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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Orario estivo S. Messe festive da domenica 21 luglio 2018

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Perle in giro (e settantadue)

perladueDISCORSO DELLA MONTAGNA VICINO A ROMA
Il volume raccoglie le meditazioni che nel 2005 il Cardinale Carlo Maria Martini ha tenuto vicino a Roma – come è sua consuetudine annuale – durante un corso di esercizi spirituali a un gruppo di sacerdoti provenienti da diverse regioni. A esse abbiamo fatto seguire il testo delle omelie che il Cardinale ha svolto durante le quotidiane celebrazioni eucaristiche. Oltre a contenere rimandi espliciti al contenuto delle meditazioni, esse trattano, pur nella brevità delle riflessioni, dovuta alla circostanza, diversi temi significativi e attuali.

Le Beatitudini (Mt 7-7)
Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e , mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

 La roccia della nostra vita
[…] parto da una confidenza personale, circa il mio rapporto con “due realtà strettamente collegate, che hanno avuto e hanno sempre di più una grande importanza per la mia vita e il mio pensiero”: Maria e Gerusalemme. Ho citato alcune parole dalla prefazione che ho scritto a un libro su di me recentemente pubblicato; ne leggo ancora qualche riga dove è espressa bene l’esperienza che vivo: “Sono due realtà materne che danno concretezza alla vita; Maria, che invoco quasi incessantemente, è vista per me accanto a mia madre, che mi insegna a pregare, a vivere e a morire. Gerusalemme è la matrice spirituale in cui sono nato, secondo il salmo 87: “Si dirà di Sion: L’uno e l’altro è nato in essa e l’Altissimo la tiene salda. Il Signore scriverà nel libro dei popoli: Là costui è nato. E danzando canteranno: Sono in te tutte le mie sorgenti”.

Anche se di Maria il pudore che si ha per le cose intime fa sì che ne parli poco, per Gerusalemme invece è il contrario: non finirei di parlarne. Ma entrambe sono importanti per la mia vita”. Davvero pensando a Maria si pensa a Gerusalemme e viceversa. Quando mi trovo nella Città santa e al mattino prego, aprendo le finestre vedo a destra non solo il Cenacolo, il luogo dell’Eucaristia e della discesa dello Spirito sugli apostoli, ma anche la Dormitio Mariae, il luogo dove probabilmente la Madonna ha vissuto nelle giornate trascorse a Gerusalemme. Chiedo allora che anche le nostre giornate – le mie, della nostra diocesi, della Chiesa – siano come le sue, vissute nell’attesa del ritorno del Signore.

Poi leggo i salmi o cantici come quello di Isaia, dove tutto è gioia: “Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la amate. Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto…..Poiché così dice il Signore: “Ecco io farò scorrere verso di essa, come un fiume la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli”

E mi domando: dov’è la gioia in questa Città, dove c’è tanto odio, tanto conflitto, tanta divisione ? Allora il pensiero ritorna subito  Maria e con lei alla Chiesa universale, alla Gerusalemme celeste. Poi di nuovo lo sguardo si posa sulla Gerusalemme terrena, mentre mi dico: ma anche questa Città deve avere qualche briciola che cade  dalla Gerusalemme celeste !

Gerusalemme, Maria, la Gerusalemme celeste, la Chiesa che cammina sulla terra: nel riferimento a tali realtà il nostro pensiero si dilata, si consolida, in qualche maniera si tempra, si forgia nel crogiulo della redenzione. Dobbiamo lasciarci guidare da questi pensieri forti, che riempiono la nostra esistenza: la certezza dell’amore di Dio per l’umanità; la certezza che egli, come è stato glorioso in Maria, lo è e lo sarà nella Chiesa; la certezza che ha amato il popolo eletto e lo salverà alla fine dei tempi.

Sono le stesse certezze del Discordo della montagna, delle Beatitudini, che è bello ritrovare mirabilmente espresse nel Magnificat: “Dio ha guardato l’umiltà della sua serva” (beati i poveri), “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore” (guai a voi, o ricchi), “ha innalzato gli umili” (beati imiti, beati i misericordiosi), “ha ricolmato di beni gli affamati” (beati coloro che hanno fame e sete di giustizia).

Qui troviamo la roccia saldissima su cui  fondare la nostra vita, ciò che non viene mai meno, ciò che ci nutre, ci conferma, ci conforta.

Allora potremo anche vivere nella pace il fatto che esista una differenza di pareri fra noi su qualche questione periferica, che magari la scienza non ha ancora sufficientemente approfondito o non è stata ancora ben recepita dalla coscienza cristiana. Ci impegneremo perché anche in questi casi si vada verso un’opinione comune; accetteremo tuttavia serenamente che non possano essere risolti facilmente, che persista una zona chiaroscura, sapendo che esiste una zona luminosa profonda: la Passione e la morte di Gesù, il suo modo di vivere e di morire, i valori che ci ha insegnato e ha espresso nel Discorso della montagna.

Fra le migliaia di biglietti di d’augurio che ho ricevuto quando venticinque anni fa sono arrivato a Milano come arcivescovo, mi è rimasto impresso quello di Giuseppe Dossetti, che diceva: “Milano ascolti da lei il Vangelo e nient’altro che il Vangelo”. Fondare l’esistenza esclusivamente sui valori evangelici credo sia principio basilare per tutti. Ed è l’augurio che formulo per ciascuno di noi.

Carlo Maria Martinidiscorsomontagna

Mi permetto di dire due parole a proposito di questo libro che riporta gli esercizi spirituali di Martini… anche perché ero presente. Eravamo ad Ariccia dove lui risiedeva quando stava in Italia ed è stata una esperienza molto intensa di silenzio e di preghiera. Non parlai con nessuno (eravamo circa 40) per tutta la settimana, neppure a pranzo, tanto che qualcuno si preoccupò se “avessi qualcosa”. Cercavo il silenzio, le parole di quel padre dello Spirito,  a cui devo molto, che conduceva dentro la Parola. Una grande boccata d’aria, dove la parola anche più faticosa diventava facile per essere poi pregata. Ricordo anche le omelie che toccarono temi a me cari. Non c’era più il pastore della chiesa ambrosiana eppure un pastore era lì; non c’era più il cattedratico della università gregoriana, eppure un maestro era lì; non c’era più l’uomo ascoltato da tante persone anche non credenti, ma uno dallo sguardo lungo era lì;  non cera l’uomo che avrebbe potuto diventare papa (lo Spirito sceglie sempre bene, come quella volta per Benedetto!), eppure un uomo vero di chiesa era lì. Fuori da ogni ruolo istituzionale, era libero pellegrino dalla parola per aiutare ad entrare nel mondo dello Spirito. Insieme al cammino di  Santiago che feci quell’anno, gli esercizi di Martini nei pressi di Roma, rimangono nella memoria.

Don Norberto