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Iniziamo... insieme!

Anno oratoriano 2018-2019 - Festa della Comunità dal 27 al 30 settembre 2018

Programma

Proiezione film: Maria Maddalena

Giovedì 27 settembre 2018 ore 21.00 - Oratorio di Casciago

Locandina

PERCORSO FIDANZATI 2018 - 2019

PRIMO INCONTRO SABATO 13 ottobre ore 21.00 Parrocchia di Casciago

Locandina
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Perle in giro ( e settantanove)

perladueSOLO CON LA PAROLA VERSO IL LARGO
In un’epoca in cui la tecnologia sembra invadere anche l’ambito delle relazioni, le tracce della scrittura ci riconsegnano una testimonianza di piena autenticità umana e spirituale. “Scritture profetiche”: una collana dove la grafia dell’autore diventa scavo e ispirazione di un ascolto. L’ascolto della Parola, l’ascolto dell’Altro.Profezia nel senso rigorosamente biblico del termine: interpretare la Parola è interpretare l’oggi. Nelle sue tensioni, nelle sue inquietudini, nelle sue attese, nelle sue speranze. Tra dolore e possibilità di gioia.

“Vi affido alla Parola”
E’ quasi indicibile la commozione con la quale riprendo i testi, le lettere, i documenti autobiografici del cardinale Carlo Maria Martini. Ricordo le parole con cui volle, nel 2011, a Gallarate, accompagnare con una personale e affettuosissima dedica scritta il dono di un suo testo, pubblicato, allora, di recente: la mano tremante, ma decisa e dolce ad un tempo.

La parole qui raccolte e offerte alla lettura, su indicazione e suggerimento dell’amico Arnoldo, sono riferite alla sua ultima Lettera pastorale Sulla tua parola (2001-2002). Si tratta degli appunti, per la presentazione del testo, il 3 settembre 2001 a Triuggio, ai Decani. Ricordo quando me ne fece dono. Fu nello stesso giorno della presentazione, quando ci incontrammo; mi parlò della sua intenzione di andare a trovare i sacerdoti anziani, nell’ultimo anno della sua presenza a Milano. Era preoccupato non avrebbe voluto disturbare. Si chiedeva come fare. Lo incoraggiai: i sacerdoti ammalati furono felici di una visita tanto inattesa prima quanto attesa e gradita poi!

Sono moltissimi i ricordi, che tornano alla mente, oltre che essere custoditi nel cuore, degli incontri con il padre Martini. Mi sia consentito conservare gelosamente nel cuore, infinitamente grato al Signore e a lui, l’ascolto, la preghiera, le confidenze, le speranze, i progetti …. Gli incontri con il cardinale Martini sono stati per me un dono incommensurabile, una grazia inenarrabile, una benedizione eccezionale; incontri che sempre ti toccano nell’intimo. Grazie, Padre carissimo! Torno spesso sulla tua tomba, dove ripeti a noi e risuonano per noi, le parole scritte sulla pietra: “Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino”.

Vorrei solo accennare a qualche suggestione, che mi viene, dalla rilettura di questa Lettere pastorale (Sulla tua parola), che ritengo, insieme con il Discorso di Mileto (28 maggio 2002), il suo testamento alla Chiesa di Milano. E’ un testo di saluto dolcissimo, tenero ed affettuoso, scritto quasi tutto in forma di preghiera: ringraziamento, (richiesta di) perdono, memoria, sguardo soprattutto al futuro ! Ha scritto: “Nessuna nostalgia, nessun rimpianto, nessuna evasione dalle urgenze del presente: lasciamoci invece animare da un’ardente speranza, da una profonda passione per il Regno che viene e da un impegno capace di esprimere nell’oggi degli uomini la bellezza della promessa di Dio per il futuro”.

Nella Confessio laudis prega con tenerezza e abbandono: “Ti benedico per l’accoglienza che hai voluto riservare al mio ministero fra i non credenti e fra tanti uomini e donne in ricerca. Tu sai con mi aspettavo di ricevere tanta comprensione, ascolto, risonanza. Questi incontri mi stupiscono e mi rendono grato ancor più alla tua Parola, da cui ogni dialogo è sempre partito”. “Soprattutto, mio Dio, ti ringrazio per la fede in cui hai custodito e fatto crescere me e il mio popolo: la confessione della mia lode non basterà a dirti la profondità della gratitudine per questo dono, l’unico necessario, l’unico veramente prezioso, rispetto al quale ti è lode il silenzio e l’offerta segreta del cuore”.

Commuoventi sono le parole che attraversano la Confessio vitae: la semplicità, la franchezza e la verità con cui il cardinale Martini chiede perdono per quanto non ha fatto in questi ventidue anni: “Devo ammettere che spesso non ho coltivato le vicinanze, non ho saputo creare e intrattenere con molti quei rapporti di affetto semplice e cordiale pur tanto desiderati. Riconosco che da una parte il mio stile, la mia educazione e il mio temperamento unito al peso del ruolo, dall’altra le dimensioni oggettivi della diocesi non mi hanno consentito di fare di più, e me ne dolgo […] Chiedo perdono comunque a quanti non si fossero sentiti amati come avrebbero desiderato o atteso: ai vescovi e vicari episcopali, ai collaboratori di curia, ai presbiteri e diaconi, tutti compagni preziosi e infaticabili del mio quotidiano servizio; ai consacrati e alle consacrate che hanno sostenuto con la preghiera e con tante opere di carità e di evangelizzazione la missione della Chiesa milanese; ai laici, che a volte mi avrebbero voluto più dalla loro, nonostante i tanti miei pronunciamenti a favore della corresponsabilità e dell’impegno comune”.

Nella conclusione della lettera, dopo le toccanti scansioni della Confessio fidei, emerge compiutamente la profondità, l’umiltà e l’interiorità della sua vita: ’Prendi il largo ’: in molti sensi e in molti modi questo invito di Gesù ci raggiunge dunque oggi. Mentre ci invita a dare ancora uno sguardo alla riva che lasciamo, ci apre gli orizzonti che ci sono davanti. Per un credente non è mai il tempo della nostalgia né tanto meno del rimpianto. E’ sempre l’ora della speranza, della fiducia, dell’amore. Tutto passa: l’amore resta. E questo amore ci ha parlato e raggiunto in Gesù Cristo, Parola di Dio. A lui, alla sua parola affido me e tutti voi, nella certezza che non resteremo delusi. La madonna del Sabato santo saprà farci compagnia nel tempo della sera e nell’aurora dei giorni che verranno”.

Mi sia consentito ricordare, da ultimo, le parole affidate al tempo del suo congedo, nella sua chiamata ultima: “La definizione forse più bella del come vorrei morire è quella data dallo scienziato gesuita Teillhard de Chardin (morto di morte improvvisa nel 1955), che cito a senso, non avendo con me il testo: ‘ Vorrei non solo morire in comunione (con Dio), ma morire comunicando. Quanto a me, sottolineerei il mio desiderio di vivere la morte come l’ha vissuta Gesù, entrando nel tunnel del buio con abbandono e fiducia totali in Dio Padre, che dopo la notte oscura si rivelerà nella pienezza della sua debordante e affettuosa consolazione’“.

 Carlo Mario Mozzanica

 

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”.

E’ con questo brano del vangelo di Luca che il cardinale apre la sua lettera pastorale ed è su queste parole che ci invita a riflettere.
E’ nella completa solitudine che si sente la voce del Padre che dice Prendi il largo …. in quei momenti in cui ci risuona nel cuore Maestro, abbiamo faticato tutta notte e non abbiamo preso nulla, …
E’ l’invito di Gesù che ci raggiunge e ci invita a dare ancora uno sguardo alla riva che lasciamo, senza nostalgia, senza rimpianti, solo nella fiducia e nella speranza.
E’ l’abbraccio del Padre che dice Prendi il largo …. Tutto passa: l’amore resta!

TeresaSullatuaparola