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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Gelo

adriano 2621Spossato e senza più lacrime, quella sera mio marito è rientrato a casa. È bastato uno sguardo tra noi. Nessuna parola poteva riempire quel silenzio assordante e pungente. Insieme a lui è entrato anche il dolore, con prepotenza, con arroganza. Non ha chiesto il permesso ed entrambi sapevamo che sarebbe rimasto a lungo. Ospite indesiderato e sgradito. Avrei voluto chiudere in fretta la porta per non far entrare la tragedia in casa mia. Troppo tardi: era già dentro, seduta comoda sul divano con il suo ingombrante fardello. Lentamente e inesorabilmente, nel nostro cuore ancora smarrito e incredulo, si faceva largo l’enormità di quanto era successo. Era arrivata la morte. Improvvisa, inaspettata e tragica ma soprattutto  vicina, troppo vicina a noi. Le domande affollavano in modo confuso e disordinato la nostra mente senza trovare risposte e i sentimenti non trovavano parole.

Poi è arrivata lei, rimasta sola con i suoi bambini ancora piccoli. Di nuovo quella porta si è aperta e ha lasciato entrare una famiglia spezzata e il vento gelido dell’assenza. Nei giorni e nei mesi che seguirono si parlava poco ma si facevano molti gesti. Eravamo tutti faticosamente  impegnati a portare a termine le normali occupazioni diventate ormai pesanti pietre da spostare. Ricordo la fatica che ogni gesto quotidiano richiedeva. Ciò che prima facevamo quasi in modo automatico, ora richiedeva concentrazione.

Alla sera, gli occhi segnati dalla stanchezza si riempivano di lacrime. Si asciugavano sul cuscino e si ripartiva al mattino con gli occhi asciutti. E così via, in un susseguirsi di giorni con il dolore appiccicato addosso, con il grido soffocato di una sofferenza mai provata.

Eravamo nostro malgrado entrati in una dura battaglia e sapevamo di non poterla perdere. Ogni componente della famiglia, indipendentemente dall’età, era chiamato a dare il meglio, senza lamentarsi per le rinunce o la fatica. E in momenti così, un sorriso diventa un balsamo prezioso, il conforto di un abbraccio indispensabile strumento per stare a galla, la preghiera l’unico modo per arginare la disperazione.

Quei giorni sono distanti ormai nel tempo, siamo riusciti a non affondare. Abbiamo navigato a vista, naufraghi inesperti nel mare in tempesta. Sulla barca Qualcuno dormiva e noi non capivamo il perché. Poi si è alzato, e, senza dire parole, ci ha indicato un raggio di sole in lontananza. L’acqua era ancora agitata ma non ci sembrava più indomabile. Abbiamo continuato il nostro viaggio. Questa volta guardando il sole.

Daniela