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“Filotea” di Francesco di Sales (e novantuno)

perladuePERLE IN GIRO
Quante volte nella vita avremmo desiderato che qualcuno ci desse consigli pratici nelle situazioni difficili della nostra vita o che ci evitasse errori e cadute …. Da più di quattro secoli questo libro guida milioni di cristiani nella vita quotidiana. Con la confidenza e l’amore di un padre, con la dolcezza dell’uomo che vive la santità e la concretezza di un direttore spirituale, san Francesco di Sales ci prende per mano, guidandoci lungo il difficile cammino della santità, a cui tutti siamo chiamati.Accogliamo il suo invito a diventare santi, facendo del Vangelo la nostra regola di vita e impegnandoci ogni giorno a vivere l’insegnamento di Gesù con amore.

francescodisalesFrancesco di Sales è definito “dottore dell’amore divino”. Ricco, infatti, di tale amore, si adoperò perché tutti potessero conoscerlo ed accoglierlo. Dalla sua intensa vita spirituale, insieme ad altre opere, sgorgò “Filotea, introduzione alla vita devota”, opera che ha accompagnato sulla via della santità tante persone di ogni tempo.

Il libro nacque casualmente. Per favorire la vita spirituale di Luisa de Charmoisy, il santo vescovo le aveva inviato numerosi scritti con consigli ed esercizi che la donna mostrò all’abate Fourier, il quale ammirò quegli scritti e pensò di pubblicarli. Era il 1608.

Secondo le espressioni del tempo, san Francesco di Sales usa il termine “devozione” per indicare la vita spirituale impegnata in una crescita costante, della quale egli traccia un itinerario. Il suo linguaggio, essendo iniziato con il rapporto epistolare, è quello diretto ad una persona che egli chiama “Filotea”, nome greco che significa “amica di Dio”, identificabile con ogni lettore o lettrice.

Egli chiarisce che la devozione non è altro che l’amore di Dio accolto dalla persona che vuol corrispondere a questo dono divino, ma in modo costante perciò progressivo, tendente quindi alla perfezione o santità. Il tal modo l’amore di Dio diventa amore verso Dio e si manifesta con l’impegno ad agire con diligenza, assiduità e prontezza: questa è devozione e tutti la possono praticare, uomini e donne, consacrati e sposati, giovani e vecchi, esercitando ognuno il proprio lavoro.

Il cammino di perfezione che san Francesco di Sales propone è dunque accessibile a tutti coloro che hanno compreso che la vita è un dono da non tenere pigramente stretto, ma da sfruttare per corrispondere con sempre maggior generosità all’amore divino. Ecco la meditazione, la preghiera vocale, la celebrazione dei sacramenti che aiutano a staccarsi dall’attaccamento alle cose inutili e futili, per amare Dio e ciò che Dio ama, cioè il prossimo. Senza accorgersi, la persona devota raggiunge alti gradi di perfezione o santità, amando solo la volontà divina. Dal 1608 l’opera fu stampata quaranta volte mentre era in vita il santo vescovo che ne revisionò le prime edizioni; nel 1656 era ormai conosciuta in tutto il mondo, tradotta in diciassette lingue.

Introduzione

SanFrancescodiSalestreCaro lettore, se vuoi rendere felice te e me, leggi questa Introduzione.
[…] Quasi tutti coloro che hanno trattato della devozione, hanno voluto istruire persone separate dal mondo, o perlomeno, hanno insegnato una devozione che porta a questo isolamento. Io offro i miei insegnamenti a quelli che vivono nelle città, in famiglia, a corte, e che sono costretti a vivere in mezzo agli altri. Costoro, molto spesso, non pensano alla eventualità di condurre una vita devota.

Io voglio dimostrare che, come la madreperla vive in mare senza assorbire una sola goccia d’acqua, e come vicino alle isole Chelidonie si trovano sorgenti di acqua dolce in mezzo al mare, e come certe farfalle volano tra le fiamme senza bruciarsi le ali, così un’anima forte e costante può vivere nel mondo senza riceverne i veleni, può trovare sorgenti di pietà incontaminata tra le onde torbide del secolo, può volare tra le fiamme dei malvagi desideri terreni senza bruciarsi le ali del desiderio della vita devota.

So che è un’impresa difficile; per questo vorrei che molti vi si impegnassero con maggiore serietà e decisione di quanto non abbiano fatto finora; è vero che io sono debole, ma con questo scritto offro un sostegno a coloro che, con cuore generoso, vorranno intraprendere questa impresa.

Non per mia scelta pubblico questa Introduzione. Un’anima eletta e virtuosa ebbe da Dio la grazia di desiderare la vita devota; perciò, richiese il mio aiuto. Già da tempo avevo notato in lei chiare disposizioni in proposito. Mi presi cura di lei. Dopo averla guidata attraverso gli esercizi idonei a realizzare la sua aspirazione, le lasciai degli appunti scritti, perché li utilizzasse. In seguito li diede in visione ad un religioso, dotto e devoto, che li giudicò utili a molti altri, e mi spinse a pubblicarli: sono stato convinto dalla sua amicizia, saggezza e autorità.

Ho ricevuto, un po’ riordinato e completato il tutto, con vari consigli e insegnamenti ritenuti opportuni. Non disponendo di molto tempo, troverai soltanto un cumulo di consigli dati con semplicità, spiegati con parole chiare e facili, senza abbellimenti letterari.

Mi rivolgo a Filotea in quanto, volevo destinare all’utilità di molte anime ciò che avevo inizialmente scritto per una sola, uso il nome comune a tutte quelle che vogliono essere devote; Filotea, infatti, vuol dire amante o desiderosa di amare Dio.

[…] La gente del nostro tempo è molto strana. So già che molti diranno che è compito esclusivo dei religiosi e della gente devota assumersi una responsabilità così impegnativa di indirizzare le anime verso la devozione; che ci vuole più tempo di quello che può avere un vescovo con il carico di una diocesi così pesante come la mia; e inoltre, che lo scrivere distoglie da cose molto più importanti. Ma, caro lettore, io ti dico con il grande san Dionigi, che spetta proprio ai vescovi orientare le anime alla perfezione perché il loro ordine è il più alto istituto tra gli uomini, a somiglianza di quello dei serafini tra gli angeli. Perciò il loro tempo non può essere speso meglio di così.

Gli antichi vescovi e padri della Chiesa erano fedeli al loro dovere almeno quanto noi, ma non trascuravano la guida personale di molte anime. Lo dimostrano le molte lettere che ci hanno lasciato. Imitavano gli apostoli che, pur impegnati nella evangelizzazione del mondo intero, raccoglievano qualche frutto che emergeva, con un affetto tutto speciale e personale.

FrancescodiSalesdueTi confesso che la direzione spirituale è una grande fatica; ma è una fatica che consola come quella dei mietitori e dei vendemmiatori, che sono contenti se hanno molto da fare e se sono sovraccarichi di lavoro. La direzione è una fatica che distende e dà vita al cuore. Quelli che vi si dedicano, ricevono dolcezza e fanno la stessa esperienza di coloro che, nell’Arabia felice, hanno una pianta di cinnamomo. La tigre che ritrova il cucciolo lasciato dal cacciatore, per grosso che sia, se lo pone in groppa e non ne risente per nulla; l’amore naturale la rende ancor più agile con quel peso.

Sarà ancor meno pesante per un cuore paterno, guidare un’anima incontrata sul proprio cammino e desiderosa di perfezione, condurla tenendola stretta a sé, come fa una madre col proprio bambino, senza che si senta appesantita da quel fardello cui vuole bene. Solo un cuore paterno può agire così; ed è la ragione per la quale gli apostoli e i pastori d’anime chiamano i loro discepoli con il nome di figlioletti.

Aggiungo, caro lettore, che scrivo di vita devota senza essere devoto, ma con il desiderio di diventarlo. E’ proprio questo che mi dà il coraggio di parlartene; perché, secondo un grande uomo di lettere, un buon metodo per imparare è studiare; più efficace è ascoltare; ma l’ottimo è insegnare. Sant’Agostino scrive alla devota Fiorenza che “donare insegna a ricevere”, perché insegnare è la base per imparare.

Lettore e amico che mi leggi, sono convinto che, proprio perché sono vescovo, Dio vuole che dipinga sul cuore dei fedeli non soltanto le virtù comuni, ma anche la carissima ed amata devozione, da parte mia vi pongo mano volentieri, sia per compiere il mio dovere, sia perché spero che, imprimendola nelle anime degli altri, anche la mia l’amerà.

Se la divina maestà scoprisse che me ne sono follemente innamorato, me la concederà in matrimonio per l’eternità. La bella e casta Rebecca, dando da bere ai cammelli di Isacco, ne divenne la sposa e ricevette da parte di lui braccialetti e orecchini d’oro. Allo stesso modo, dall’immensa bontà di Dio, io mi aspetto che, conducendo le sue pecorelle alle sorgenti della devozione, faccia sua sposa la mia anima e ponga nelle mie orecchie le parole dorate del suo santo amore, e nelle mie braccia la forza di attuarlo; perché è in questo che consiste la vera devozione. Io la chiedo umilmente alla maestà di Dio per tutti i figli della Chiesa, Chiesa alla quale voglio per sempre sottomettere i miei scritti, le mie azioni, le mie parole, i miei progetti, i miei pensieri.

Annecy, giorno di Santa Maddalena, 1609

 

Questo libro è una bella guida da seguire in questo periodo di Avvento. Francesco di Sales chiude il suo libro con tre importanti consigli e uno dice così:

I nostri giorni scorrono. La morte è alle porte. “La tromba, dice san Gregorio di Nazianzo, suona la ritirata; ciascuno si prepari perché il giudizio è vicino”.

La madre di san Sinforiano, al figlio che veniva condotto al martirio, gridava:”Figlio, figlio mio, ricordati della vita eterna; guarda il cielo e pensa a colui che vi regna; ben presto avrà fine la breve corsa di questa vita”.

Filotea, tu dirai la stessa cosa: guarda il cielo e non lasciarlo per la terra. Guarda l’inferno e non gettarti in esso per gli attimi che fuggono. Guarda Gesù Cristo; non rinnegarlo per alcuna cosa al mondo. Quando la fatica della vita devota ti sembrerà dura, canta con san Francesco:
“Tanto è i bene che mi aspetto
che ogni pena mi è diletto”.

TeresaFilotea