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06/06/2018 - Pellegrinaggio Sotto il Monte e Madonna del Bosco

Presenza delle reliquie di San Giovanni XXIII (Papa Giovanni) nel suo paese natale

Programma

QUATTRO MARTEDI' nel tempo di pasqua

PRIMO INCONTRO -Martedì 10 aprile 2018 ore 21.00 - Guida don Giuseppe -Oratorio di Luvinate

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Pellegrinaggio a Lourdes con i malati UNITALSI

IN PULMAN 23 - 29 maggio 2018 / IN AEREO 24 - 28 maggio 2018

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Perle in giro (e settanta)

perladuePENSIERI DI PADRE SILVANO FAUSTI, GESUITA
Dove inizia e dove finisce la doppia spirale che tiene appesa la terra all’universo? 
In quale spazio dell’anima, in quale sogno di Dio è sospesa la nostra vita? Possiamo conoscere e amare terre di visione se ci porgiamo dall’orizzonte per guardare oltre
                                                                  Emanuela Zanasi Ferrari

Tre mesi di assenza da Milano. Al mio ritorno vedo tra la corrispondenza una busta grande. Dentro c’è un libro pronto per la stampa. In prima pagina appare il mio nome. Forse uno scherzo. Lo apro e subito, con sorpresa, mi riconosco. E’ opera di una cara amica, la poetessa Emanuela Zanasi Ferrari. Spulciando tra le lettere scambiate in questi anni, ha raccolto mie brevi considerazioni. Sono risposte, a caldo e senza pretesa, al suo continuo osservare, stupirsi e domandare.

Sono cose che si dicono tra amici: sfuggono di traverso dal cuore, con sapore di casa. Le ho lette e in parte sveltite o completate con variazioni spontanee. Se c’è qualche critica, è benevola. “Lo stolto ha il cuore sulla bocca, il saggio ha la bocca sul cuore”: il lettore saprà distinguere sapienza da stoltezza.

Il libro, scritto a più mani, rimane un cantiere aperto dove ciò che si dice serve per andare “oltre” ciò che è detto. “”Oltre” è il tema ricorrente e poteva essere il titolo – che però vale più o meno per ogni libro. La scelta del doppio titolo Terra appesa al cielo e Variazioni su bagatelle in re minore corrisponde rispettivamente al contenuto e allo stile.

Silvano Fausti

Frammenti di lettere scritte da Silvano Fausti,
trascritti da chi le ha ricevute
nel desiderio di con-dividere un dono:
la visione di un Dio quotidiano,
Madre e Padre dei suoi figli,
ostinato nel rispettare la loro libertà
e nel portare su di sé il loro male.
Un Dio infinito nella bellezza,
che troverà modo di salvarci tutti,
insieme nella nuova creazione.                                  Emanuela Zanasi Ferrari

Un pittore del Rinascimento dalla vita non proprio esemplare era tranquillo in punto di morte. Un prete gli chiese: “Non temi il giudizio di Dio ?”. Gli rispose: “Quando dipingo fatico sino a ottenere ciò che desidero: sono sicuro che Dio sa fare il suo lavoro meglio di me”.

San Francesco di Sales affermò: “Preferisco essere giudicato da Dio piuttosto che da mia madre”.

Chi ama vede in ciò che c’è Colui che è. E nel cuore entra gioia e dimora pace. Dio si rivela a Mosè dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe”. Sua caratteristica “essere di” chi ama – è l’appartenenza propria dell’amore.

A quanti non credono nella risurrezione della carne Gesù offre la più bella definizione di Dio: “Non è un Dio dei morti ma dei viventi”. Dio è amore e vita, gioia e fiducia: ha nulla a che fare con tristezza e paura, egoismo e morte.

“La carne” nella Bibbia non corrisponde al corpo – per altro molto apprezzato. E’ il suo aspetto ambiguo di limite e fragilità che rende possibile il bene e il male.

C’è trasgressione divina e trasgressione diabolica: la prima fa del limite il luogo di contatto e comunione con l’altro, la seconda fa luogo di esclusione e divisione dell’altro.

Il limite proprio e altrui se accettato genera vita – se rifiutato produce morte.

Se viviamo nell’amore il nostro corpo diventa immagine e somiglianza di Dio.

Anche il male è promosso a luogo di perdono e conoscenza di lui.

Cammino con serenità fino a quando mi troverò dove la nebbia vede il sole.

“E’ per nascere che si è nati”.

La nostra esistenza è garantita perché precaria: non è affidata alle nostre mani ma alla grazia della Vita.

Chi non riconosce o giustifica il proprio male fa il peggior male: è il peccato contro lo Spirito – imperdonabile perché rifiuta il perdono.

La peccatrice tocca i piedi di Gesù e li lava di lacrime, li riveste di baci e li asciuga con i capelli. Visto lo scandalo del giusto Simone, Gesù dice: “A un creditore uno doveva 500 denari e l’altro 50. Condonò ad ambedue. Chi amerà di più ?”. Il peccato non è colpa da espiare ma occasione per amare di più. – Riconoscere l’errore è la più alta dignità dell’uomo.

La colpa non sta di casa con l’amore: “L’amore scaccia ogni timore” – “dove abbondò il peccato sovrabbonda la grazia”.

Nel perdono alligna l’albero della conoscenza di Dio come Dio: “Tutti mi conosceranno dal più piccolo al più grande perché io perdonerò le loro iniquità”.

Chi è amato è libero di amarsi e amare.

C’è pure chi crede in Dio e chi non crede in Dio. Pur sempre di fede si tratta. – La vita è fiducia accordata e ricevuta.

Giustamente disse un’atea convinta che “anche l’ateismo è una fede”. Ma ce ne vuole tanta!

Dio però ha ancor più fede di lei: seppur con fatica (al dire dei profeti) crede anche nei suoi credenti. Chi crede che Dio non ci sia trova valido motivo in chi crede che Dio ci sia.

La verità di Dio che “nessuno mai ha visto” è tutta e solo amore: “Dio è amore: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio” – anche se non lo sa.

Il Risorto non è mai riconosciuto neppure da chi l’ha conosciuto anche se l’ha appena riconosciuto: “Credevano di vedere un fantasma”. Non abbiamo mai in tasca Dio e il suo dono una volta per sempre: Dio si dona a noi nuovo sempre ogni volta.

Ciò che capisco di Dio è umano, ciò che capisco dell’uomo è divino.

La verità si capisce dal tono della voce: se vuol ingannare è sicura e suasiva – se è comunicazione di esperienza è timida e comprensiva.

C’è un modo di parlare tipicamente clericale che non è normale – la voce pia e devota fa capire che la predica non fa parte della vita né di chi parla né di chi ascolta.

L’umanità intera è pecorella perduta. – Dove mi sento smarrito lì incontro Dio e il mio io.

Dove riconosco il mio errore lì conosco me stesso e lui.

“Nessuno nasce senza mamma, nessuno muore senza Dio”.

Alla fine ognuno apre gli occhi e cessa l’inganno. – Che sorpresa vederlo così diverso da come lo dipingono i suoi devoti!

Nella nudità della croce muore il dio affermato dai religiosi e negato dagli atei. Nasce un dio inedito: nasce Dio !

“Il Figlio dell’uomo che si consegna in mano agli uomini” è Dio. Sua legge è amare e donare fino a dar se stesso: suo giudizio è offrire la vita a chi gliela toglie, sua condanna è perdonare a costo di morire.

Come va l’acqua dal cielo al mare, l’uomo andrà dove deve andare.

Dio non ci salva da difficoltà e morte – neppure salvò se stesso. Ci salva nelle difficoltà e nella morte.

Salvezza è quando la morte non è più solitudine ma comunione con l’Altro, nostro principio e fine.

Chi vuol salvare la vita affoga nell’egoismo – chi la perde per amore ha la vita di Dio.

Invece di cercarlo mi lascio trovare,  invece di fare io per lui accolgo ciò che lui fa per me –guardo lui invece di me.

Lo specchio riflette la luce –l’umiltà specchia Dio.

Gesù dice di noi al Padre: “Tu li ami come ami me” e dice a noi: “Come il Padre ama me così io amo voi”.

Abisso di vertigine che mi rapisce in alto: il Padre mi ama con l’amore unico e totale che ha per il figlio – e il Figlio mi ama con lo stesso amore che ha per lui il Padre.

Il curato d’Ars diceva: “Dio è più veloce a salvare un peccatore che muore di una mamma a tirar fuori dal fuoco il suo bimbo che vi è caduto”.

Teresa di Lisieux: “Se avessi commesso i peggiori crimini manterrei la stessa fiducia: so che tutto questo è come goccia d’acqua in un braciere ardente”.

All’inizio dell’eucaristia per celebrare “degnamente” riconosco i miei peccati e vado alla comunione dicendo: “Non sono degno”.

Accadde sull’isola Orango arcipelago dei Bijagos nell’ampio cortile tra chiesa e canonica: messa all’aperto con pane e vino e vento atlantico. Un’ostia consacrata dallo Spirito vola via: vicino all’altare il gatto delle suore d’un balzo la prende e la mangia.

….!?…. Ha fatto o no la comunione ? Costernazione. Il sacrista risolse il problema teologico mangiando il gatto. (non era vicentino). Il gatto ha fatto la comunione ……. come tanti cristiani che ignorano il Vangelo.

E’ la Parola che fa il sacramento – e la parola è fatta per essere capita, diversamente è magia e non eucaristia.

Camminiamo nella fede, nella speranza e nell’amore: la fiducia non tradisce, la speranza non delude e l’amore resta in eterno.

Alla fine tutti canteremo il Magnificat che Maria cantò all’inizio.

Ogni nostra miseria magnificherà la sua misericordia.

Silvano Faustiterraappesa