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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Perle in giro (e ottantatre)

perladueNON SOLO PADRI MA ANCHE MADRI
Fai vivere la tua anima.
Non inquietarti davanti alle contrarietà,
non fissarti sul male.
Chiedi a Dio: Signore dammi la forza.
Tu sei il sacrario di Dio.
Cura te stesso.
Non giudicare gli altri. Distingui.Quando mi sono occupata dei cosiddetti padri del deserto, cioè delle prime generazioni di monaci del deserto egiziano, della Palestina e del Medio Oriente, ho scoperto man mano che, ben nascoste nei testi, emergevano figure di donne, parte identificate con il loro nome, parte menzionate collettivamente. In ogni caso nella società tardo antica devono essere state non poche le donne di rottura che hanno abbandonato la società nella quale vivevano e che si sono ritirate nelle zone periferiche del Nilo, nel Sinai o in altre regioni appartate e che ciò nonostante sono diventate assistenti spirituali di donne, di monaci o di donne e di uomini della società colta di Alessandria e di altre città.

Ho anche notato che ci sono stati casi nei quali il nome di una donna è stato trasformato al maschile, o il modo di vivere l’esperienza monacale al femminile è stato ricordato con scherno. Nel corso dei secoli queste donne, soprattutto in Occidente, nella Chiesa latina, sono cadute nel dimenticatoio. Detto più precisamente, le loro tracce sono state intenzionalmente cancellate.

Incuriosita, ho iniziato a interrogarmi non solo sui motivi della dimenticanza, ma anche sulle energie, su quale spiritualità le “donne del deserto”, come vennero chiamate conformemente al titolo onorifico di “padre”, “Abba”, ci trasmettono oggi. Sincletica, Melania o Teodora sfuggono alla possibilità di essere comprese dentro il nostro schema che prevede maschile e femminile. Si tratta di donne forti che sono del tutto coscienti delle loro posizioni difficili. Esse combattono con se stesse, con il loro passato. Esagerano, ma alla fine trovano sempre la loro misura. Grazie all’esperienza della loro vita sono diventate assistenti spirituali di uomini e donne. Il loro atteggiamento fondamentale: prendersi cura di sé, non condannare, esercitare discrezione è per oggi esaltante e attuale, come era allora, circa 2000 anni fa.

Gabriele Ziegler

Grun1L’assistenza spirituale al tempo dei primi monaci non è stata solo una questione riservata a uomini, al contrario, anche a donne. Le donne sono altrettanto idonee all’ascesi e all’assistenza spirituale quanto gli uomini. Talvolta uomini e donne hanno sulla bocca le stesse risposte. Certo, spesso le donne vengono celebrate per il fatto che posseggono la stessa forza e la stessa saggezza degli uomini. Rispetto ai filosofi greci, che disconoscevano alle donne la capacità di filosofare, i padri della Chiesa e i primi monaci riconoscono nelle donne la stessa energia necessaria per l’ascesi. Ciò non significa che le donne vengono trasformate in uomini, piuttosto viene rappresentata l’equivalenza di padri e madri del deserto. Sia gli uni che le altre vi hanno fatto le loro esperienze.

Da un lato c’è l’esigenza si assegnare agli uomini e alle donne le stesse facoltà. D’altra parte, però, è anche chiaro che le donne, quando assistono uomini e donne, fanno da guide in un altro modo e pongono accenti diversi. Desidero porre l’attenzione su alcune particolarità che contraddistinguono l’assistenza spirituali delle madri del deserto. Nelle donne troviamo spesso figure femminili e confronti anche con il mondo della natura.

Dalle parole delle donne emergono misericordia e mitezza. Così consiglia madre Sincletica: “Scegli la mitezza di Mosè, così che tu possa trasformare il tuo cuore di pietra in fonte d’acqua”. L’obiettivo dell’ascesi, secondo Sincletica, non è la disciplina, non è la durezza e neppure la rinuncia, ma la mitezza.

La mitezza trasforma il nostro cuore di pietra in fonte d’acqua. Ci rende fecondi e dai nostri cuori fa sgorgare fonti fruttifere. Mite in tedesco deriva da “raccogliere”. La mitezza è dunque il coraggio di raccogliere tutto ciò che è in me, le zone di luce e quelle d’ombra, le forze e le debolezze, le fede e l’incredulità. In questo si rende visibile un modo di vedere le cose tipicamente materno: la rinuncia a giudicare. La madre non giudica,lei protegge, si prende cura e sostiene la vita.

Grun2Più frequentemente degli uomini Teodora e Sincletica parlano di malattie. Le descrivono con esattezza. E’ palese che esse, rispetto agli uomini, hanno un maggior rapporto con il corpo. Noi dobbiamo riappacificarci con il nostro corpo. Così dice Sincletica: “Perché è questa la grande ascesi: sopportare strenuamente le malattie ed elevare inni di ringraziamento a Dio”.

La nostra ascesi non è solo attiva, essa consiste piuttosto anche nel limitare la sofferenza a causa della malattia, nell’accettazione di ciò che Dio desidera dirci attraverso il nostro corpo. Teodora vede la relazione tra l’anima e il corpo, i presupposti psicosomatici della malattia. Ed ella consiglia di reagire attivamente ai sintomi della malattia e di come il demone appesantisca l’anima facendo uso dell’accidia.

Sono lieto che Gabriele Ziegler abbia sottratto le madri del deserto all’oblio e abbia tradotto il loro messaggio adeguandolo ai nostri tempi. Le madri del deserto possono mostrarci oggi che noi parliamo correttamente di Dio e dell’uomo solo ponendoci contemporaneamente dia dalla parte dell’uomo sia dalla parte della donna. Scopriremo così la somiglianza e insieme la differenza nei modi di vedere dell’uomo e della donna. Non si tratta di smania d’uguaglianza, piuttosto di considerare uomini e donne nella loro particolarità e nelle loro forze specifiche. Le madri del deserto ci mostrano di che cosa sono capaci le donne che aderiscono a Dio e tentano di scoprire il mistero dell’uomo e del suo divenire. Possano le loro esperienze portare frutto per noi anche oggi e indicarci le strade del nostro diventare uomini di fronte a in Dio.

Anselm Grun

 

Arrivata alla fine di questo libro mi è rimasta un’unica certezza ed è stata quella che le guide spirituali, siano esse donne o uomini di spirito, ricevano la chiamata dal buon Dio per essere condotte solamente dallo Spirito. E’ come se il Padre ponesse nella mani della guida il figlio da condurre verso casa, tutto parte di un Suo disegno. Forse è vero, donne e uomini ‘parlano’ di Dio in modo differente, ma Gesù parlava del Padre a uomini e donne.
Parlò a Maria di Magdala
Gesù le disse: “Maria!”. Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!” – che significa : “Maestro !”.
Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.
Parlò ai discepoli
E disse loro: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.”

 TeresaMadrideserto