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Avvento 2018

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Una amicizia sacerdotale

puntina1Dopo una settimana dal saluto di don Stefano, qualche piccola considerazione per portare in luce una “amicizia sacerdotale” nata nel 2000. Da quell’anno iniziò la collaborazione domenicale nella precedente parrocchia di Busto e poi, dopo il suo breve trasferimento a Roma e una fastidiosa malattia, la ripresa del contatto con l’appuntamento a Barasso per la messa vespertina. Solo nell’anno del diaconato di don Giuseppe si è sviluppato maggiormente la collaborazione per le altre messe domenicali, celebrate nelle diverse parrocchie.

“Amicizia sacerdotale”, possibile? Certamente quando si riesce a superare il livello funzionale o istituzionale.  Nel caso tra me e don Stefano i ruoli erano chiari: un parroco e un collaboratore domenicale, psicologo per giunta. Il tempo, la conoscenza e la stima hanno favorito il passaggio ad un livello diverso che potrei chiamare appunto da “amicizia sacerdotale”. Esiste qualcosa che sta al fondo del nostro essere preti, immesso direttamente dalla mano di Dio nel sacramento…  qualche anno prima il parroco e poi il prete psicologo.

Il passaggio da un livello ad un altro non è automatico! Succede che tra noi preti non si arrivi a quel livello dove vita umana e vita spirituale si intersecano. Forse non è automatico neppure tra marito e moglie.  Quando però questo succede, è molto bello! Si passa al livello di ciò che si vive, di quello che si celebra, di ciò che si predica, di ciò che ci emoziona fino a toccare corde personali.

La tavola serale in qualche locale della zona ha senz’altro favorito (senza bisogno di vino, visto che si è quasi astemi!) la comunicazione di ciò che lo Spirito andava dicendo. Non è stato il buon piatto a creare quella comunicazione perchè spesso si mangia, si ride, si dicono cose anche belle e divertenti e… stop.

La percezione di un legame sacerdotale che si unisce al Signore e, di riflesso, tra noi preti, richiede però il tempo per esplicitare il sommerso e allora ben venga una pizza, una tagliata, un buon antipasto, un dolce, un “caffè d’orzo in tazza piccola”. Sono cibi e alimenti che poi dimentichi facilmente al termine della serata perchè l’incontro è stato più “squisito” e più “nutriente”. Mi è capito di benedire Dio per qualche serata domenicale!

Il passare degli anni ha prodotto una certa capacità di “prendersi in giro”: lui ovviamente più brillante e creativo ma, il sottoscritto, sapeva difendersi e rilanciare bene.  Certo  il “ma tu sei più spirituale” era rivolto a me e il “tu che hai la villa a Ponna (ndr. famosa località sul lago di Como)” era per lui.

Cresceva anche una finezza nell’ascoltarsi reciprocamente, nel condividere qualche opinione sul mondo o sulla chiesa mentre si lavava i piatti del pranzo. Diverse volte è capitato, magari a partire da un pensiero nell’omelia, di far emergere altri pensieri o movimenti interiori che si vivevano. Molta discrezione e attenta custodia di ciò che passava tra di noi, espressione di quel legame che conduce ad una “amicizia sacerdotale”.

In questi gironi sembra non essere cambiato nulla:  sembrano quelle domeniche in cui l’assenza di don Stefano era già nel conto, vuoi per un impegno in giro per l’Italia o per un corso in Spagna, in Messico o a Cuba. Il ritorno da quei viaggi poi era occasione di sentire situazioni “da un’altra parte del mondo” o anche di ridere di buffe situazioni capitate,  con quella creatività del racconto che tutti gli riconoscono.

Capirò pian piano l’interruzione di questa collaborazione che permetteva di vedersi fisicamente.  Pero, credo, sarà la stessa “amicizia sacerdotale” a trovare nuove vie per mostrarsi, magari mentre si celebra una messa o si vede un mosaico di Rupnik. In fondo quello che siamo è anche grazie a chi si incontra nella vita.  Un saluto all’amico prete.

don Norberto