Nelle faccende di chiesa
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Nelle faccende di chiesa

lenteSiamo spronati dalla   Sacra Scrittura  di questi giorni, a vivere la vita di Dio nella nostra quotidianità, al lavoro, a casa, nella società, nel rapporto con gli oggetti, con le persone. Nel pieno della festa di Luvinate una sessantina di persone della nostra comunità hanno varcato la porta santa a Caravate. Nella tradizionale camminata a San Cassiano abbiamo recitato un rosario dedicato ai viaggi del Papa, sempre nelle zone più povere e sofferenti.

Mi piace molto partecipare alla messa settimanale, mi capita raramente, l’occasione è stata la festa dei Santi Pietro e Paolo. Tante persone della nostra comunità erano presenti, è come essere in piena comunione con Dio. Sicuramente il passo della scrittura di questa celebrazione che ci ha lasciato Paolo mi ha colpito particolarmente “…se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza….Ti basta la mia grazie, la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza….” e come ha ricordato anche Papa Francesco “…Pietro e Paolo oggi ritornano idealmente tra di noi, ripercorrono le strade di questa Città, bussano alla porta delle nostre case, ma soprattutto dei nostri cuori. Vogliono portare ancora una volta Gesù, il suo amore misericordioso, la sua consolazione, la sua pace. Abbiamo tanto bisogno di questo! Accogliamo il loro messaggio! Facciamo tesoro della loro testimonianza! La fede schietta e salda di Pietro, il cuore grande e universale di Paolo ci aiuteranno ad essere cristiani gioiosi, fedeli al Vangelo e aperti all’incontro con tutti…”

Settimana scorsa il nostro Cardinale ha visitato a Gavirate gli oratori del Decanato di Besozzo. Nel dialogo, prima con i più piccoli e, poi, con gli animatori, l’Arcivescovo ha raccomandato di essere sempre amici del Signore e vicendevolmente. Ha raccomandato di volersi bene e di sostenersi a vicenda. “…Siamo una comunità, per il dono del battesimo, e in questo luogo costruiamo quella amicizia che ci permette di conoscere sempre meglio Gesù…”. Il richiamo è alla frase di benvenuto, letta da una delle animatrici  «chiediamo di poter trovare sempre qualcuno che ci accompagni nel nostro cammino della vita». Questa è una delle cose più importanti perché ognuno deve poter contare su qualcuno nei momenti belli e meno. Anche agli animatori, infine, la raccomandazione di non chiudere gli occhi la sera senza l’Ave Maria e di iniziare la mattina con il gesto più bello, il segno della croce in cui è concentrato il cuore della fede. Restate amici permanentemente, avendo verso gli altri uno sguardo buono, perché se siamo qui è perché abbiamo ricevuto un dono.

Una trentina i nostri ragazzi della cresima che hanno partecipato sabato scorso alla grande festa allo stadio Meazza per l’incontro del Cardinale con i cresimandi e cresimati della Diocesi. Trentamila i partecipanti a cui l’Arcivescovo ha chiesto di non dimenticare mai l’amore di Cristo che sostiene in ogni momento. Nella vita occorre imparare a farci guardare da Gesù, puntando e scommettendo sulla nostra vita, guardandolo noi negli occhi. Anche se abbiamo commesso peccato, se gli diciamo di sì, Lui ci riscatta, ci rimette in piedi come nuovi e permette di camminare pieni di gioia.

Il richiamo è allo Spirito vivo di Gesù che ora è su noi, tra noi, in noi e ripete la domanda, “Tu chi dici chi io sia?”, che il Signore pone agli Apostoli. “…Per non dimenticarla nella distrazione, abbiamo bisogno di stare con Lui. Ciò avviene vivendo l’amicizia negli oratori, nelle associazioni, nei movimenti, nell’amore in famiglia, con chi si occupa della vostra crescita…E’ “noi” che vince, insomma: e il modo giusto per dire questo “noi” è la parola Chiesa, la parola comunità di gente che vuole seguire Gesù, perché sa che tutto c’entra con Lui, in ogni momento. Nulla sfugge al suo sguardo..”

Durante il suo viaggio in questi giorni in Armenia Papa Francesco si è inchinato di fronte alla misericordia del Signore, che ha voluto che l’Armenia diventasse la prima Nazione, fin dall’anno 301, ad accogliere il Cristianesimo quale sua religione, in un tempo nel quale nell’impero romano ancora infuriavano le persecuzioni. La fede in Cristo non è stata per l’Armenia quasi come un abito che si può indossare o togliere a seconda delle circostanze o delle convenienze, ma una realtà costitutiva della sua stessa identità, un dono di enorme portata da accogliere con gioia e da custodire con impegno e fortezza, a costo della stessa vita. Durante l’incontro con le autorità civili il Papa ha reso onore al popolo armeno, che, illuminato dalla luce del Vangelo, anche nei momenti più tragici della sua storia, ha sempre trovato nella Croce e nella Risurrezione di Cristo la forza per risollevarsi e riprendere il cammino con dignità. Questo rivela quanto profonde siano le radici della fede cristiana e quale infinito tesoro di consolazione e di speranza essa racchiude.

All’incontro ecumenico Papa Francesco ha sottolineato che per “… realizzare la necessaria unità non basta, secondo san Nerses, la buona volontà di qualcuno nella Chiesa: è indispensabile la preghiera di tutti. È bello essere qui radunati per pregare gli uni per gli altri, gli uni con gli altri. Ed è anzitutto il dono della preghiera che io sono venuto stasera a domandarvi. Da parte mia, vi assicuro che, nell’offrire il Pane e il Calice all’altare, non manco di presentare al Signore la Chiesa di Armenia e il vostro caro popolo. Farà bene a tutti impegnarsi per porre le basi di un futuro che non si lasci assorbire dalla forza ingannatrice della vendetta; un futuro, dove non ci si stanchi mai di creare le condizioni per la pace: un lavoro dignitoso per tutti, la cura dei più bisognosi e la lotta senza tregua alla corruzione, che va estirpata…”. Ai giovani ha lasciato queste parole “…ambite a diventare costruttori di pace, promotori attivi di una cultura dell’incontro e della riconciliazione…”

Durante la Santa messa il Papa ha spiegato “…come si può diventare misericordiosi, con tutti i difetti e le miserie che ciascuno vede dentro di sé e attorno a sé? Vorrei ispirarmi a un esempio concreto, ad un grande araldo della misericordia divina, che ho voluto proporre all’attenzione di tutti annoverandolo tra i Dottori della Chiesa universale: san Gregorio di Narek, parola e voce dell’Armenia. E’ un maestro di vita, perché ci insegna che è anzitutto importante riconoscerci bisognosi di misericordia e poi, di fronte alle miserie e alle ferite che percepiamo, non chiuderci in noi stessi, ma aprirci con sincerità e fiducia al Signore, Dio vicino, tenerezza di bontà, pieno d’amore per l’uomo, fuoco che consuma la sterpaglia del peccato.

La Chiesa armena cammini in pace e la comunione tra noi sia piena. In tutti sorga un forte anelito all’unità, a un’unità che non deve essere né sottomissione l’uno dell’altro, né assorbimento, ma piuttosto accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno per manifestare al mondo intero il grande mistero della salvezza realizzato da Cristo Signore per mezzo dello Spirito Santo…”. Tornando dal suo viaggio Papa Francesco ha augurato a questo popolo la giustizia e la pace, preghiamo per questo, perché è un popolo coraggioso. E preghiamo perché trovi la giustizia e la pace.

Stefania