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La lettera del Vescovo:

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Moglie tra silenzio e parola

adriano 2621Sono moglie: questo ruolo l’ho scelto e voluto con tutto il cuore. L’essere moglie è una cosa normale, molto comune, anche se ultimamente è diventata una condizione carica di fragilità, di insicurezza, di instabilità. Sempre più donne scelgono di restare compagne: meglio fare le “fidanzate attempate” che le mogli. Come mai? Per paura del definitivo? Per cercare di evitare l’abitudine? Per non correre il rischio di un fallimento matrimoniale? Chi lo sa… Esistono però anche coppie sposate, coppie che resistono nel tempo, coppie che sembrano ancora stare bene insieme dopo molti anni.   Qual è il segreto che tiene due persone unite nonostante le immancabili e spesso laceranti difficoltà? Domanda interessante a cui non so proprio rispondere. La ricetta del matrimonio perfetto non esiste ma ognuno di noi è convinto che alcuni ingredienti siano irrinunciabili. Mi soffermo su due aspetti  trascurati ma interessanti: il non detto e il silenzio.

Ripercorrere il proprio matrimonio soffermando l’ attenzione non tanto sulle parole dette o ascoltate, ma su quelle non dette, su quelle trattenute, su quelle evitate; insomma, sulle parole taciute per motivi diversi. Si può decidere di non parlare perché non è il momento giusto, per evitare di litigare o più tristemente…perché tanto è inutile! Qualche volta una parola soffocata in gola ci ha evitato di ferire l’altro, in un’altra occasione la parola non detta è diventata gesto, sguardo, momento di incontro più profondo. L’aggettivo avvelenato rimandato indietro ci ha magari evitato un brutto litigio, di quelli che lasciano vuoti e spossati, di quelli inutili perché fanno male e non portano a niente. La parola mancata, in qualche caso, ha permesso all’altro di non sentirsi giudicato, di sentirsi accolto, amato al di là e al di sopra dei grandi discorsi sull’amore.

Questione di parole, questione di scelta. È importante scegliere le parole che uniscono, che fanno sentire bene l’altro e scartare, magari anche a fatica, quelle che dividono, che lasciano un segno negativo. Credo che il silenzio nella vita di coppia sia un’esperienza di fondamentale importanza. Il  silenzio è uno spazio vuoto che può essere riempito, siamo noi a decidere come.  Non sono una persona dotata di grande memoria: i miei stessi ricordi personali sono spesso  lacunosi e sfuocati. Eppure i momenti di vita coniugale segnati dal silenzio  carico di affetto, di rispetto, di attenzione, in qualche caso di grande dolore, me li ricordo tutti. Sono impressi in modo indelebile dentro di me, un ricordo vivo in grado di emozionarmi a distanza di tempo. Il silenzio rende solenne un momento, rende nobile un sentimento. Stare in silenzio davanti all’altro, con l’altro, ci fa salire un po’ più su, ci fa parlare ad un livello più alto, ci fa più simili a quel Dio che parla… nel silenzio.

Daniela