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Incontro con Padre Alsabagh

Parrocchia di Masnago - 25 giugno 2018

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Festa patronale di Luvinate

dal 25 giugno al 2 luglio 2018

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La predica di don Stefano

Domenica 2 ottobre abbiamo salutato don Stefano che, dopo sette anni circa, lascia il suo servizio domenicale da noi per andare in una diversa parrocchia. Ecco il testo dell’ ultima omelia, fatta a Barasso e che facciamo conoscere a chi non era presente. Mi permetterò, tra qualche giorno di comunicare qualche  pensiero “da puntina”.
Ora la parola a don Stefano!                                                                      don Norberto

don StefanoCari amici, avete mai fatto una gaffe…? Io penso parecchie. Ne ricordo una e… vedrete subito che anche oggi, per il solo fatto di ricordarla rischio di rifarla! Ma tant’è! È l’ultima domenica che vengo qua… vorrà dire che l’eventuale strascico se lo gestirà il mio successore…!

Insomma: molti anni fa stavo facendo una catechesi a un gruppo di giovani e, preso dal discorso, cercavo di rendere un’idea che avevo in mente che era la seguente: ci sono cose che abbiamo proprio davanti agli occhi, ma se ho un occhio che guarda da una parte e l’altro che guarda dall’altra, la cosa che mi sta di fronte, sarà pure a pochi centimetri, c’è caso che non la veda. Mentre dico questo, accompagnando le parole con il gesto delle mani a mimare ciò che intendo dire (un occhio guarda da una parte e un occhio guarda da quella opposta!) fisso la persona che ho davanti (come per cercare la sua approvazione) e questa… era una ragazza con uno strabismo divergente da campionato mondiale…! Io cercavo la sua approvazione e invece… figuraccia! Mi sentivo tutto rosso e volevo uscire…!

Mai fare esempi sui difetti fisici (soprattutto dei presenti)! E ancora: mai cercare di salvare il salvabile pensando di dare una giustificazione a quello che si è detto! Del tipo: «In realtà lo strabismo può essere una forma di seduzione e infatti si parla di strabismo di Venere… e bla bla bla». Il che è vero, ma… lascia perdere! Sapete: in quel momento vorresti essere piccolo piccolo e sparire. Eppure l’idea, secondo me, era buona (l’immagine che avevo usato sicuramente molto meno): ci sono cose che abbiamo davanti agli occhi, eppure ,per una ragione qualsiasi, lo sguardo le vede e non le vede. Così le vede in un modo che non è quello “giusto”.

Il Vangelo di oggi è una di quelle “cose”. L’abbiamo vista molte volte, moltissime volte, e domando: siccome è uno dei testi evangelici più ridicolizzati, non sarà che lo vediamo, ma in realtà non lo vediamo veramente? «Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra»: chiaro, no? “Praticabile”? Beh… no!

Lasciamo perdere la questione della guancia, ma… «Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano»… assurdo, vero? Allora: «Guardalo bene! Avvicina il testo: cosa dice?». «Dice: “Amate i vostri nemici”. Non sono mica cieco!».

E se stessimo leggendo male?

Amici: perché Gesù dice queste cose? Per parlare di cosa?

Risposta “strabica” e pure a distanza ravvicinata: per dirci che dobbiamo amare i nostri nemici.

No, non è esatto.

Perché la risposta viene dopo un’altra domanda che dobbiamo fare sempre quando leggiamo qualcosa: di cosa parla o di chi parla il libro che abbiamo letto? Quel libro si chiama: buona notizia. E la buona notizia è Gesù Cristo. Quel libro non si chiama: “Come vivere felici”, o “Come rispettare il prossimo”, o “Compendio di comportamenti impraticabili” o “Elenco di paradossi”. Il Vangelo è Gesù Cristo, non un testo di educazione civica.

Cosa significa? Significa che se lo leggo come un testo di educazione civica, già sto sbagliando approccio. E allora quando di fronte ai problemi che abbiamo oggi, leggo un Vangelo che mi dice di amare i nemici… beh, la conclusione non può che essere la solita: non è pratico; è un testo ingenuo; non funziona. Se porgi la guancia destra dopo che ti hanno colpito sulla sinistra farai pure peggio perché poi dovrai porgere di nuovo la sinistra e poi la destra e poi di nuovo ancora la sinistra e… non finisce più.

Il titolo del libro è: Vangelo. Dunque quello che tu leggi non è soprattutto ciò che devi fare tu. La prima cosa che ti dice è che Dio è questo. Che Dio è così. È di Dio ciò (o colui) di cui si sta parlando.

Questo vuol dire allora che non siamo chiamati a comportarci così? Certo che l’invito è rivolto anche a noi, ma perché se assumiamo il modo di vivere di Gesù, entriamo nel modo di essere di Dio, conosciamo Dio. L’obiettivo non è diventare “bravi”, ma conoscere Dio, entrare in comunione con Dio, sentire, sperimentare l’amore di Dio.

«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso»: questa è la vita nuova, la vita che riceviamo nel battesimo e che possiamo far fiorire, entrando in una comunione reale, sensibile, con Dio.

In questi anni trascorsi con voi, don Norberto ha molto insistito su questo tema della “Vita di Dio”. È difficile spiegare cosa voglia dire se la domanda su Dio è solo «C’è o non c’è?». Cosa cambia (ci sia o non ci sia) se, comunque, io non ho nessuna relazione con Lui o non ho nessuna intenzione di averla?

Se invece quel desiderio c’è, allora la misericordia, il perdono, l’amore per i nemici, sono come la lingua di Dio. Dio parla questo linguaggio. E se imparo quel linguaggio, potrò parlare con Lui, capire Lui, conoscere Lui. Il mio linguaggio sarà più povero del Suo, certo. Come quando studio Inglese o Francese con un insegnante madre-lingua che mi fa notare tutti gli errori, eppure, pian piano, mi accorgo che se vado poi a Londra o a Parigi, riesco a farmi capire, sono entrato almeno un po’ in quel mondo. Parlare la lingua del posto significa conoscere di più quel luogo, la sua cultura, la sua gente. Capire di più. Vivere di più.

Cari amici, da sette anni, quasi tutte le domeniche alla sera, nella celebrazione della messa, ho cercato di fare questo e solo questo: di proporre a voi, ma pure a me stesso (perché preparare una omelia è una provocazione anche per chi la prepara) qualcosa del pensiero di Dio, così come il Vangelo ci mostra. Con l’obiettivo di conoscere Dio. Un po’ di più. Nel modo che ho detto: mostrando che, forse, possiamo guardare meglio; che non è detto che tutto quanto abbiamo pensato di guardare, solo perché era a distanza ravvicinata, forse lo abbiamo visto bene; che molte cose possono essere vicine, eppure distanti. Se invece le osserviamo da vicino, molte cose possono diventare diverse.

Se vi dicessi che là, alla vostra destra, sì proprio là, sotto quel crocifisso, c’è una porta…  E se guardando bene vi accorgeste che veramente c’è una porta (piccola, o forse chiusa, magari perfino murata) cosa significherebbe? Che di là c’è un altro spazio. Che questo spazio che vediamo non è il solo spazio.

Qualcuno potrebbe replicare: «A me basta questo!». Qualcun altro, però, potrebbe invece sentirsi incuriosito e desiderare andare a dare un’occhiata: «Cosa c’è di là?».

In diversi libri di J.K. Rowling che hanno come protagonista Harry Potter si parla del binario “nove e tre quarti” della stazione ferroviaria King’s Cross di Londra. Si tratta di un binario che si trova tra i binari nove e dieci ed essendo protetto da un incantesimo i babbani (cioè in “non maghi”) non lo vedono. I maghi, invece, sanno che lì c’è una porta e che passandovi attraverso entrano in un altro spazio, un altro mondo, invisibile a tutti gli altri, eppure fantastico, grande, complesso. Teniamo l’immagine del libro fantasy.

Gesù ha parlato a persone che di Dio sapevano (o pretendevano sapere) tutto. E avrete notato che i suoi interlocutori spesso sono gli scribi e i farisei: gli “esperti”. Gesù ha mostrato loro che, in realtà, c’erano molte altre porte, molti altri spazi. E che la realtà di Dio era molto più grande di quello che loro pensavano.

Cosa vuol dire annunciare il Vangelo durante una messa? Se qualcuno viene dopo la messa e mi dice che era d’accordo con quello che ho detto… sono contento, ma il Vangelo non è stato annunciato perché tutti coloro che lo ascoltavano esclamassero «Che bravo questo Gesù che dice proprio le stesse cose che pensiamo noi!». No: Gesù mostrava loro porte che c’erano, ma che questi forse non vedevano o che vedevano, ma non avevano il coraggio di aprire.

Se dopo la messa viene uno e mi dice che alcune cose dette lo hanno interrogato; oppure che non sa se ha capito bene e che vuole capire meglio, oppure che non è d’accordo con me, ma quello che ho detto lo ha fatto pensare… beh è meglio così: vuol dire che tutti e due (lui, ma pure io) abbiamo visto o intravisto altre porte.

Sinceramente: ho imparato e ho raccontato il Vangelo ascoltando molti di voi. E quello che ho detto, l’ho detto anche a partire da ciò che ricevevo da molti di voi.

Se uno viene a messa e ascoltando la parola di Dio o semplicemente partecipando alla celebrazione riconosce che nella vita si aprono molte porte, che le cose sono più complesse, che Dio è grande, ma non solo: che ha un grande desiderio di incontrarti, così come sei… Beh, allora gli orizzonti si allargano.

don Stefano Guarinelli