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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Orario estivo S. Messe festive da domenica 21 luglio 2018

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Parole forti, senza dubbio!

puntina“Chi accoglie voi, accoglie me”. E’ da qualche settimana che penso a questa espressione del Vangelo di Giovanni. Guarda caso la ritrovo nel tema della giornata del 29 gennaio, festa della famiglia di Nazaret. Riprendo la frase alla luce di ciò che vivo, quasi con tremore davanti al fatto che, chi “mi” accoglie, trova Lui e poi il Padre! La gente, in senso generale, cerca nel prete una figura amica che aiuti, che dia un consiglio per i figli o per la vita matrimoniale, una persona a cui chiedere un colloquio o una chiacchierata. Si chiede che abbia alcune competenze, che organizzi per i ragazzi, gli adulti ecc.

Tra la gente esiste anche il “santo popolo di Dio”, fatto da persone che vivono la vita cristiana e che sono aperte all’azione dello Spirito. Questi uomini e donne cercano nel prete proprio Lui, il Signore. Chiedono che sia trasparente perché Lui si noti, che abbia una umanità normale e semplice così che si arrivi a Lui e al Padre.

Alcuni sono esigenti nel chiedere che il prete sia così e, con una franchezza decisa, si arrabbiano se questo non accade. Altri ancora del “popolo santo di Dio” sentono vivo il desiderio di Dio e sanno scoprire, anche nei limiti del prete, Lui, sempre Lui.

A proposito di sacerdoti si cita spesso l’espressione: “Meglio un prete povero che un povero prete” . L’aggettivo “povero” quando segue il nome “prete” sta ad indicare la disponibilità d’animo, l’essere mancante di ciò che non serve, la luminosità di chi mostra il divino. Quando invece la posizione dell’aggettivo cambia si è davanti ad un giudizio negativo: la tristezza di chi vive male, la nullità di chi non sa quello che possiede, la banalità di chi è attaccato alle cose o, peggio, vive comportamenti deprecabili dal punto di vista sessuale.

Il Signore non può averci chiamato per il buon funzionamento della struttura ecclesiastica fatta di parrocchie, oratori, scuole, centri vari. Se ha detto: “Chi accoglie voi, accoglie me” significa un’altra cosa: dal saluto alla stretta di mano, dalle parole al silenzio, dal trovarsi insieme per contentezza al piangere per un lutto, sia Gesù stesso a stringere, parlare, fare silenzio, gioire e piangere. Ecco perchè prima accennavo al “tremore”, perchè quando l’espressione del vangelo viene presa seriamente ti fa esultare per questa scelta ma anche ne vedi il peccato quando non sei stato all’altezza di tale compito.

Certo l’espressione detta da Gesù non riguardava i preti ovviamente ma prendeva in considerazione i discepoli. Qui allora si aprirebbe un discorso nuovo davanti a un uomo o ad una donna, che, proprio perche discepoli, “debbano far vedere Lui”.

Ma già sul prete non si scherza!

don Norberto