Nelle faccende di chiesa
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Nelle faccende di chiesa

lenteContinua l’oratorio estivo, settimana scorsa i ragazzi hanno visto insieme anche la partita dell’Italia, insieme a loro erano presenti i ragazzi stranieri ospitati nella parrocchia di Luvinate. Sono stati coinvolti anche in altre attività, è proprio bello vedere che anche cristiani e musulmani possono vivere, giocare, condividere! Cito le parole di domenica di Papa Francesco all’Angelus “…Domani ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dall’ONU. Il tema di quest’anno è “Con i rifugiati. Noi stiamo dalla parte di chi è costretto a fuggire”. I rifugiati sono persone come tutti, ma alle quali la guerra ha tolto casa, lavoro, parenti, amici. Le loro storie e i loro volti ci chiamano a rinnovare l’impegno per costruire la pace nella giustizia. Per questo vogliamo stare con loro: incontrarli, accoglierli, ascoltarli, per diventare insieme artigiani di pace secondo la volontà di Dio…”

Questa settimana in riferimento alla prima lettura della messa di domenica e ad Abramo che intercede per il Suo popolo presso Dio, anche noi siamo invitati a intercedere per il nostro popolo, a pregare per le persone che sappiamo sono nel bisogno, che soffrono o vivono momenti particolarmente difficili.

L’Arcivescovo in visita a Cuasso al Piano ha lasciato tanti messaggi “…Possiamo, in qualsiasi momento, essere salvati dall’abbraccio misericordioso di Cristo, ma c’è un “si” – il sì della fede – da dire ogni giorno personalmente e in ogni ambiente: nel modo in cui si fa famiglia, si lavora, si spera, si porta il dolore, si condivide il bisogno e ci si accorge di chi è nella miseria. Insomma, saper dire “sì” in modo più convinto: questo l’augurio che il Cardinale lascia alla gente per ripensare la fede, perché il vostro apporto è molto prezioso e la rinascita dell’Italia viene più da voi che dalla grande metropoli.

Infine,  un’ultima raccomandazione: “…Viviamo in un mondo dove vi sono nuove definizioni di famiglia, ma noi abbiamo incontrato la visione che Gesù ci ha proposto: un’unione stabile e aperta alla vita tra l’uomo e la donna. Dobbiamo aiutare i nostri giovani a portarsi a questa disposizione. Troppo spesso, invece, rischiamo di farci prendere dal ritmo della vita e di scavare un fossato tra Dio e l’esistenza, ragionando come il mondo ci dice di fare. Occorre che, già in famiglia, la fede intervenga per sostenerci nel giudicare. Sarebbe bello che nascesse l’abitudine di incontrarsi tra famiglie, ascoltandosi gli uni gli altri a partire da problemi concreti. Questo è il tempo della convinzione: dobbiamo far vedere la bellezza e la convenienza di questo tipo di esistenza. Date il vostro contributo per la costruzione della vita buona. Ai ragazzi voglio dire che è molto importante prepararsi bene al proprio stato di vita, alla vocazione. Tutti dicono di sapere cosa voglia dire amare e non ci si dispone ad impararlo. Se uno di voi sente dentro di sé l’inclinazione di dedicarsi al Signore, deve capire, anzitutto, cosa significhi: poi si vedrà. Invito i genitori e i nonni a essere molto attenti a questo aspetto..”.

All’udienza giubilare di sabato scorso Papa Francesco ha ripreso in considerazione la conversione “…Cos’è la conversione? Essa è presente in tutta la Bibbia, e in modo particolare nella predicazione dei profeti, che invitano continuamente il popolo a “ritornare al Signore” chiedendogli perdono e cambiando stile di vita. Convertirsi, secondo i profeti, significa cambiare direzione di marcia e rivolgersi di nuovo al Signore, basandosi sulla certezza che Egli ci ama e il suo amore è sempre fedele. Tornare al Signore. Gesù persuadeva la gente con l’amabilità, con l’amore, e con questo suo comportamento Gesù toccava nel profondo il cuore delle persone ed esse si sentivano attratte dall’amore di Dio e spinte a cambiare vita. Gesù che è con noi ci invita a cambiare vita. È Lui, con lo Spirito Santo, che semina in noi questa inquietudine per cambiare vita ed essere un po’ migliori. Seguiamo dunque questo invito del Signore e non poniamo resistenze, perché solo se ci apriamo alla sua misericordia, noi troviamo la vera vita e la vera gioia. Dobbiamo soltanto spalancare la porta, e Lui fa tutto il resto. Lui fa tutto, ma a noi spetta spalancare il cuore perché Lui possa guarirci e farci andare avanti…”

Durante l’Angelus domenica scorsa Papa Francesco ci ha detto “…Tutti abbiamo bisogno di risposte adeguate ai nostri interrogativi, ai nostri interrogativi concreti. In Cristo, solo in Lui, è possibile trovare la pace vera e il compimento di ogni umana aspirazione. Gesù conosce il cuore dell’uomo come nessun’altro. Per questo lo può sanare, donandogli vita e consolazione. Gesù si rivolge a tutti dicendo: “…Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua… Non si tratta di una croce ornamentale, o di una croce ideologica, ma è la croce della vita, è la croce del proprio dovere, la croce del sacrificarsi per gli altri con amore – per i genitori, per i figli, per la famiglia, per gli amici, anche per i nemici -, la croce della disponibilità ad essere solidali con i poveri, a impegnarsi per la giustizia e la pace. Nell’assumere questo atteggiamento, queste croci, sempre si perde qualcosa. Non dobbiamo mai dimenticare che “chi perderà la propria vita, la salverà…”.

All’udienza del mercoledì di questa settimana Papa Francesco in riferimento al Vangelo della guarigione del lebbroso ci ha fatto una confidenza personale “…la sera, prima di andare a letto, io prego questa breve preghiera: “Signore, se vuoi, puoi purificarmi!”. E prego cinque “Padre nostro”, uno per ogni piaga di Gesù, perché Gesù ci ha purificato con le piaghe. Ma se questo lo faccio io, potete farlo anche voi, a casa vostra… e Gesù ci ascolta sempre….” Gesù continua il Papa “… è profondamente colpito da quest’uomo. Il Vangelo di Marco sottolinea che ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!” Gesù stende la mano e persino lo tocca. Quante volte noi incontriamo un povero che ci viene incontro! Possiamo essere anche generosi, possiamo avere compassione, però di solito non lo tocchiamo. Gli offriamo la moneta, la buttiamo lì, ma evitiamo di toccare la mano. E dimentichiamo che quello è il corpo di Cristo! Gesù ci insegna a non avere timore di toccare il povero e l’escluso, perché Lui è in essi. Toccare il povero può purificarci dall’ipocrisia e renderci inquieti per la sua condizione. Toccare gli esclusi. Oggi mi accompagnano qui i nostri rifugiati, ma tanti li considerano esclusi. Per favore, sono i nostri fratelli! Il cristiano non esclude nessuno, dà posto a tutti, lascia venire tutti…”.

Stefania