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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Donnamogliemadreamica

adriano 2621SASSOLINI
Il passo si fa pesante, l’energia diminuisce e la voglia di fare lascia il posto a un sentimento lieve ma subdolo, leggero ma penetrante. Diventa semplice arrabbiarsi per un nonnulla, dire frasi sgarbate al primo che ci capita. E il primo che ci capita, spesso, chissà perché, coincide proprio con  la persona meno bisognosa di critiche in quel dato momento o perché più vulnerabile o perché in attesa solo di un gesto gentile. Quindi alla fine, alle già sgradevoli sensazioni che si stanno provando, si aggiunge pure il senso di colpa per aver “colpito” un innocente. Quando capita di sentirsi insoddisfatti, di essere delusi per come che si è o per ciò che si fa, è un attimo cadere intrappolati nel grigiore e non vedere vie di uscita. Ci sono, ma non si riescono a trovare. Si conoscono ma non si ricordano. Forse per crogiolarsi nell’auto commiserazione, forse per sentirsi fragili, forse per farsi guardare, mah….chissà perché….

Ultimamente mi è capitato di guardare nella mia borsa del quotidiano, quella che ognuno porta con sé nelle sue giornate: una borsa piena di idee, pensieri, energie, desideri, doveri, impegni. Frugavo alla ricerca di qualcosa di bello o almeno interessante e continuavo a incappare in pensieri e sentimenti fastidiosi. Trovavo tutto quello che mi piacerebbe essere e non sono, tutto quello che mi piacerebbe fare e non faccio, tutto quello che vorrei avere e non ho. Vedevo cose che non mi piacevano, trovavo emozioni sempre più cupe, senza colori. E da qui ad un giudizio triste sulla banalità della mia esistenza, il passo è stato breve. Mi sono guardata con occhi impietosi e mi sono innervosita. Non riuscivo a liberarmi, ero intrappolata nella vischiosità di questi stupidi ma pressanti pensieri.

Poi ho avuto un’idea. Sono andata in chiesa, ho preso la mia borsa e ho tirato fuori tutti questi… sassolini pungenti. Mi facevano male eppure finora li avevo sempre lasciati nella borsa. Li ho guardati: mi facevano arrabbiare, mi mettevano tristezza e mi causavano anche un po’ di ansia. Li ho guardati di nuovo, con più calma: facevano meno paura. Poi li ho rimessi tutti in borsa e me ne sono andata.

Sono tornata dopo alcuni giorni, li ho tirati fuori di nuovo, sembravano più piccoli e meno numerosi. Mi sentivo più serena e sono riuscita a guardarli anche con un pizzico di tenerezza.

Poi, in silenzio, me ne sono andata. Li ho lasciati lì, in fila sulla panca, in ordine. Stavo meglio. Mi sono girata. Non c’erano già più.

Daniela