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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Il sandalo di Gesù

sandalo0TROVARE IL POSTO
Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio
(Lc 2, 3-7).

Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio” (Lc 22,14).

Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: “Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, và a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!” Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato” (Lc 14, 7-11).

 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e i avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado conoscete la via (Gv 14, 1-4).

“Un posto” … “Vado a prepararvi un posto”

Trascorriamo la vita, la nostra breve vita, nel cercare il nostro “posto” in questo mondo. Lo cerchiamo nella società, nella comunità in cui viviamo, sul lavoro, in famiglia, tra gli amici oppure viviamo sognando di occupare un posto speciale nel cuore di qualcuno e così, ci perdiamo.

Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” … se camminiamo seguendo il Maestro, sarà Lui a preparaci il posto, e solo così avremo dove “posare il nostro capo”.

Solo da un legame voluto dal buon Dio si possono sentire parole così toccanti dettate dallo Spirito “La lotta spirituale emerge dal silenzio con quest’unico grido, quest’unica supplica. “A te grido, Signore, mia roccia, con me non tacere: se tu non mi parli, sono come chi scende nella fossa” (Salmo 28,1). Abramo, Mosè e tutti gli altri del Libro sono partiti, ma non senza reticenze, non hanno abbandonato la loro quiete con leggerezza. In principio era la lotta, la lotta era presso Dio, la lotta era Dio.

Anche Martini scrive di questa lotta. Non sui libri questa volta. La scrive sul bianco di una tovaglia d’altare con l’inchiostro trasparente delle lacrime, il 31 gennaio 2012. ”
Siamo in quattro: Dio, lui, una suora amica e io. Siamo in quattro attorno a un piccolo altare. E’ una giornata di sole. Lui dopo il Vangelo sussurra tre brevi preghiere. Un po’ di silenzio distanzia i pensieri di ciascuno. Lui accenna a riprendere il sussurro, poi si ferma. La liturgia prosegue. C’è qualcosa di crudele nelle liturgie ed è il fatto che debbano proseguire. Si vorrebbe fermarle, ma loro vanno avanti e qualche volta è necessario mettere un freno. Un secondo prima della consacrazione è in piedi, le gambe sono terribilmente instabili, interviene: “Vorrei dire una cosa. Vorrei dirvi che se anche dall’altra parte non ci fosse nulla, sono felice di aver vissuto questa vita e di averla condivisa con voi”. I pensieri ritornano lì, tutti attorno alla sua lotta, attorno al tormento che tutto possa essere stato vano. Il calice è purificato dalle lacrime. “Scambiatevi un segno di pace”. La liturgia prosegue nella sua crudeltà” (don Damiano Modena).

Sono convinta che “dall’altra parte” non abbia trovato “nulla” ma che ora occupi il suo “posto” nel cuore di Dio.

  Alessandra