infatti di subire la realtà e di non ritenerci adeguati ad introdurre cambiamenti … e a portare avanti la nostra “missione”.

Ci possono allora essere di esempio e di conforto, oltre alle virtù del “precursore” (che “corre avanti”), anche le parole dell’enciclica “Laudato si'”. Esse ci aiutano a comprendere che anche noi abbiamo le nostre responsabilità e che il nostro contributo è importante per “cambiare strada” … per non continuare a fare l’interesse di “pochi” e guardare al “bene comune” dell’umanità.

204. La situazione attuale del mondo «provoca un senso di precarietà e di insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo».[145] Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune. Se tale è il tipo di soggetto che tende a predominare in una società, le norme saranno rispettate solo nella misura in cui non contraddicano le proprie necessità. Perciò non pensiamo solo alla possibilità di terribili fenomeni climatici o grandi disastri naturali, ma anche a catastrofi derivate da crisi sociali, perché l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca. 

205. Eppure, non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a sé stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà. Non esistono sistemi che annullino completamente l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la capacità di reagire, che Dio continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori. Ad ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno ha diritto di toglierle.

 

206. Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori. «Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico».[146] Per questo oggi «il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi».[147]