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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Orario estivo S. Messe festive da domenica 21 luglio 2018

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Nelle faccende di chiesa

lenteUna novena di Natale con i bambini del catechismo in cui abbiamo cercato di far loro cogliere la semplicità del Natale, il vero significato della nascita di Gesù, per distoglierli un po’ dalle “letterine” a Babbo Natale o a Gesù Bambino. Purtroppo una scarsa partecipazione, ma non abbandoniamo il nostro cammino.Fermiamoci, facciamo silenzio, rompiamo la parete di vetro che ci impedisce di ascoltare la Parola di Dio, queste le parole che alla tradizionale messa di mezzanotte ci ha lasciato Don Norberto. Tante le persone presenti, tanti volti nuovi o che si vedono solo una volta all’anno, ma che con attenzione e silenzio si sono inseriti nella nostra comunità e hanno voluto partecipare alla gioiosa celebrazione natalizia sempre molto curata.

E la mattina di Natale Don Giuseppe ci ha lasciato un compito per il nuovo anno “mettiamo radici e non costruiamo ragnatele”, una frase che ci ha ripetuto molte volte, per imprimerla bene nei nostri cuori, nella nostra vita.

In questi giorni ho incontrato persone sofferenti che mi hanno aperto il loro cuore, una mamma con problemi con la figlia adolescente, una mamma che dovrà subire un difficile intervento chirurgico, una mamma il cui marito sta perdendo il posto di lavoro, una persona che sta accudendo un parente in ospedale. Ho portato tutte loro con me nella celebrazione natalizia e le tante preghiere dei fedeli mi hanno aiutata a pregare per loro.

Questo l’augurio del Card. Scola nella notte di Natale “…la nostra condizione di donne e uomini, per quanto povera e fragile possa essere, riceve in questa notte, la grazia di scoprirsi luminosa, di diventare presenza di luce per l’altro. La nascita di Gesù dischiude potenzialmente, a ciascuno e a tutta la realtà, la speranza certa di una ri-nascita…” E anche lui la mattina di Natale ci ha lasciato un compito: superiamo qualche piccolo dissapore in  famiglia con forme semplici di perdono e coinvolgiamo anche i bambini in questa festa, insegnando loro almeno il segno di croce e qualcosa di Gesù.

Papa Francesco ha continuato nelle sue omelie a parlare di Speranza “…il Natale ha soprattutto un sapore di speranza perché, nonostante le nostre tenebre, la luce di Dio risplende. La sua luce gentile non fa paura; Dio, innamorato di noi, ci attira con la sua tenerezza, nascendo povero e fragile in mezzo a noi, come uno di noi. Nasce a Betlemme, che significa “casa del pane”. Sembra così volerci dire che nasce come pane per noi; viene alla vita per darci la sua vita; viene nel nostro mondo per portarci il suo amore. Non viene a divorare e a comandare, ma a nutrire e servire. Così c’è un filo diretto che collega la mangiatoia e la croce, dove Gesù sarà pane spezzato: è il filo diretto dell’amore che si dona e ci salva, che dà luce alla nostra vita, pace ai nostri cuori…”

Anche all’udienza di mercoledì il Pontefice ha ripreso la speranza di Abramo, Abramo che si lamenta con il Signore, come a volte facciamo anche noi. Il Papa ci ha rassicurati perché “… lamentarsi con il Signore è un modo di pregare. Lamentarsi è un modo di pregare: lamentati con il Signore, questo è buono. Il lamentarsi di Abramo è una forma di fede, è una preghiera. Nonostante tutto, Abramo continua a credere in Dio e a sperare che qualcosa ancora potrebbe accadere. Altrimenti, perché interpellare il Signore, lagnarsi con Lui, richiamarlo alle sue promesse? La fede non è solo silenzio che tutto accetta senza replicare, la speranza non è certezza che ti mette al sicuro dal dubbio e dalla perplessità. Ma tante volte, la speranza è buio; ma è lì la speranza … che ti porta avanti. Mi sono arrabbiato con Dio e gli ho detto questo, questo, questo, ma Lui è padre, Lui ti ha capito: vai in pace! Bisogna avere questo coraggio! E questo è la speranza. E speranza è anche non avere paura di vedere la realtà per quello che è e accettarne le contraddizioni…”.

Stefania