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Quaresima 2018

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Foglio Quaresima

Esercizi spirituali nella vita corrente

dal 26 febbraio al 2 marzo 2018 - ore 15.30 Morosolo - ore 20.45 Barasso

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Perle in giro (e settantasette)

perladuePAOLO NEL MINISTERO
Le riflessioni convergono sulla Seconda lettera ai Corinzi e sono state offerte dal cardinal Martini al clero giovane dell’arcidiocesi di Milano in occasione degli incontri organizzati alla fine degli anni Ottanta. Al centro campeggia la figura di Paolo nel vivo del suo ministero, nello “zoccolo duro del suo apostolato”. L’Apostolo di cui parla l’arcivescovo “non sogna, non si fa illusioni”, essendo passato “per tante prove, per tutte le delusioni e le difficoltà”. Paolo non perde la fiducia nel carisma legato al suo ministero: “a partire da questo dono dello Spirito, egli giudica tutto il resto, e il suo carisma diventa, nelle prove, ancora più luminoso e autentico”. Le circostanze oscure che si trova a vivere non gli impediscono di amare irrevocabilmente la sua comunità, di accettare sofferenze e consolazioni, consolazioni che nascono dalle sofferenze e che egli non ricusa mai come se fossero collaterali “incidenti di percorso”. Non accade forse anche a noi di privarci “della forza che ci deriva dall’entrare nelle sofferenze di Cristo proprio perché, di fronte ad esse, tratteniamo il fiato, chiudiamo gli occhi, andiamo avanti lo stesso, senza guardarle in faccia in particolare nella preghiera, nel colloquio con Cristo?”.

Martini5Così – insegna il cardinale – “non le interiorizziamo e le prove rimangono come corpi estranei, non vengono integrate nel nostro cammino e non possono perciò essere trasformate in consolazione”, né per noi né per gli altri.

Quella che Paolo riceve è una consolazione apostolica: è destinata a farsi dono, diventando occasione per crescere e far crescere, anche in mezzo alle mille incomprensioni e difficoltà di cui è disseminato il ministero. Il suo campo operativo è il servizio alla nuova Alleanza. “Non è forse vero che spesso siamo schiavi di modi di agire che indicano la prevalenza del ministero della lettera?”, si chiede Martini, aggiungendo: “Noi ci sentiamo abbastanza lontani dall’essere davvero ministri della gloria di Dio, e però vi tendiamo proprio perché questa gloria di Dio si manifesti anzitutto in noi. E’ un ministero sul quale dobbiamo continuamente regolarci, ricalibrarci”. Il suo metro è il perdono, quel ministero della riconciliazione che non inerisce solo alla confessione dei peccati, ma inquadra tutta la vita dell’apostolo. E’ un ministero di misericordia e di pace, di incoraggiamento e di ricostituzione di personalità infrante e fragili. Piccoli e grandi atteggiamenti lo sussidiano: il valorizzarsi a vicenda, lo sviluppo di uno stile comunicativo più efficace, un’intensa vita di preghiera.

A quest’ultimo ambito il cardinale dedica pagine molto concrete, primariamente rivolte ai sacerdoti, ma facilmente applicabili alla vita di ogni cristiano. Dinanzi alle sfide e alle frammentarietà della vita di ogni giorno, Martini elenca alcune risorse a disposizione dei ministri. Nel difficile equilibrio richiesto dal servizio alla Chiesa, nelle mille contrarietà che deve fronteggiare ogni pastore, il segreto, ieri come oggi, è quello già suggerito da Paolo, sull’esempio del suo stesso ministero: imparare a non riporre fiducia in sé stessi, ma nel Dio che “ci ha liberato e ci libererà, per la speranza che abbiamo riposto in lui”.

Giuseppe Mazza

In questo testo Paolo si trova, potremmo dire, nello zoccolo duro del suo apostolato; dopo più di vent’anni di ministero, nei quali è passato per tante prove, per tutte le delusioni e le difficoltà, si esprime proprio come un servitore del Vangelo, nel cuore delle fatiche quotidiane. E lo sentiamo quindi molto vicino a noi. Mentre scrive la lettera, Paolo vive fondamentalmente tre prove generali.

martiniLa prima è sentirsi ormai respinto dalla maggioranza dei suoi fratelli ebrei. Egli pensava che la prima intenzione di Gesù fosse di affidargli la missione di parlare ai suoi fratelli, come d’altra parte aveva fatto quando andava di città in città visitando le sinagoghe. Si era illuso che, malgrado inevitabili difficoltà, gli ebrei avrebbero capito, ma tale illusione è tramontata, quella missione è fallita. Nella lettera ai Romani, datata intorno a questo tempo, si comprende che nell’Apostolo c’è ancora un po’ di speranza, ma si sta tuttavia rassegnando al fatto che è avvenuta una frattura e ne soffre enormemente. Nel nostro testo è facile intuire che questa è stata una prima grande delusione del suo ministero: coloro ai quali la Parola era anzitutto diretta, non rispondono. Alla sofferenza di Paolo si aggiungono le domande: Ma perché Dio l’ha permesso? Perché le cose vanno così? Perché la parola di Paolo non è accolta da quelli a cui era stata direttamente e primariamente proposta?

La seconda prova è costituita dai contrasti interni delle comunità. L’Apostolo sognava delle comunità unite, concordi, fraterne, piene di entusiasmo e anche unanimi. Invece, l’esperienza amara – già espressa nella prima lettera ai Corinzi ma che raggiunge il culmine qui – è di avere davanti comunità in cui ci sono molte gravi divisioni. Non soltanto interne, bensì rispetto a lui: malintesi, forme di diffidenza nei suoi riguardi. Anzi, la Seconda lettera ai Corinzi è scritta proprio per chiarire i malintesi, le diffidenze, i pregiudizi sorti nella comunità nei suoi confronti.

Un terzo tipo di prove sono quelle interiori, alle quali Paolo accenna in maniera discreta e però, talora, in maniera palese. E’ difficile capire cosa siano queste sofferenze. Tenendo presente il temperamento di Paolo, possiamo pensare ad alti e bassi emotivi, quindi a momenti di entusiasmo che si alternano a momenti di depressione, di stanchezza, di noia del ministero, di fatica.

Martini4Per queste tre prove che vive l’Apostolo, noi sentiamo la Seconda lettera ai Corinzi molto vicina a noi e ci è utile riflettervi in una pausa del nostro ministero. Dire che Paolo è nel vivo del ministero, significa non solo nel vivo dell’attività ma anche nel vivo delle sofferenze. Vi suggerisco di leggere tutta questa lettera, di seguito, per cogliere la violenza dei sentimenti che si agitano in Paolo. Sono soprattutto tre le percezioni rinate in me nel riascolto globale della lettera

  1. Anzitutto mi ha colpito la fortissima fiducia nel proprio carisma, che Paolo esprime in tutti i toni.

In contrasto quindi con le situazioni difficili a cui abbiamo accennato, ciò che emerge è la coscienza di un uomo assolutamente certo che tutto intorno a lui può sgretolarsi, ma non tale carisma. Anche là dove esprime nella maniera più cruda le sofferenze che sta vivendo, emerge con forza l’assoluta certezza nel carisma che gli è stato dato, nella sua vocazione, nella sua missione intesa come dono dello Spirito santo. A partire da questo dono dello Spirito, egli giudica tutto il resto, e il suo carisma diventa, nelle prove, ancora più luminoso e autentico.

E’ un dato veramente impressionante e molto bello; è qualcosa di divino, perché l’abbattersi delle prove su di lui avrebbe, in realtà, potuto determinare un affievolimento, un senso di timore. E la fiducia del carisma, espressa da Paolo, dà  forza anche a noi. Io posso dire che più volte sono stato riportato alla chiarezza del mio carisma di prete e di Vescovo dal confronto con le parole di questa lettera.

Tutto può venir meno, ma non la certezza nel carisma, come scrive pure nella lettera ai Romani: “Chi ci separerà dalla carità di Cristo?” (Rm 8,25). Possono accadere disgrazie, interne ed esterne, possono venire meno tante cose, e tuttavia nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù nostro Signore, il quale mi ha scelto e chiamato.

  1. Questa fortissima fiducia nel proprio carisma è vissuta in circostanze modeste, oscure, penosissime. Anche se non mancano singole situazioni che confortano l’Apostolo, però l’insieme delle circostanze è modesto. Si tratta di un apostolato che tocca, di fatto, poche persone; Paolo sperava che toccasse una massa (almeno il popolo giudaico) e invece tocca piccole comunità che non fanno opinione pubblica. E queste circostanze modeste, oscure, penose, offrono molte amarezze quotidiane: per la meschinità delle persone, per l’incostanza, per il tradimento di amici, per i sotterfugi da cui Paolo si vede circondato, per la fatica a discernere tra i veri e i falsi apostoli, in un guazzabuglio di dottrine e di proposte.

Martini1Tali circostanze, che normalmente avrebbero causato confusione d’animo, tristezza, senso di smarrimento, fanno da contrasto con la fortissima fiducia nel proprio carisma: tutto può accadere, non però questa certezza.

  1. Infine risalta, da parecchie pagine della lettera, che tutto questo è vissuto con amore irriducibile, invincibile per la sua comunità. Si vede che gente un po’ meschina e un po’ ostile a Paolo è continuamente fatta oggetto di un amore tenerissimo, costruttivo. La comunità ha cercato di emarginarlo, di infangarlo nella sua coscienza di sincerità, ed egli lotta per presentarsi come padre amorevole, per nulla sdegnato o amareggiato. Anzi, a partire da tutto questo, si ripresenta con autorità, quasi con violenza affettiva alla sua comunità.

C’è qualcosa di straordinario nell’amore di Paolo, se pensiamo a come noi facilmente ci chiudiamo, quando non siamo bene accolti oppure vediamo che all’accoglienza di alcuni non fanno riscontro l’accoglienza di altri che restano freddi, critici, riservati, distanti. Nella lettera noi cogliamo la profonda sofferenza di Paolo, ma non troviamo una sola frase che possa dire chiusura.

Davvero questa lettera è una medicina per l’apostolo in difficoltà, è come un nutrimento, un ricostituente, perché ha parole piene di forza e, per chi crede che vengono dallo Spirito santo, hanno una tale attualità che ci ricostituiscono nella fiducia in noi stessi, nel ministero, nel conservare una visione grande in circostanze piccole e meschine, nell’amore che non cessa mai di riprovare e di ripresentarsi alla gente.

Affido queste tre impressioni o risonanze a ciascuno di voi per la rilettura o il riascolto che farete della lettera. Io l’ho riascoltata ponendomi la seguente domanda: Come vive Paolo le prove del suo ministero e come io vivo situazioni simili alle sue?

Con questa domanda la lettera diventa molto attuale.

Carlo Maria Martini

Ogni commento commento è inutile se non per spingere, chi vuole, a cimentarsi in questo profondo cammino spiritualiste.

TeresaPaololibro