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06/06/2018 - Pellegrinaggio Sotto il Monte e Madonna del Bosco

Presenza delle reliquie di San Giovanni XXIII (Papa Giovanni) nel suo paese natale

Programma

QUATTRO MARTEDI' nel tempo di pasqua

PRIMO INCONTRO -Martedì 10 aprile 2018 ore 21.00 - Guida don Giuseppe -Oratorio di Luvinate

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Pellegrinaggio a Lourdes con i malati UNITALSI

IN PULMAN 23 - 29 maggio 2018 / IN AEREO 24 - 28 maggio 2018

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Il tubetto spremuto

dentifricio“E’ finito il dentifriciooo!”. E’ un urlo di stile primitivo proveniente dal bagno che, almeno una volta, ha infranto il silenzio della casa di primo mattino, per la grande gioia dei vicini. La tentazione è quella di rimandare un “guarda nell’armadiettoooo!” ma, meglio trattenersi.

Ma, l’aspetto interessante è che, il tubetto del dentifricio, in realtà, sembra non abbia mai fondo, di fatto non finisca mai. Quando sei sul punto di buttarlo e, lo spremi ancora un’ultima volta, almeno credi che sia l’ultima volta, ti rendi conto che ne esce ancora un po’, timidamente la vedi sbucare!

Ci sono dei giorni in cui ci sentiamo proprio come quel tubetto, ci sentiamo spremuti, abbiamo la sensazione che ci abbiano spolpati a tal punto dal credere che in noi non vi sia più nulla da dare. E’ quella sensazione di aver dato tanto o forse tutto di noi ad altri, aver assecondato ogni richiesta, sostenuto ogni sofferenza o preoccupazione, aver lasciato che ci derubassero anche dei nostri sentimenti.

E, con il buon Dio, credo che l’atteggiamento non cambi, perché l’uomo sembra che debba sempre “chiedere”, quasi fosse dovuto ricevere.

Eppure, vi sono dei momenti nella vita, forse proprio quando attraversiamo le tenebre, in cui avvertiamo in verità che non siamo stati svuotati, che non è vero che ci hanno spremuto al punto da non aver più nemmeno un goccio da donare, anzi. E’ proprio in quella fine che troviamo il nostro inizio, nel momento in cui crediamo di essere  svuotati sentiamo che un Altro vive in noi ma, stavolta, sarà per sempre.

“In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di questa, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò”

Una grande luce riempie un insignificante “tubetto”, gettato sul fondo di un cestino perché ormai non serve più:  poco importa se nessuno lo nota.

Alessandra