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La lettera del Vescovo:

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Prete dell’istituzione

puntina1Andando ad un incontro organizzato per i sacerdoti, con la presenza del Cardinale e del Vicario generale della diocesi, è emerso un interessante pensiero che condivido.  Si parlava, tra i vari argomenti, di poter recuperare l’aggettivo”istituzionale” che normalmente ha un tono negativo e non riscuote molto successo. Essere “persona della chiesa istituzionale” sembra indicare il sacerdote che sottostà all’organizzazione della Chiesa cattolica a scapito della propria individualità e libertà di movimento. Eppure, si accennava, istituzionale è un aggettivo buono per la Chiesa se  diventa espressione di un bene positivo e i preti vivono il “servizio dell’istituzione”. In fondo è l’aspetto istituzionale che favorisce diverse possibilità, dal tenere aperto una chiesa in determinati orari ad assicurare una celebrazione quotidiana e domenicale, da offrire servizi educativi quali l’oratorio alla disponibilità affinché tutti i battezzati possano accedere ai diversi sacramenti. Se tutto fosse in balia degli umori del prete siamo a posto! Se tutto fosse relegato ad un gruppo di persone scelte, di elite, sarebbe ancora peggio! Molti infatti non potrebbero mai trovare una occasione, una attenzione “a prescindere”, una opportunità di avvicinarsi al Signore nelle diverse fasi della vita. Ben venga allora, se visto in questa ottica, essere anche prete istituzionale,  che mi obbliga a non cercare soprattutto i miei gusti o i miei pallini ma, impoverendomi, permettere invece che una Chiesa rimanga Chiesa per tutti, aperta ad ogni occasione di incontro. Nulla a che vedere con una Chiesa di potere anche perchè questo mi sembra proprio un tempo in cui il Padreterno ci stia veramente liberando dagli appoggi politici,  economici o dal potere sulle coscienza, checché  se ne dica! Rivedendo gli anni di sacerdozio, mi sembra che non sia stato così venti o quaranta anni fa.

Si chiedeva così di recuperare questo tipo di “ruolo” che appare già antipatico di suo (quanto potrebbe farci del male stare in un freddo ruolo!) ma garantirebbe un rinnovato modo di essere presenti nel mondo, in una istituzione che si impoverisce sugli aspetti umani per essere unicamente del Maestro.

Mi sembra questo un pensiero ricco per rappacificarsi con quelle incombenze che sembrano invece impedire lo svolgimento di una missione. Niente, solo una piccola riflessione perché non faccia, del ruolo di parroco, un burocrate dell’organizzazione religiosa con le sue ramificazione territoriali ma neppure quel battitore libero che agisce in base alle proprie particolarità. Se così, bene venga essere “prete dell’istituzione”.

don Norberto