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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Nelle faccende di chiesa

lenteSettimana scorsa abbiamo celebrato la messa del Corpus Domini a Barasso, il giovedì è diventato domenica, giorno di ritrovo davanti all’eucarestia della comunità cristiana. Venerdì sera tradizionale rosario recitato tra le cappelle del Sacro Monte. Sabato scorso si è sposata una ragazza della nostra comunità, presenti rappresentanti di ogni parrocchia nel coro, nella preghiera, una semplice e bella celebrazione.Domenica mattina durante la messa a Casciago professione di fede di circa venti ragazzi di terza media. Sono sempre contenta di vedere ragazzi che ancora oggi molto convinti partecipano all’eucarestia e non si vergognano di professare la loro fede anche in un mondo che va contro corrente. Grazie anche ai loro educatori che li hanno accompagnati nel loro cammino di fede.

Domenica sera purtroppo il brutto tempo ha frenato la processione del Corpus Domini, ma un momento di adorazione eucaristica con i testi della Diocesi lo abbiamo vissuto a Morosolo. Tre i bambini coraggiosi della prima comunione. E’ stata una breve sosta di silenzio e preghiere in cui abbiamo lasciato entrare Gesù in noi. Con lo Spirito Santo le cose di Dio diventano cose nostre, non di nostra proprietà, ma condivise tra di noi, che raggiunti dall’amore di Dio siamo liberati dal male.

Martedì sera abbiamo concluso il mese dei rosari a Sant’Eusebio, abbiamo ricordato tante persone della nostra comunità, i ragazzi della prima comunione e della cresima, i preti novelli che riceveranno presto l’ordinazione in Duomo e  altre realtà.

Il Cardinale ha presieduto la Celebrazione e la Processione Eucaristica diocesana portando tra le mani l’Eucaristia nel prezioso ostensorio ambrosiano, che si è snodata per le vie del quartiere Barona a Milano. «La speranza che Gesù dona è per tutti», ha detto l’Arcivescovo ai moltissimi fedeli che hanno camminato con lui dalla chiesa di Santa Bernardetta a quella di San Giovanni Bono.

Camminare per le vie della città vuole dire seminare la speranza che non delude, speranza duratura che dà letizia. Da tale speranza scaturisce quella capacità di  riconoscere nel volto di ogni nostro concittadino, un amico, indipendentemente dalle sue reazioni. Dobbiamo essere diffusori di amicizia civica anche in una società come la nostra dove convivono visoni del mondo molto diverse che si incontrano, ma anche che  entrano in conflitto. Una speranza che vogliamo sia di tutti, che Gesù dona come possibilità a tutti».

Papa Francesco rivolgendosi ai Diaconi domenica scorsa ha detto loro “…chi annuncia Gesù è chiamato a servire e chi serve annuncia Gesù…Il discepolo di Gesù non può andare su una strada diversa da quella del Maestro, ma se vuole annunciare deve imitarlo, come ha fatto Paolo: ambire e diventare servitori. In altre parole, se evangelizzare è la missione consegnata a ogni cristiano nel Battesimo, servire è lo stile con cui vivere la missione, l’unico modo di essere discepolo di Gesù. È suo testimone chi fa come Lui: chi serve i fratelli e le sorelle, senza stancarsi di Cristo umile, senza stancarsi della vita cristiana che è vita di servizio.

Da dove cominciare per diventare servi buoni e fedeli? Come primo passo, siamo invitati a vivere la disponibilità. Il servitore ogni giorno impara a distaccarsi dal disporre tutto per sé e dal disporre di sé come vuole. Si allena ogni mattina a donare la vita, a pensare che ogni giorno non sarà suo, ma sarà da vivere come una consegna di sé. Chi serve, infatti, non è un custode geloso del proprio tempo, anzi rinuncia ad essere il padrone della propria giornata. Sa che il tempo che vive non gli appartiene, ma è un dono che riceve da Dio per offrirlo a sua volta: solo così porterà veramente frutto. Chi serve non è schiavo dell’agenda che stabilisce, ma, docile di cuore, è disponibile al non programmato: pronto per il fratello e aperto all’imprevisto, che non manca mai e spesso è la sorpresa quotidiana di Dio. Il servitore è aperto alla sorpresa, alle sorprese quotidiane di Dio. Il servitore sa aprire le porte del suo tempo e dei suoi spazi a chi gli sta vicino e anche a chi bussa fuori orario, a costo di interrompere qualcosa che gli piace o il riposo che si merita. Il servitore trascura, va oltre gli orari. Così, cari diaconi, vivendo nella disponibilità, il vostro servizio sarà privo di ogni tornaconto ed evangelicamente fecondo…”

Il discorso ai Diaconi mi ha fatto pensare molto a noi mamme, il nostro servizio per i nostri figli, i mariti, le suocere, le mamme, le parole del Papa ci fanno affrontare il nostro servizio quotidiano sicuramente con un altro spirito, con amore, anche se a volte lo dimentichiamo….

Durante la liturgia di martedì  in occasione della festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, Papa Francesco ha commentato “…la liturgia di oggi  porta aria fresca, il messaggio di gioia!…” Anche in questa occasione Maria serve, si alza e va dalla cugina Elisabetta. Ci sono donne coraggiose nella chiesa, sono come la Madonna, che portano avanti la famiglia, l’educazione dei figli, capaci di affrontare tante avversità, tanto dolore, donne che curano gli ammalati, si alzano e servono. Il Papa ha sottolineato l’importanza dell’atteggiamento del servizio nella gioia. Maria incontra Elisabetta con gioia, un incontro caratterizzato dalla festa. Così ha concluso il Papa “…Due cose soltanto, servire e incontrarsi, e noi sperimentiamo la gioia, questa gioia grande della presenza di Dio in mezzo a noi…”.

All’udienza di mercoledì a San Pietro in riferimento al Vangelo del Fariseo e del Pubblicano il Papa ci ha lasciato questo messaggio “…nella vita chi si crede giusto e giudica gli altri li disprezza, è un corrotto e un ipocrita. La superbia compromette ogni azione buona, svuota la preghiera, allontana da Dio e dagli altri. Se Dio predilige l’umiltà non è per avvilirci, l’umiltà è piuttosto condizione necessaria per essere rialzati da Lui, così da sperimentare la misericordia che viene a colmare i nostri vuoti. Se la preghiera del superbo non raggiunge il cuore di Dio, l’umiltà del misero lo spalanca. Dio ha una debolezza: la debolezza per gli umili. Davanti a un cuore umile, Dio apre totalmente il suo cuore…”.

Stefania