Nelle faccende di chiesa
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Nelle faccende di chiesa

lenteQuesta settimana scrivo “Nelle faccende di chiesa” in via straordinaria a sei mani. Mi hanno aiutato Marco un nostro educatore presente alla GMG e Suor Emma presente alla celebrazione con Mons. Agnesi  di lunedì 1° agosto. Grazie!Lunedì per motivi di lavoro ho partecipato ad una messa il mattino presto a Sant’Eusebio celebrata da Padre Mario di Barasso che ringrazio, molto presente in questo periodo ad aiutare il nostro infaticabile Don Norberto. Padre Mario nella sua omelia ci ha ricordato la grazia in questi vent’anni di comunità che ci ha permesso di aprire il cuore e avere un più ampio respiro della chiesa universale. Non più campanilismi e invidie.

Suor Emma mi ha rilasciato preziosi appunti dell’omelia di Mons. Agnesi invitato per festeggiare insieme i vent’anni della nostra comunità pastorale. Ha commentato il Vangelo di Giovanni capitolo 17: la preghiera di Gesù in comunione con i suoi, nel momento che precede la sua morte.

Gesù prega perché siano una cosa sola, come lui e il Padre sono una cosa sola. Essere come Gesù significa avere lo stesso sguardo del Padre; essere come Gesù  significa essere come lui: misericordiosi. Essere una cosa sola come lui e il Padre sono una cosa sola. Siamo come lui, una cosa sola, non perché siamo tutti uguali, siamo tutti appiattiti, con lo stesso pensiero, ma perché nella diversità sappiamo comprendere che possiamo ricevere dagli altri e che possiamo donare agli altri. È la condivisione che ci consente di riconoscere i doni che vengono anche dagli altri. La gioia che ci unisce deve perfezionarsi, deve crescere.

Non c’è situazione umana che il Signore non guardi con misericordia. Per questo se c’è qualcosa di faticoso, se c’è qualche cosa che ci divide, … questa non è l’ultima parola, perché il Signore è misericordioso. La Sua Parola è così forte che ci rende capaci di testimoniare il bene guardando con carità anche qualche momento di tensione…

Partecipato anche il rosario meditato da Don Norberto la sera della festa di Sant’Eusebio, ogni decina del rosario Don Norberto ha toccato i vari luoghi di Gesù, Betlemme, Nazareth, Gerusalemme, una decina speciale anche di preghiera per coloro che sono nel peccato, ma che non sanno di esserlo!

La vicina parrocchia di San Vittore di Varese ha aderito domenica scorsa all’invito degli Imam francesi e delle comunità musulmane italiane a partecipare alla messa insieme ai cattolici per testimoniare la condanna all’omicidio di padre Jacques Hamel. Ha detto un volontario mediatore culturale di  Varese “…la vera religione prevede il rispetto verso l’umanità. Non si uccide per diventare musulmano o cattolico…” e il decano del gruppo di musulmani ha sottolineato che “…nel mio Corano non è scritto da nessuna parte di uccidere le persone e a noi davvero dispiace di cuore che accada in nome dei musulmani. Chi lo fa non è nemmeno musulmano…”.

Hanno trascorso giornate veramente intense i giovani della nostra comunità alla GMG con Papa Francesco. Marco mi ha riferito della sua esperienza molto gioiosa, i polacchi sono accoglienti, durante una messa celebrata da Don Giuseppe con i nostri giovani una persona anziana ha donato il gelato, alcune famiglie ospitanti hanno regalato semplici doni  ad ognuno, hanno offerto le cene, fornito ristoro sul lungo tragitto a piedi per raggiungere il campo della misericordia. Ai polacchi anche il grazie di tutta la nostra comunità!

Stefania

 

Riporto alcuni stralci di messaggi che il Papa ha lasciato ai nostri giovani e a tutti noi in questi giorni, frasi che mi hanno colpito particolarmente e che spero possano far riflettere tutti.

Durante la cerimonia di accoglienza di giovedì scorso: “ …Quando Gesù tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi sono capaci di azioni veramente grandiose…mi addolora incontrare giovani che sembrano “pensionati” prima del tempo. Questo mi addolora. Giovani che sembra che siano andati in pensione a 23, 24, 25 anni. Mi preoccupa vedere giovani che hanno “gettato la spugna” prima di iniziare la partita, che si sono “arresi” senza aver cominciato a giocare. Mi addolora vedere giovani che camminano con la faccia triste, come se la loro vita non avesse valore. Sono giovani essenzialmente annoiati… e noiosi, che annoiano gli altri, e questo mi addolora. Io sono sicuro che oggi fra voi non c’è nessuno di questi. Per questo, cari amici, ci siamo riuniti per aiutarci a vicenda, perché non vogliamo lasciarci rubare il meglio di noi stessi, non vogliamo permettere che ci rubino le energie, che ci rubino la gioia, che ci rubino i sogni con false illusioni. Gesù Cristo è colui che sa dare vera passione alla vita, Gesù Cristo è colui che ci porta a non accontentarci di poco e ci porta a dare il meglio di noi stessi; è Gesù Cristo che ci interpella, ci invita e ci aiuta ad alzarci ogni volta che ci diamo per vinti. È Gesù Cristo che ci spinge ad alzare lo sguardo e sognare alto…”

 

Quella di venerdì scorso è stata una via crucis con scenografie spettacolari, studiata nei minimi dettagli.

Il Papa ha detto “…Questa sera, cari giovani, il Signore vi rinnova l’invito a diventare protagonisti nel servizio; vuole fare di voi una risposta concreta ai bisogni e alle sofferenze dell’umanità; vuole che siate un segno del suo amore misericordioso per il nostro tempo! Per compiere questa missione, Egli vi indica la via dell’impegno personale e del sacrificio di voi stessi: è la Via della croce. La Via della croce è la via della felicità di seguire Cristo fino in fondo, nelle circostanze spesso drammatiche del vivere quotidiano; è la via che non teme insuccessi, emarginazioni o solitudini, perché riempie il cuore dell’uomo della pienezza di Gesù. La Via della croce è la via della vita e dello stile di Dio, che Gesù fa percorrere anche attraverso i sentieri di una società a volte divisa, ingiusta e corrotta…”.

 

Sabato mattina ho potuto ammirare, purtroppo solo in televisione, i bellissimi mosaici di Padre Rupnik nel Santuario di San Giovanni Paolo II durante la celebrazione di Papa Francesco con sacerdoti, religiose e religiosi, consacrati e seminaristi polacchi. Anche loro sono stati esortati ad aprire le porte, ad uscire da se stessi per intraprendere un viaggio senza ritorno, a rinunciare alle proprie sicurezze, saldi solo nel Signore.

 

Significative le parole del Papa alla veglia di preghiera con i giovani “…nella vita c’è una paralisi molto pericolosa che nasce quando si confonde la felicità con un divano. Sì, credere che per essere felici abbiamo bisogno di un buon divano. Un divano che ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri. Un divano, come quelli che ci sono adesso, moderni, con massaggi per dormire inclusi, che ci garantiscano ore di tranquillità per trasferirci nel mondo dei videogiochi e passare ore di fronte al computer. Un divano contro ogni tipo di dolore e timore. Un divano che ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci né preoccuparci. “E perché succede questo, Padre?”. Perché a poco a poco, senza rendercene conto, ci troviamo addormentati, ci troviamo imbambolati e intontiti. Amici, Gesù è il Signore del rischio, è il Signore del sempre “oltre”. Gesù non è il Signore del  confort, della sicurezza e della comodità. Per seguire Gesù, bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia. Andare per le strade seguendo la “pazzia” del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo. Andare per le strade del nostro Dio che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali, che ci stimola a pensare un’economia più solidale di questa. In tutti gli ambiti in cui vi trovate, l’amore di Dio ci invita a portare la Buona Notizia, facendo della propria vita un dono a Lui e agli altri. E questo significa essere coraggiosi, questo significa essere liberi!…”.

“…Abbiate il coraggio di insegnare a noi che è più facile costruire ponti che innalzare muri! Abbiamo bisogno di imparare questo. E tutti insieme chiediamo che esigiate da noi di percorrere le strade della fraternità. Che siate voi i nostri accusatori, se noi scegliamo la via dei muri, la via dell’inimicizia, la via della guerra…”

 

Nell’omelia della santa messa di domenica in riferimento al vangelo di Zaccheo Papa Francesco ha lasciato questa frase ai giovani “ Dio  ci ama così come siamo, e nessun peccato, difetto o sbaglio gli farà cambiare idea. Per Gesù nessuno è inferiore e distante, nessuno insignificante, ma tutti siamo prediletti e importanti: tu sei importante! E Dio conta su di te per quello che sei, non per ciò che hai: ai suoi occhi non vale proprio nulla il vestito che porti o il cellulare che usi; non gli importa se sei alla moda, gli importi tu, così come sei. Ai suoi occhi vali e il tuo valore è inestimabile…”.

Ha congedato i giovani dopo L’Angelus invitandoli alla prossima GMG nel 2019 a Panama.