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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Perle in giro (e ottantadue)

perladueMESSA SUL MONDO
Impossibilitato a ‘dire’ la Messa, trovandosi Teilhard in pieno deserto, in quel giorno il gesuita ne ha celebrato il contenuto umano prendendo come dimensione della sua patena ‘il cerchio infinito delle Cose’. Un testo di profonda spiritualità e di alta poesia, composto dal padre Teilhard de Chardin in Cina, nella solitudine del deserto degli Ordos nel 1923.

Il Sacramento del MondoMartelet
Si può forse introdurre una Introduzione? Ci si entra: e tutto è detto. Come fare una Prefazione ad una preghiera che, adeguatamente suddivisa, potrebbe fornire il testo di numerosi Prefazi eucaristici?

In queste pagine, Theilard ha portato fino alle estreme possibilità quella consacrazione del Mondo di cui la stessa Eucarestia è il sommo Sacramento. Tramite i simboli, intesi alla misura del divenire del Mondo e del lavoro umano, la sua preghiera travalica i limiti solitamente assegnati alle nostre eucarestie.

Privato del potere di “dire” la messa, Teilhard, in quel giorno, ne ha celebrato il contenuto umano prendendo come dimensione della sua patena “il cerchio infinito delle Cose”. Come nella Messa, e senza limitarne la portata, un sacerdote, impregnato dalla fede, ne favorisce l’appropriazione personale a ciascun fedele, così l’offerta spirituale di cui Teilhard si è fatto qui il cantore indimenticabile, senza annullare la funzione del Sacramento, ci coinvolge nel suo slancio e ci approfondisce con la sua visione. Mai, nel segreto o nella tristezza dei luoghi di culto in cui si compie l’eucarestia, dovrebbe rimpicciolirsi l’ampiezza in cui Teilhard situa un’oblazione che, ai suoi occhi, è sollevata dalle profondità umane della Croce, e cosmiche della Risurrezione.

[…] La lingua è quella dell’adorazione, della rivelazione abbacinante del valore del lavoro umano, del gusto cosmico della Terra e d’una grandiosa ed amorevole oblazione di se stesso e del Mondo. S’innalza allora, come per incanto, sino a vette sinora ignorate dalla preghiera cristiana.

“Prendi e leggi”, sentì una volta il grande Sant’Agostino nel giardino di Alipio. “Prendi e prega”, sarei tentato, a mia volta, di aggiungere presentando una siffatta opera.

Gustave Martelet, s.j.

 

DeChardin1L’Offerta
Poiché ancora una volta, o Signore, non più nelle foreste dell’Aisne ma nelle steppe dell’Asia, sono senza pane, senza vino, senza altare, mi eleverò al di sopra dei simboli sino alla pura maestà del Reale; e Ti offrirò, io, Tuo sacerdote, sull’altare della Terra totale, il lavoro e la pena del Mondo.

Lì in fondo, il Sole, appena incomincia ad illuminare l’estremo lembo del primo Oriente. Ancora una volta, sotto l’onda delle sue fiamme, la superficie vivente della Terra si desta, vibra e riprende il suo formidabile travaglio. Sulla mia patena, porrò, o Signore, la messe attesa da questa nuova fatica e, nel mio calice, verserò il succo di tutti i frutti che oggi saranno spremuti.

Il mio calice e la mia patena sono le profondità di un’anima ampiamente aperta alle forze che, tra un istante, da tutte le parti della Terra, si eleveranno e convergeranno nello Spirito. Vengano pertanto a me il ricordo e la mistica presenza di coloro che la luce ridesta per una nuova giornata.

Ad uno ad uno, o Signore, li vedo e li amo tutti quelli che mi hai dato quale sostegno e gioia naturale della mia esistenza. Ad uno ad uno, conto anche i membri di quell’altra e tanto cara famiglia che, a poco a poco, a partire dagli elementi più disparati, è stata riunita attorno a me dalle affinità del cuore, della ricerca scientifica e del pensiero. Più confusamente, ma tutti senza eccezione, evoco coloro la cui folla anonima costituisce la massa innumerevole dei viventi: quelli ignoti che mi circondano a mi sostengono a mia insaputa, quelli che vengono e quelli che se ne vanno, e soprattutto quelli che, nella verità od in seno all’errore, hanno fede nel progresso delle cose e, nell’ufficio, nel laboratorio o nella fabbrica, oggi, con passione, inseguiranno la luce.

Moltitudine agitata, imprecisa o distinta, la cui immensità ci spaventa, – Oceano umano le cui lente e monotone oscillazioni incutono il dubbio persino nei cuori più credenti, voglio che, in questo momento, il mio essere risuoni al suo mormorio profondo. Tutto ciò che, durante la giornata, crescerà nel Mondo, tutto ciò che in esso diminuirà, – ed anche tutto ciò che vi morirà, – ecco, o Signore, l’elemento che mi sforzo di raccogliere in me per presentarlo a Te. E’ questa la materia del mio sacrificio, quell’unico sacrificio di cui Tu abbia voglia.

Una volta, trascinavo nel tuo Tempio le primizie del raccolto e il fiore del gregge. L’offerta che Tu attendi realmente, quella di cui Tu senti ogni giorno il misterioso bisogno per sfamarTi e dissetarTi, è nulla meno dell’accrescimento del Mondo travolto dall’universale divenire.

Ricevi, o Signore, questa Ostia totale che la Creazione, mossa dalla Tua attrazione, presenta a Te nell’alba nuova. Questo pane, il nostro sforzo, so bene che, di per sé, è solo una disgregazione immensa. Questo vino, la nostra sofferenza, non è purtroppo, sinora, che una bevanda dissolvente. Ma, in seno a questa massa informe, hai messo – ne sono sicuro perché lo sento – un’irresistibile e santificante aspirazione che, dall’empio del fedele, ci fa tutti esclamare: “O Signore, rendici uno!”.

E, poiché, in mancanza dello zelo spirituale e della sublime purezza dei tuoi santi, Tu mi hai dato, o Signore, una simpatia irresistibile per tutto ciò che si agita nella materia oscura, – poiché riconosco in me, senza rimedio, ben più di un figlio del Cielo, un figlio della Terra, – salirò stamane, in pensiero, sulle più alte vette, carico delle speranze e delle miserie di mia madre, e lassù – in forza di un sacerdozio che solo Tu, credo, mi hai conferito, – su tutto ciò che, nella Carne dell’Uomo, si prepara a nascere od a perire sotto il Sole che spunta, io invocherò il Fuoco.

DeChardin2Il Fuoco al di sopra del Mondo
[…] In principio, vi era il Verbo sommamente capace di sottomettersi e di plasmare ogni materia nascitura. In principio, non vi era il freddo, non vi erano le tenebre. In principio, vi era il Fuoco. Ecco la Verità.

Così, ben lungi dal sorgere a poco a poco dalla nostra notte, la luce che preesiste elimina le nostre ombre, con pazienza, infallibilmente. Noi creature siamo per natura Oscurità e Vuoto. Tu, o Signore, sei lo stesso fondamento e la stabilità dell’Ambiente eterno, senza tempo né spazio, nel quale gradualmente il nostro universo emerge e si compie, perdendo i limiti che lo fanno apparire così vasto ai nostri occhi. Tutto è “essere”.

Lo so bene: noi non potremmo dettartTi e neppure anticipare il minimo tuo gesto. Da Te provengono tutte le iniziative, a cominciare da quella della mia preghiera.

[…] Su ogni vita che, in questo giorno, germinerà, crescerà, fiorirà, maturerà, ripeti: “Questo è il mio Corpo”. E su ogni morte che si prepara a rodere, a guastare, a stroncare, ordina (mistero della Fede per eccellenza!): “Questo è il mio Sangue!.”

DeChardin3Il Fuoco nel Mondo
E’ fatto. Ancora una volta, il Fuoco ha compenetrato la Terra.

Non è caduto fragorosamente sulle cime, come il fulmine nella sua violenza. Ha forse bisogno di sfondare la porta il Maestro che vuole entrare nella propria casa?

Senza scossa, senza tuono, la fiamma ha illuminato tutto dall’interno.

Nella nuova Umanità che oggi si genera, il Verbo ha prolungato l’atto mai terminato della sua nascita; e, per virtù della sua immersione nel Mondo, le grandi acque della Materia, senza un brivido si sono caricate di vita. In apparenza, nessun fremito ha segnato l’ineffabile trasformazione. Eppure, il mondo misterioso ma reale, al contatto della sostanziale Parola, l’Universo, immensa Ostia, è diventato Carne. Ormai, o Signore, ogni materia è fatta carne, mediante la tua Incarnazione.

Grazie, o Signore, di avere in mille modi guidato il mio sguardo sino a fargli scoprire l’immensa semplicità delle Cose !

O Signore,  nella giornata che comincia, Tu sei appena disceso. Come infinitamente diversa sarà, purtroppo, l’intensità della tua Presenza negli eventi che si preparano e ci coinvolgeranno tutti ! Proprio nelle medesime circostanze che tra breve afferreranno me ed i miei fratelli, Tu puoi essere presente un po’, molto, sempre maggiormente, o per nulla.

Affinché, in questo giorno, nessun veleno mi sia nocivo, affinché nessuna morte mi uccida, affinché nessun vino m’inebri, affinché in ogni creatura io Ti scopra e Ti senta, – o Signore, fa che io creda !

DeChardin4Comunione
[…] senza esitare, stenderò la mano verso il pane ardente che mi presenti. In questo pane, in cui hai racchiuso il germe di ogni sviluppo, riconosco il principio ed il segreto dell’avvenire che Tu mi riservi. So che accettarlo significa abbandonarmi alle potenze che mi strapperanno dolorosamente a me stesso per spingermi verso il pericolo, verso la fatica, verso il rinnovamento continuo delle idee, verso l’austera rinunzia agli affetti. Mangiarlo significa contrarre per ciò che è, in tutto, al di sopra di tutto, un gusto ed un’affinità che d’ora innanzi mi renderanno insipide le soddisfazioni che riscaldavano la mia vita.

O Signore Gesù, accetto di essere posseduto da Te e guidato dall’inesprimibile potenza del tuo Corpo al quale sarò legato, verso vette deserte ove, solo, non avrei mai osato salire. Come ad ogni uomo, anche a me piacerebbe, istintivamente, piantare quaggiù la mia tenda su un monte eletto. Come tutti i miei fratelli, ho anche paura dell’avvenire troppo misterioso verso il quale mi spinge la durata. E poi, ansioso con loro, io mi chiedo dove vada la vita …… Possa questa Comunione del pane con il Cristo ammantato dalle potenze che dilatano il Mondo liberarmi dalla mia timidezza e dalla mia indolenza!

A colui che amerà appassionatamente Gesù nascosto nelle forze che fanno crescere la Terra, la Terra, sollevandolo maternamente tra le sue gigantesche braccia, farà contemplare il volto di Dio.

Una perla in cui la fede di Teillhard si condensa in poesia:
“O Cristo glorioso!
Influsso segretamente diffuso in seno alla Materia,
e Centro sfavillante in cui si congiungono
le innumerevoli fibre del Molteplice.
Potenza implacabile come il Mondo e calda come la Vita;
o Tu la cui fronte è di neve, gli occhi di fuoco,
i piedi più scintillanti dell’oro in fusione.
Tu, le cui mani imprigionano le stelle;
Tu che sei il Primo e l’Ultimo,
il Vivente, il Morto ed il Risorto;
Tu che raccogli nella Tua esuberante unità
tutti i fascini, tutti i gusti, tutte le forze, tutti gli stati;
sei Colui che il mio essere invocava
con un’aspirazione vasta quanto l’Universo.
Tu sei veramente il mio Signore ed il mio Dio”.
“Racchiudimi in Te, o Signore!”

Pierre Teilhard de Chardin

Non conoscevo Pierre Teilhard de Chardin, non avevo mai letto nulla, questo libro è “arrivato” per caso e, come ogni volta che ciò avviene, è come se fosse il libro che ‘dovevo’ leggere.

E’ ‘arrivato’ nel viaggio di ritorno dalla Terra Santa, quando  in aereo ho letto un articolo apparso su “Civiltà cattolica”, mensile dei gesuiti, dal titolo “Il sacerdote e la ‘maturazione universale’ sull’Eucaristia”.

Ed è tra quelle righe, citate da papa Francesco, che mi ha colpito quel titolo “La Messa sul Mondo” che poi si è rivelato un ‘piccolo’ Grande libro. Allora, grazie a chi mi ha suggerito la condivisione di quell’articolo!

dN

Messasulmondo