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Pellegrinaggio Sotto il Monte e Madonna del Bosco

Presenza delle reliquie di San Giovanni XXIII (Papa Giovanni) nel suo paese natale - 6 giugno 2018

Programma

QUATTRO MARTEDI' nel tempo di pasqua

PRIMO INCONTRO -Martedì 10 aprile 2018 ore 21.00 - Guida don Giuseppe -Oratorio di Luvinate

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Pellegrinaggio a Lourdes con i malati UNITALSI

IN PULMAN 23 - 29 maggio 2018 / IN AEREO 24 - 28 maggio 2018

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Perle in giro (e sessanta)

perladueSAN NORBERTO
In un assolato pomeriggio di primavera del 1115, Norberto, cappellano imperiale e cugino dell’imperatore Enrico IV, si mise percorre a cavallo le campagne nei pressi di Xanten, con l’unica compagnia di un giovane paggio. Nubi si addensano all’improvviso, un fulmine solca il cielo e una voce all’indirizzo di Norberto tuona: “Perché mi perseguiti?”. E come accadde per Saulo sulla via di Damasco, da quel giorno la vita dell’ambizioso giovane tedesco cambia radicalmente.

Nel clima di una Chiesa in pieno fermento – tempi di crociate e di ordini militari, di san Bernardo e di san Bruno -, Norberto si fa povero, predicatore itinerante, messaggero appassionato del Vangelo. Nel 1120 si ferma a Prémontré, dove fonda un monastero di canonici regolari: è la culla dell’Ordine premostratense che, solo un secolo più tardi, conterà circa seicento case in tutta Europa. La vivace biografia di un uomo di Chiesa franco e incapace di compromessi, del quale l’amico Bernardo di Chiaravalle ebbe a dire: “Di noi due, lo so bene, è lui quello più vicino a Dio”.

san Norberto A vino nuovo otri nuovi”. Il vino nuovo è quello che lo Spirito Santo distilla lungo la storia sacra dell’umanità e specialmente nella Chiesa, che lo sa accogliere. Tocca a noi essere otri sempre rinnovati così da poterlo ricevere proficuamente. Se no, il cristiano che pretendiamo di essere, sia esso anche sacerdote o religioso, si screpola sotto la pressione e perde il vino per sé e per gli altri, perde il dono sempre traboccante di Dio.

La Chiesa, che è opera dello Spirito Santo, è sempre nuova e giovane. E poi, per conoscerla bene, non bisogna che sia contemplata nella sua realtà terrena, bensì soprattutto nel suo compimento nel Regno di Dio, nei “cieli nuovi”: lì vediamo la Chiesa totalmente conforme alla sua natura, nella sua gloria, e “i lembi del suo manto” che riempiono il Cielo scendono fin sulla terra. Questa Chiesa bella e senza ruga viene dal cielo come sposa purissima e la dobbiamo accogliere senza macchiarla o rivestirla dei nostri orpelli.

Lungo la storia lo Spirito Santo ha suscitato profeti umili e santi, la cui azione fu un lievito che a poco a poco ha preparato i tempi nuovi per una Chiesa-Sposa più conforme al suo modello. All’inizio del secondo millennio, ora concluso, c’era nella Chiesa una sorta di “ebollizione”, un fermento che la faceva crollare in un luogo e nascere in un altro. Qualcosa si preparava, a livello dei chierici come dei monaci. La loro “regolarità” di vita era alquanto allentata nei capitoli delle cattedrali come anche nei monasteri. Nelle cattedrali come nelle collegiate, o nei primi insediamenti della Chiesa nelle campagne, le comunità dei canonici si sgretolavano per il deterioramento della virtù. La celebrazione pubblica della Lode di Dio in mezzo al popolo, che è di primo obbligo, si affievoliva sempre più. Il ministero pastorale delle anime di conseguenza era trascurato.

Tentativi diversi condotti da papi, da vescovi e da numerosi sinodi non riuscirono a ricondurre i canonici che componevano il clero diocesano a reintegrare il modo normale di vita. Fra loro, però, c’era un suddiacono che si sentiva interiormente messo in discussione da quello stesso Spirito che aveva l’intento di prepararlo a una grande missione. Finalmente convertito, lasciando lo Spirito irrompere e travolgere totalmente la sua vita, divenne un modello per una quantità enorme di sacerdoti e poi di laici, che entrarono in massa nell’Ordine da lui fondato quasi senza volerlo. All’inizio la sua opera, in verità, si presentava più come una riforma del clero che non come la fondazione d’un Ordine a carisma proprio. Infatti il carisma personale di Norberto fu di riportare i canonici alla loro condizione normale di vita comune, per assicurare la liturgia solenne nella Chiesa locale e il ministero delle anime. Norberto, rifacendosi ai monaci, anch’essi alla ricerca di una vita monastica più fedele, adottava, come loro, i voti religiosi per garantire la vita di comunità dei canonici. Soprattutto consegnava all’Ordine nascente la Regola di sant’Agostino. Il vescovo d’Ippona (IV sec.), infatti, aveva obbligato i suoi sacerdoti a fare la scelta tra la povertà nella vita comune nella sua diocesi e la vita secolare altrove. Quest’amore per la vita comune del clero diocesano si ritrova, nella stessa epoca, in Eusebio di Vercelli, già esempio per Agostino, come nella vita di san Gaudenzio, futuro primo vescovo di Novara.

La scelta radicale di Norberto riuscì là dove le proposte troppo timide dei vescovi del Medioevo furono inefficienti. Norberto richiese la povertà radicale, con la messa in comune di tutti i beni, la vita di tutti sotto lo stesso tetto, le pratiche di una ascesi esigente; la castità coltivata e protetta dalla comunione di vita e dalla correzione fraterna e, come i canonici, la dedizione al servizio della Chiesa locale espressa nella professione canonicale. La riuscita dell’impresa fu tale che la riforma divampò come un fuoco spinto dal vento. Alla morte di san Norberto, tredici anni soltanto dopo la fondazione, più di cento capitoli di cattedrali e collegiate riformati, e anche abbazie di canonici nuovamente fondate coprivano il Nord dell’Europa. La potente ondata proseguì costantemente e, nel Trecento, tutta l’Europa ne è stata invasa. L’Italia contava allora una decina di fondazioni.

san Norberto1La personalità di Norberto è così ricca che tutti i libri scritti su di lui, ispirati dalle molteplici situazioni storiche contingenti della Chiesa o dell’Europa, mettono in rilievo senza fatica l’abbondanza dei carismi che egli consacra con generosità al servizio di tutti. C’è il Norberto modello di conversione che si lascia rievangelizzare, il Norberto totalmente povero e il Norberto predicatore itinerante, cento anni prima di san Francesco e di san Domenico, il Norberto pacificatore in un Medioevo turbolento (tanto da essere chiamato “principe della pace”), il Norberto mediatore tra i grandi dell’Impero e della Chiesa (soprannominato “l’Europeo” agli albori della nascita dell’Europa moderna), c’è il Norberto apostolo ardente dell’Eucaristia e difensore della presenza reale (aspetto secondo il quale è rappresentato nell’imponente statua nella cappella delle confessioni in san Pietro a Roma), c’è il Norberto arcivescovo ed evangelizzatore del Nordeuropa, e soprattutto il Norberto riformatore del clero diocesano. Quest’ultimo aspetto è quello che riteniamo più utile nella congiuntura attuale della storia della Chiesa e che ispira la proposta di quest’edizione italiana della sua vita così ricca di risonanze moderne.

Oggi, per motivi diversi che la storia della Chiesa può spiegare, ma non sempre scusare, i sacerdoti sono ancora dispersi. Molti ne soffrono. La loro situazione d’isolamento è resa più visibile ora, sia per la galoppante scarsità delle risposte alla vocazione, sia per la non-educazione alla vita comune nei luoghi di formazione. C’è ancora troppa confusione tra vita di équipe e vita comune. La prima si rifà alla strategia operativa, la seconda alla mistica come realtà primaria. L’unione ipostatica in Gesù, Verbo di Dio, precede la sua operosità salvifica. Sappiamo che ancora oggi alcuni sacerdoti, pur vivendo quasi insieme, non pregano però collegialmente, non celebrano comunitariamente la preghiera ufficiale della Chiesa, che è di natura corale. Quanta strada c’è ancora da fare perché i “lembi del manto” della Gerusalemme celeste vengano ad avvolgere e ornare, almeno in parte, la Gerusalemme terrestre. Potessimo un giorno sentir risuonare di nuovo nelle chiese, con le celebrazioni comuni della Lode di Dio quale scrigno d’una sempre festosa Eucaristia, qualche eco della liturgia celeste!

Oggi, lo vediamo bene, i movimenti che nascono dalla generosa linfa germogliante della Chiesa si presentano quasi tutti con l’elemento significativo della ricerca di comunione, d’una certa comunità di vita. La comunionalità è il segno dello Spirito. La situazione dei sacerdoti nella Chiesa attuale, il desiderio e anche la ricerca d’una forma di vita comune da parte di una frazione del clero diocesano, la domanda più volte ribadita dei papi (in particolare Paolo VI all’abate generale Norbert Calmels), chiedendo all’Ordine premostratense di “far qualcosa per aiutare quei sacerdoti del Nord dell’Italia che tentano la vita comune”, le domande dirette venute da Torino e da Novara indirizzate alla nostra Comunità di Mondaye nel 1989, hanno fatto sì che l’abbazia San Martino di Mondaye, in Normandia, abbia deciso una fondazione in Italia che possa diventare una emblematica proposta per i sacerdoti attuali e futuri come anche per i laici che vogliono fare la scelta d’un servizio al Popolo di Dio, secondo la tradizione secolare del sacerdozio diocesano nella Chiesa, tradizione ripresa in modo radicale dall’Ordine premostratense. La tradizione qui è rimasta profetica prospettiva perché la Chiesa, nei tempi di crisi del passato, del presente e del futuro, abbia sempre quella soluzione ideale che passa per la ricerca esigente d’una vita di comunione. Poiché Dio è amore e comunione. Questa comunione fra sacerdoti deve diventare il miracolo” (Mc 16,20; At 4,33) che accompagnerà la nuova evangelizzazione.

Ringraziamo il padre Dominique-Marie Dauzet di Mondaye, che ha scritto questa vita di san Norberto.bNel trecento vi furono parecchie abbazie e priorati in Italia. Fra questi la Badia di Orvieto. Sul muro della sua sacrestia, un affresco ci offre il più antico ritratto di san Norberto. Il suo volto è così giovanile che davvero sembra fatto per attraversare i secoli.

Primo Cologni O. Prem. Parroco e priore

 

Ringrazio per la perla numero 60 che coincide con i miei anni! In cambio mi veniva chiesto di fare il breve commento. Non sono molti i libri che parlano di lui ma questo testo, che introduci questo libro, segnala la grandezza di un santo nato nel 1180 e morto a 54 anni. Il libro prova ad individuare delle caratteristiche del santo, al di là di qualche fantasia che ha coronato una personalità grande nel suo tempo. Ho avuto modo di onorare le sue reliquie che ora riposano presso il monastero di Strahov a Praga. E’ giusto avere l’affetto per il nome che si porta se è abbinato ad un santo e, se per caso non ci fosse l’abbinamento, la persona dovrà diventare lei …santa! Certamente quando si lascia passare lo Spirito Santo è lo stesso Spirito ad indicare all’uomo o alla donna ciò che è utile ora per la Chiesa. Il colpo di fulmine che l’ha quasi scaraventato a terra al modo di san Paolo, lo ha fatto uscire dalla corte reale entrando in una ricerca radicale di Dio da povero. si dirà di san Norberto che “in lui brillava la fede come in Bernardo di Chiaravalle  la carità”. Un complimento per due santi che sarebbe bello possedere e trasmettere.

don Norbertosan Norberto2