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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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“Namasté”

puntina“Namastè” è un saluto. Così mi diceva una amica giorni fa. Un saluto che vien dalla lontana India, accompagnata (come dice il dizionario) “dal gesto di giungere le mani all’altezza del petto, del mento o della fronte, accennando al contempo un inchino col capo”. Senza essere esperto è il saluto della pratica Yoga. Il significato è: “Mi inchino a te” o “Ti ammiro” o anche “Riconosco in te il divino”.  E’ interessante cogliere questo particolare che assomiglia molto a quel “piena di grazia”, il saluto  dell’angelo rivolto a Maria. Ma, forse, anche il saluto liturgico, “Il Signore sia con voi”, possiede lo stesso valore.

Certo, per riconoscere nell’altro il divino, bisogna proprio …che il divino sia nella persona che porge il saluto. Come potrebbe uno riconoscere nell’altro il divino se è pieno di male o è superficiale? Solo una presenza divina resa carne, riesce a riconoscere, addirittura nel cretino o nel farabutto approfittatore, una scheggia dorata!

Immagino solo la “bravura” di Gesù (il divino era totalmente in lui!) nel vedere in quegli scribi e farisei, pieni di sé, oppure  in Pietro, additato come Satana, o in Giuda, anche se chiamato “amico”, una presenza del divino! Immagino, per stare ancora nella “figura di colui che scende agli inferi”, come abbia potuto riconoscere anche nel demone (che per natura è assenza di bene) un micro grammo di altro… Del resto è sempre quel maestro di Nazaret che ha poi voluto nascondersi in chi è “affamato, assetato, nudo, in carcere, forestiero…”.

La vita divina, passata dal battesimo e resa viva da ciò che diciamo “spiritualità”, attiva un modo nuovo di valorizzare i sensi, “vista” compresa. Vedere così nell’altro, anche in chi ci infastidisce, qualcosa del divino, è esperienza grande, impossibile solo alla dimensione umana. Alla fin fine basterebbe solo lo sguardo senza nessuna parola.

Se la “via spirituale” è rattrappita o secca, difficilmente può elevarsi verso queste vette. Lo sguardo rischia così di essere intontito come quando ci viene “l’abbiocco” . E’ quando lo sguardo è possessivo, invidioso o cattivo. Sappiamo che, ciò che sta nell’orizzonte unicamente umano, possiede già i segni della morte, visto che tutto è destinato al cimitero. Ogni rapporto incentrato sul proprio io, non sarà mai un rapporto trasparente e , soprattutto, avrà da subito i segni dell’invecchiamento.

Non così quando il divino è presente, quando in noi è il Signore. In lui, vivo perchè risorto, non c’è la morte, semplice!  Allora si riesce ad inchinarsi davanti a tutto, dalla creazione al cretino, dal cielo al malato, dal filo d’erba a chi è nel male, dal pezzo di pane alla cattiveria subita, dal silenzio alla corsa di questi giorni. “Namastè” allora!

don Norberto