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Quaresima 2018

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Esercizi spirituali nella vita corrente

dal 26 febbraio al 2 marzo 2018 - ore 15.30 Morosolo - ore 20.45 Barasso

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Perele in giro (e sessantasette- prima parte)

perladueLA LITURGIA NELLA QUARESIMA
Questo testo nasce dalla rielaborazione di una serie di catechesi tenute negli anni scorsi sotto forma di quaresimali per presentare contenuti battesimali e penitenziali della ricca selezione di pagine bibliche che la tradizione ambrosiana da secoli propone nella liturgia delle domeniche di quaresima. Ovviamente, in questa rielaborazione, ho tenuto presente anche l’ordinamento previsto dal nuovo Lezionario Ambrosiano che, attraverso l’introduzione di tre cicli per le prime due letture, ha notevolmente arricchito la proposta di temi e di prospettive.

Se estrarre dalle domeniche della quaresima ambrosiana il tema del battesimo è tutto sommato ovvio e abbastanza facile – perché sappiamo che originariamente proprio per la preparazione dei catecumeni al battesimo nacque la quaresima in funzione di ciò la tradizione aveva selezionato le letture domenicali – meno scontato è invece cercare di presentare la catechesi scritturistica di tali domeniche anche in funzione del sacramento della riconciliazione. Ho forse la presunzione di esserci riuscito, anche se tali letture non per questo furono originariamente selezionate: in ogni caso lo stretto legame che anticamente legava al battesimo il sacramento della penitenza, significativamente definito talvolta come “secondo battesimo”, grazie al tema generale della conversione che a questi due sacramenti soggiace, mi ha permesso di portare avanti un discorso che mi pare abbastanza unitario e organico.

Ho arricchito queste semplici riflessioni sul battesimo e la penitenza, talvolta un po’ scontate e prevedibili, con frequenti riferimenti agli scritti del nostro patrono sant’Ambrogio, il cui magistero, al contrario, non è mai scontato e prevedibile, ma si rivela ancor oggi originale, acuto, pastoralmente incisivo, concreto e teologicamente elevato. Così almeno ho la certezza che queste pagine serviranno senz’altro per il cammino spirituale di qualche fedele ambrosiano, non certo per merito mio, ma per le parole e gli insegnamenti di sant’Ambrogio!

Marco NavoniNavoni2
30 novembre 2009 Commemorazione del battesimo di sant’Ambrogio

 

UN CAMMINO DI RISCOPERTA DEL SACRAMENTO DEL BATTESIMO

Prima domenica di quaresima : Le Rinunce
Nell’antichità, e in particolare a partire dal secolo IV, il secolo in cui la nostra Chiesa di Milano vide come vescovo e pastore sant’Ambrogio,il tempo di quaresima era dedicato alla preparazione dei catecumeni, cioè di coloro che, ancora pagani, si convertivano alla fede cristiana e chiedevano quindi il battesimo, sacramento che avrebbero ricevuto al termine della quaresima, nella notte di pasqua, durante la veglia.

Proprio per questo i testi della liturgia e le letture bibliche della quaresima (in particolare quelle delle domeniche) sono state scelte con questa precisa finalità: offrire una adeguata catechesi battesimale, che aiutasse a cogliere il significato e l’importanza di questo sacramento con il quale chi era pagano diventava cristiano, mutava quindi radicalmente la propria vita e si inseriva così nella Chiesa.

Oggi la nostra società occidentale è, almeno dal punto di vista anagrafico, quasi totalmente cristiana e gran parte di noi ha ricevuto il battesimo da bambini, nei primi giorni di vita. Ci chiediamo dunque che senso possa avere vivere oggi, per noi, una quaresima di stile e di intonazione battesimale. Potrebbe sembrare una cosa fuori tempo, adatta a chi deve ricevere ancora il battesimo, non per chi lo ha già ricevuto. E invece vivere una quaresima a intonazione prevalentemente battesimale conserva anche per noi una sua attualità e una sua urgente importanza. Oggi, noi cristiani adulti, che abbiamo già ricevuto il battesimo nei primi giorni della nostra vita, durante l’itinerario quaresimale possiamo e dobbiamo fare un “cammino battesimale”, nel senso che dobbiamo riscoprire questo sacramento che sta all’origine della nostra vita di cristiani e della nostra identità di credenti; soprattutto dobbiamo, in qualche modo, “fare nostro” il battesimo ricevuto, dobbiamo cioè “ratificare” oggi, con la nostra coscienza di cristiani adulti, un rito che altri (i nostri genitori, i nostri parenti, i nostri padrini, o anche semplicemente l’uso sociale e la tradizione culturale) un giorno hanno scelto per noi.

Dobbiamo riproporre alla nostra attenzione il valore e il significato del battesimo per la nostra vita e per la vita di ogni cristiano, con le conseguenze precise e impegnative che tale sacramento comporta. Sotto questo profilo possiamo richiamare la pagina evangelica che da sempre nella nostra tradizione ambrosiana (ma non solo) caratterizza la prima domenica ambrosiana: le tentazioni di Gesù ne deserto. E’ un episodio che rappresenta una specie di “duello” fra Cristo, il Messia, e il diavolo, cioè la personificazione del male, la personificazione dell’opposizione radicale a Dio. Ebbene, Gesù vince queste tentazioni attraverso alcune scelte precise che si concretizzano in precise rinunce: La rinuncia alla tentazione del benessere come unico valore assoluto; del successo attraverso azioni strabilianti; del potere che rende l’uomo quasi un antagonista di Dio stesso.

Scegliere di essere cristiano significa rinunciare a tutto ciò che si oppone a Dio. Quando siamo stati battezzati noi, i nostri genitori e i padrini hanno pronunciato il gesto della rinuncia al demonio a nome nostro. E noi stessi, ogni anno, se partecipiamo alla veglia pasquale, possiamo rinnovare (ratificare) questi impegni in modo da farli nostri in maniera cosciente e consapevole.

Sant’Ambrogio ci testimonia in una sua opera che, nel IV secolo a Milano, prima di ricevere il battesimo i catecumeni facevano due rinunce; dovevano rispondere a due domande che il vescovo, prima di battezzarli, rivolgeva loro: “Rinunci al diavolo e alle sue opere?”; “Rinunci al mondo e ai suoi piaceri?”.

Attualmente nel rito del battesimo le rinunce sono tre, ma ripetono nella sostanza quello che già Ambrogio diceva secoli fa: “Rinunziate a Satana? Rinunziate a tutte le sue opere? Rinunziate a tutte le sue seduzioni?” … Sì Rinuncio!

Sant’Ambrogio, ricordando ai milanesi del IV secolo, gli impegni battesimali, diceva: “Hai risposto “Rinuncio!”- Ebbene, ricordati delle tue parole e non ti escano mai dalla mente le conseguenze della grazia da te offerta… Hai dunque rinunciato al mondo, hai rinunciato al secolo: devi sentirne l’impegno!” e ancora “Ricordati le domande che ti sono state rivolte, ripensa alle tue parole! Hai rinunciato al diavolo e alle sue opere; hai rinunciato al mondo, alla sua lussuria e ai suoi piaceri. La tua parola di risposta è custodita non in una tomba di morti, ma nel libro dei viventi”. Il giorno del nostro battesimo altri decisero per noi; oggi la decisione è esclusivamente in mano nostra. …”che non ci escano mai dalla mente le conseguenze che derivano dall’aver scelto di seguire il Signore Gesù sulla strada del vangelo…”.

Seconda domenica di quaresima: La vita nuova
La seconda domenica di quaresima fa riferimento all’episodio della Samaritana, il quale ruota attorno al simbolo dell’acqua: l’acqua del pozzo di Giacobbe, che serviva per dissetare i viandanti nel deserto, diventa infatti l’occasione da parte di Gesù per introdurre il discorso su un’altra acqua, l’acqua viva, che zampilla per la vita eterna, che diventa sorgente di vita eterna nel cuore del credente.

Se l’acqua del pozzo che Cristo chiede alla Samaritana serve solo per placare la sete, l’acqua viva che Cristo dà alla Samaritana e a tutti gli uomini fa qualcosa di molto più grande: trasforma la vita dall’interno, la converte “….chiedendo da bere a una donna samaritana, le apriva la mente alla fede; desiderando con ardente amore portarla a salvezza, le accendeva nel cuore la sete di Dio”.

Ecco perché questo episodio del vangelo di Giovanni è stato inserito dalla liturgia nel corso della quaresima come tempo di preparazione al battesimo, l’acqua viva del battesimo, attraverso la quale opera Dio stesso, trasforma la vita dall’interno, crea una vita nuova, la “vita di grazia”

Per non rendere vano o inefficace il nostro battesimo, e quindi anche la nostra identità di cristiani, dobbiamo ritornare a chiederci: “So che cosa è la vita di grazia prodotta in me dall’acqua viva del battesimo? Vivo secondo questa vita di grazia?”.

Quando siamo stati battezzati, lo Spirito Santo, cioè Dio stesso, è venuto ad abitare nei nostri cuori, siamo divenuti tempio dello Spirito Santo, cambiamo identità: grazie al battesimo diventiamo figli di Dio, proprio come Gesù Cristo è il Figlio unigenito di Dio, e di conseguenza diventiamo fratelli di Gesù Cristo. “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!” (1Gv 3,1) proprio perché figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo noi battezzati abbiamo la possibilità di ereditare la gloria stessa di Dio, diventiamo coeredi del paradiso.

“Il Signore Gesù Cristo, attraverso il sacramento del battesimo, compie quest’opera di salvezza: che ciascuno possa acquisire una dimora perpetua nella casa eterna” sant’Ambrogio Ma tutte queste verità non basta saperle con la mente, occorre poi viverle attraverso la vita di fede: perché la vita di grazia può essere anche perduta, attraverso il peccato, il rifiuto, l’incredulità.

Questa novità di vita, questa “acqua viva” che ci è stata data nel battesimo non deve mai essere considerata come qualcosa di acquisito una volta per sempre, esige la nostra corrispondenza. La vita di “grazia” ci è stata data come dono, “dono gratuito” e, questo dono che proviene da Dio deve trasformarsi in una scelta nostra personale. Diceva sant’Ambrogio: “Scegli la vita eterna che ti è stata data nel battesimo, non anteporre per comodità, per paura, per comodo, per pigrizia, la vita di grazi alla vita terrena!”.

Navoni3Terza domenica di quaresima: La professione di fede
Il vangelo della terza domenica di quaresima ruota attorno alla figura di Abramo, il padre del popolo ebraico, e offre molti temi di riflessione (ad esempio della libertà e verità) ma c’è anche un tema di carattere battesimale

Gesù, nella discussione con i Giudei, ma un po’ con tutto il suo insegnamento, introduce un nuovo criterio che và al di là del vecchio modo di ragionare: il nuovo e vero criterio di appartenenza al popolo di Dio non è più la razza e il sangue, ma è la fede in Lui come Salvatore degli uomini, anzi di tutti gli uomini senza alcuna distinzione. I veri figli di Abramo, veri figli di Dio, non sono quelli che discendono da Abramo per via di sangue, ma quelli che ripetono nella loro vita il suo stesso atto di fede. Abramo infatti è importante nella storia religiosa dell’umanità proprio perché è il primo di coloro che credono nell’unico e vero Dio. A tale conclusione era giunto anche san Paolo “Riconoscete dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede” (Gal 3,7.)

Come dunque Abramo fu il primo a credere nel vero Dio, fidandosi totalmente di Lui e compiendo la sua volontà, così veri figli di Abramo sono quelli che lo imitano in questo stesso atteggiamento di fede in Dio e nel Figlio suo Gesù Cristo. […] come nell’Antico Testamento si entrava nel popolo eletto attraverso un rito, la circoncisione, così in quel particolare popolo di Dio che è la Chiesa, si entra attraverso un nuovo rito, che è il battesimo.

Il giorno del nostro battesimo siamo stati incorporati nella Chiesa, siamo cioè entrati a far parte realmente del nuovo popolo di Dio: è questo infatti uno degli effetti del battesimo. Ma dobbiamo stare molto attenti a non intendere questa verità in maniera magica e automatica: questa verità deve essere ratificata e vissuta con la nostra consapevolezza attuale di cristiani adulti e responsabili attraverso il nostro atto di fede in Cristo. Dobbiamo evitare di cadere anche noi nello stesso equivoco nel quale cadevano gli antichi ebrei interlocutori del Signore, i quali pensavano che bastasse il rito esterno (la circoncisione) e l’iscrizione etnico-anagrafica al popolo ebraico per potersi chiamare figli di Abramo.

Ci dice la liturgia ambrosiana nella terza domenica di quaresima, non basta un rito esterno (il battesimo), che pure è necessario), né basta l’iscrizione ai registri parrocchiali per potersi dire automaticamente cristiani e quindi appartenenti al nuovo popolo di Dio: occorre anche l’adesione della nostra fede a Gesù Cristo e l’accoglienza della sua Parola come verità, quella verità che ci rende figli di Dio e ci libera interiormente.

[…] dalle tenebre alla luce, dal diavolo a Dio, …. E per compiere questo cammino doveva necessariamente voltare le spalle a Occidente e volgere lo sguardo verso Oriente: voltare le spalle dunque al diavolo, al male, alla vita pagana, e volgere lo sguardo invece verso Cristo, vero la luce di Dio, la luce del vangelo, verso la vita cristiana. Volgersi verso Oriente e camminare in direzione della luce è il gesto simbolico che accompagna e visibilizza le parole della professione di fede.

“Una volta entrato nel battistero, per vedere il tuo nemico al quale hai pensato di dover rinunciare apertamente, faccia a faccia, ti rivolgi verso Oriente. Infatti chi rinuncia al diavolo si volge verso Cristo e lo fissa diritto con lo sguardo” sant’Ambrogio.

Anche quando siamo stati battezzati noi, i nostri genitori e i nostri padrini hanno riposto a tre domande, a nome nostro: “Credi in Dio Padre Onnipotente? Credi in Gesù Cristo suo unico Figlio? Credi nello Spirito Santo e nella Chiesa Cattolica?”. E per tre volte, a nome nostro, hanno risposto “Credo!”.Oggi tocca a noi rendere vere quelle parole, oggi tocca a noi dire di sì a Dio con un atto di fede autentico, oggi tocca a noi renderci consapevoli della nostra identità di figli di Abramo, il Padre di tutti i credenti.

Quarta domenica di quaresima: Il peccato originale
Il miracolo narratoci dal vangelo della quarta domenica di quaresima, la guarigione del cieco nato, è sempre stato messo in relazione dalla tradizione cristiana con il battesimo. Lo stesso prefazio ambrosiano della messa di questa domenica: “Nel mendicante guarito è raffigurato il genere umano prima della cecità della sua origine e poi nella splendida illuminazione che al fonte battesimale gli viene donata”.

Nel vangelo del cieco nato, troviamo contrapposte due situazioni: un “prima” di cecità e di tenebra, e un “dopo” di luce; fra il prima (negativo)e il dopo (positivo) c’è l’acqua della piscina di Siloe, immagine del fonte battesimale.

“Mediante i misteri del lavacro salvifico i battezzati, come fanciulli, ritornano dalla situazione maliziosa del peccato alla primordiale innocenza della loro natura” sant’Ambrogio. Per riacquistare pienezza di umanità, per tornare a essere perfetto come Dio l’ha pensato e voluto, l’uomo ha bisogno di essere guarito, risanato dalla cecità originaria, ha bisogno di essere illuminato. E questo avviene solo ed esclusivamente nel battesimo, perché nel battesimo agisce Cristo stesso, colui che si è auto-dichiarato “la Luce del mondo” proprio appena prima di compiere il miracolo della guarigione del cieco nato (Gv 9,5).

Gesù Cristo è l’unico che può risanare gli uomini dai loro difetti d’origine, iscritti nella stessa natura umana, donando a essi la sua luce. Da tutto ciò deriva una verità importantissima per la nostra fede: e cioè che ogni essere umano, compresi i bambini appena nati, ha bisogno di Cristo per salvarsi, e proprio per questo Cristo è il salvatore di tutti gli uomini, senza alcuna distinzione o esclusione. Egli è l’unico, necessario e universale salvatore.

Il battesimo dunque non è un semplice rito di abluzione, non è l’acqua che lava, ma è Cristo che attraverso l’acqua del battesimo purifica. In questo senso si tratta di un gesto sacramentale: in esso è Cristo stesso, colui che è stato “Inviato” dal Padre, ad agire, pur attraverso la mediazione e l’opera dei ministri della Chiesa.

Il rito del battesimo è sempre stato connesso nella liturgia con il simbolismo della luce: i neo-battezzati nell’antichità venivano chiamati anche “illuminati”, perché inondati dalla luce di Cristo. E’ un’idea che già san Paolo metteva in evidenza: “Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre …. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre” (1Tess 5,4-5).

La meta di questo cammino battesimale di conversione è la luce di Cristo. Quando siamo stati battezzati noi, fu consegnata ai nostri genitori una candela accesa: adesso, che siamo cristiani adulti e responsabili, questa lampada accesa, passa nelle nostre mani e tocca a noi impedire che si spenga.

Quinta domenica di quaresima: La veste battesimale
Anche nella quinta domenica della quaresima ambrosiana è la liturgia che ci suggerisce la lettura battesimale del brano evangelico: il grande miracolo della risurrezione di Lazzaro. Così si esprime il prefazio ambrosiano della messa: “La grazia divina del cristo libera noi tutti, sepolti nella colpa del primo uomo, e ci rende alla vita e alla gioia senza fine”.

Ogni uomo è quindi “morto” a causa del peccato originale, mentre effetto del battesimo è precisamente quello di ridonare la vita, di far risorgere da quel sepolcro che è appunto la colpa del primo uomo. E ancora una volta il battesimo è elemento discriminante e di passaggio fra due situazioni opposte: dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita.

“Chi passa attraverso il fonte battesimale, passa dalle cose terrene a quelle celesti. La parola ‘pasqua’ infatti significa ‘passaggio’, il passaggio dal peccato alla vita, dalla colpa alla grazia, dall’impurità alla santificazione. Chi dunque passa attraverso il fonte battesimale, non muore, ma risorge!” sant’Ambrogio.E il battesimo è esattamente il sacramento che fa rivivere all’uomo la pasqua di cristo, cioè il passaggio attraverso la morte verso la risurrezione.

E’ san Paolo che con chiarezza ha istituito questo collegamento tra il battesimo e la pasqua del Signore, nella lettera ai Romani: “Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui [Cristo] nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi posiamo camminare in una nuova cita. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione” E di rimando, nella lettera ai Colossesi: “Con lui [Cristo] sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti” (2,12).

“Nel battesimo l’acqua è immagine della more,mentre lo Spirito è il pegno della vita; nell’acqua muore il corpo del peccato, corpo che essa racchiude come in un sepolcro, mentre grazie alla virtù dello Spirito emergiamo rinnovati dalla morte del peccato” “La forma del fonte battesimale richiama in qualche modo la forma di un sepolcro, nel quale noi, che crediamo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, veniamo accolti, veniamo immersi e riemergiamo, cioè risuscitiamo”

“Dopo i riti battesimali hai ricevuto le vesti candide, per indicare che ti sei spogliato dell’involucro dei peccati e hai indossato le vesti pure dell’innocenza” sant’Ambrogio. “Conserviamo la veste, di cui il Signore ci ha rivestito quando siamo emersi dal sacro fonte. Se le nostre azioni non sono coerenti rispetto a questa veste, essa presto si lacera”, coerenza insomma tra quanto il vangelo ci chiede di vivere e quello che effettivamente noi viviamo.

Se il battesimo è unico, per la dottrina della Chiesa, e non può essere ripetuto, deve invece essere continuamente ripetuto il proprio proposito di conversione e di distacco dal male e dal peccato. “La Chiesa possiede l’acqua e le lacrime: l’acqua del battesimo e le lacrime della penitenza. La fede che piange i peccati passati, sa evitare i peccati futuri”

Marco Navoni

Quando siamo stati battezzati, i nostri genitori e i nostri padrini hanno risposto a tre domande, a nome nostro : “Credi in Dio Padre Onnipotente? Credi in Gesù Cristo suo unico Figlio? Credi nello Spirito Santo e nella Chiesa Cattolica?”. E per tre volte, a nome nostro, hanno risposto: “Credo!”
E’ questo il Vero regalo “nascosto” nel nostro battistero, niente altro, un angolo di luce dove potersi incontrare con il Padre il giorno del nostro compli-battesimo a dire “Credo !”
Una parete da ripercorre e da rileggere immaginando chi, tanto tempo fa, teneva tra le mani la nostra candela accesa e la nostra veste bianca mentre pronunciava “Credo !” ….   per noi. E poi !?!

“La Chiesa possiede l’acqua e le lacrime: l’acqua del battesimo e le lacrime della penitenza. La fede che piange i peccati passati, sa evitare i peccati futuri” sant’Ambrogio

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