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adriano 2621CAFFE’ AL BAR O A CASA?
Se al mattino vi capita di passare in un bar vicino ad una scuola, buttate lo sguardo: novantanove volte su cento troverete delle mamme che chiacchierano attorno ad un tavolino sorseggiando caffè. È un rito quotidiano e consolidato negli anni per alcune, un’occasione sporadica per altre, un incontro atteso e incastrato tra i vari impegni per altre ancora. Io appartengo all’ultima categoria e ultimamente ne ho fondata una nuova: categoria di quelle che…il caffè se lo bevono a casa con calma.

Ma andiamo con ordine. Da quando i miei figli frequentano la scuola, ho bevuto qualche caffè ogni tanto con una o due, tre amiche per volta. Era la scusa per scambiare due chiacchiere senza bimbi intorno, per aggiornarsi sulle ultime vicende, per raccontare qualcosa di sé senza stare in piedi per strada con le chiavi della macchina in mano e la testa già proiettata alle imminenti occupazioni della giornata. Il rito del caffè mattutino è un momento breve ma piacevole per iniziare la giornata con persone amiche. Un po’ per mancanza di tempo, un po’ per scelta, questa piccola fetta di tempo  è sempre stata riservata ad occasioni speciali e sempre in compagnia di persone a cui mi sentivo legata.

Insomma, non sono una da un caffè e via! Il caffè del mattino è una cosa seria. E via via lo è diventata sempre di più.

La tazzina al tavolo del bar è diventata la tazzina di casa mia. La chiacchiera da bar è lentamente diventata un arricchente e profondo incontro con un’amica. Senza gli occhi indiscreti degli estranei, in un giorno in cui tutte e due abbiamo tempo, il caffè è il nostro pretesto per raccontare all’altra chi siamo, cosa pensiamo, cosa vorremmo fare. Mentre mio marito è al lavoro e i figli sono a scuola, io e la mia casa silenziosa aspettiamo l’amica. Metto la moka sul fuoco e tutto ha inizio. Tutto cosa? Penserete voi. Due normali chiacchiere tra donne, magari qualche pettegolezzo e, perché no, qualche pungente frecciatina verso le comuni conoscenze non proprio simpatiche. Anche questo, ma non solo. Quando esce l’aroma iniziano a uscire anche le parole, a volte a fatica, a volte in modo convulso e torrenziale, tanta è la fretta di comunicare sensazioni e vissuti. La mia cucina ha sentito racconti gioiosi, arrabbiati, dolorosi.

Le tazzine hanno raccolto anche qualche lacrima di dolore e di sfogo, hanno visto occhi commossi ed abbracci; sono testimoni di tante parole, tanti pensieri, tante domande. Sono molto grata a questo piccolo momento  gelosamente ritagliato dal quotidiano. In questo tempo rubato, un’amicizia si è rinnovata e arricchita. Davanti a un caffè, ho avuto la possibilità di accogliere una persona e la sua storia, ho sperimentato la calda sensazione di sentirmi capita e aiutata. Mi sono riconosciuta nelle parole di un’amica, mi sono specchiata nei suoi dubbi e nelle sue paure. Un giorno, mentre lavavo le tazzine dopo una chiacchierata particolarmente intima e commovente, ho avvertito una presenza alle mie spalle. Non mi sono voltata, sapevo che non avrei visto nessuno.

Ma ho sorriso.

Daniela