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Festa di Sant'Eusebio 2018

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“Lettera ad una amica che ci sarà per sempre” di Sergio Bambarén (e novantasette)

perladue“Qualche tempo fa una delle persone più meravigliose che io abbia conosciuto ha lasciato questo mondo. Si chiamava Silvia. Ci eravamo conosciuti da bambini, quando eravamo vicini di casa, e nonostante le nostre strade si siano divise non ci siamo mai persi di vista. Nel corso degli anni ci siamo incontrati molte volte in giro per il mondo e abbiamo continuato a volerci bene. Era una sognatrice, proprio come me”. In questa lunga lettera rivolta a una carissima amica recentemente scomparsa, Sergio Bamberén mantiene la promessa fattale prima che morisse: scrivere un libro dedicato alla loro amicizia, nata sui banchi di scuola, e al legame indissolubile che li ha tenuti vicini per tanti anni, nonostante le difficoltà, i cambiamenti, le distanze. Silvia, l’amica che se n’è andata, rimane così una figura sempre presente, non solo nella memoria, come di solito succede, ma anche nella piccola, preziosa testimonianza delle parole scritte. Un testo di grande umanità e di portata universale su un sentimento così importante come l’amicizia.

Ricordati che un amico sarà sempre felice per te, anche dopo essersene andato.

bambaren Prologo
Pianta un albero, scrivi un libro, metti al mondo un figlio. Allora avrai raggiunto il tuo scopo nella vita e tutti i tuoi sogni realizzati.
E’ una meravigliosa massima, che ho sentito spesso, e credo che per qualcuno sia vera, ma non lo è per me. Non del tutto almeno. Se mi guardo alle spalle, mi accorgo che la strada verso la felicità è passata attraverso una serie di decisioni che ho dovuto prendere in momenti cruciali della mia vita. E per quanti passi falsi io possa aver compiuto, mi rendo conto che ognuno di essi aveva un significato, e non è stato inutile inciampare continuamente lungo il cammino e commettere così tanti errori.

Per fortuna, nel mio viaggio attraverso la vita ho incontrato persone simili a me che mi hanno reso le cose più facili, facendomi ritrovare la giusta prospettiva o semplicemente standomi accanto quando il dolore bussava alla mia porta. Sono state loro, persone capaci di inseguire i propri sogni, di realizzarli, che mi hanno aiutato a credere in me stesso. Ho piantato un albero, ho scritto un libro e ho avuto un figlio. Ho lasciato una traccia del mio passaggio nel mondo. Ma non ho ancora smesso di sognare ….

Alcune settimane fa, una delle persone più straordinarie che abbia mai conosciuto se n’è andata per sempre. Si chiamava Silvia. Eravamo amici d’infanzia, nati nello stesso remoto angolo di mondo affacciato sull’oceano e cresciuti insieme finché il destino ci aveva separati. Tuttavia la lontananza e il tempo non avevano eroso il nostro legame così speciale: Silvia e io condividevamo il medesimo atteggiamento verso la vita, eravamo entrambi profondamente idealisti e visionari …. delle anime gemelle, insomma. La conferma arrivò molti anni dopo, quando seppi che aveva lasciato il suo lavoro prestigioso e remunerativo per diventare pittrice, proprio come io avevo voltato le spalle al mondo degli affari per dedicarmi alla scrittura.

Silvia è morta a cinquantun anni, dopo una strenua resistenza a una malattia incurabile. La sue sofferenze, cui ho assistito impotente per lunghi mesi, sono finite: adesso è libera, la sua splendida anima non è più prigioniera di un corpo menomato. Non smetterò mai di stupirmi del modo in cui accettava il destino che le era toccato in sorte: invece di lamentarsi di quanto ingiusta fosse stata la vita con lei, aveva scelto di assaporarla fino all’ultimo respiro, con un coraggio e una determinazione straordinari.

Ho avuto il privilegio di essere l’ultima persona a parlare con lei, prima che scivolasse in un breve come dal quale non si sarebbe più svegliata. Entrambi, dopo aver girato il mondo per tanti anni, ciascuno seguendo il proprio complicato percorso personale, avevamo fatto ritorno al luogo dove eravamo nati, una sorta di campo base dell’esistenza, pieno di ricordi meravigliosi.

Silvia aveva deciso di morire nel suo letto, in una casetta che pareva uscita da un libro di favole, con una vista sull’oceano da togliere il fiato. I suoi dipinti appesi alle pareti creavano un’atmosfera di grande serenità. Era una casa molto piccola e semplice, eppure traboccava di amore e passione per la vita.

Alcuni mesi fa mi telefonò dicendo: “Sergio, ho bisogno di parlare con te”.
“Certo”, risposi. “Quando posso venire?”
“Subito”
“Arrivo il più presto possibile”
“Grazie, Sergio. Cerca di non metterci troppo.”

Poco dopo ero a casa sua. Mi aveva dato una copia delle chiavi, perché lei non poteva più alzarsi dal letto per accogliere i visitatoti.
“Ciao, mia bella Silvia”, la salutai, affacciandomi alla sua camera.
“Ciao, Sergio”, rispose. “Grazie di essere venuto.”
“Grazie a te di avermi chiamato”, replicai.
Era quasi il tramonto. Il riverbero rossastro del sole entrava dalle finestre aperte, diffondendo in ogni angolo della stanza una luce calda e dorata. La brezza fresca del tardo pomeriggio profumava di salsedine e le strida dei gabbiani si sovrapponevano al suono della risacca.

Con voce debole, Silvia chiese gentilmente all’infermiera che si occupava di lei di lasciarci soli. “Certo”, disse la donna con un sorriso. Prima di uscire, tuttavia, mi bisbigliò: “Credo che la fine sia vicina”. “Grazie di avermelo detto”, mormorai.

Feci per chiudere la porta alle sue spalle, ma Silvia mi fermò: “Lasciala aperta, Sergio. Ora più che mai ho bisogno di porte e finestre spalancate”. Il suo sguardo indugiò lungo le pareti, soffermandosi sul rettangolo di cielo tinto dai colori del tramonto, poi sui quadri che lei stessa aveva dipinto, raffiguranti scorci di affascinanti luoghi esotici. “Ho bisogno che la bellezza del mondo venga da me, ora che il mio corpo malconcio mi tiene bloccata qui.”

Accostai una sedia al letto e mi sedetti, prendendole la mano. Con l’altra, un po’ tremante, Silvia si tolse la maschera per l’ossigeno che aveva sul viso. Non obiettai: sapeva perfettamente cosa stava facendo. Mi limitai a guardarla, pensando a come la bella bambina con i capelli biondi e gli occhi azzurri che avevo conosciuto tanti anni prima si fosse trasformata in una splendida donna. Il suo corpo adesso si stava spegnendo, ma il suo spirito vitale era ancora indomito. Lei mi guardò, sorrise, poi girò la testa verso la finestra.

“Sono quasi libera finalmente, Sergio”, disse. “Manca così poco ….”
Senza parlare, strinsi più forte la sua mano e l’avvicinai alle labbra per sfiorarla con un bacio. Continuando a fissare lo spettacolo maestoso del tramonto sul mare, mentre la brezza salmastra accarezzava quel che rimaneva dei suoi bei capelli biondi, continuò: “La mia anima sta per abbandonare il mio corpo, Sergio, lo sento. Ma non ho paura: è la fine di un viaggio stupendo  l’inizio di un altro, probabilmente ancora più esaltante”.

Ricacciai indietro le lacrime che mi stavano salendo agli occhi. Dovevo mantenere il controllo e non lasciarmi sopraffare dalla disperazione. Il mio compito, lo sapevo, era soltanto starle accanto, ascoltare, e darle tutto il calore umano e il conforto di cui fossi capace. Lei si girò di nuovo verso di me e mi diede una stretta alla mano.

bambaren1“Ho avuto una vita fantastica, Sergio. Ho conosciuto il vero amore, ho infranto gli schemi in cui la società voleva ingabbiarmi e sono diventata quel che ho sempre voluto, una pittrice. Ho potuto ammirare la bellezza che è intorno a noi, cogliere la magia racchiusa anche in una semplice goccia di pioggia, e renderle omaggio nei miei dipinti. Potrei continuare in eterno a raccontare quel che la mia vita mi ha insegnato. Ho dato più di quanto abbia preso e ora mi sento in pace con me stessa. Però, ho bisogno di dirti una cosa …” “Ti ascolto”, la incoraggiai.

“Noi due siamo amici da sempre, ma  a tenerci uniti per tutti questi anni, anche quando abbiamo imboccato strade diverse, non sono stati soltanto i ricordi affettuosi della nostra infanzia. Abbiamo molto di più in comune, noi due: lo stesso atteggiamento verso la vita, lo stesso modo di guardare il mondo con occhi limpidi e sinceri, senza il filtro dei condizionamenti. Ultimamente sto rileggendo i tuoi libri, e nelle tue parole colgo il riflesso della mia anima.”

“Grazie”, mormorai, sinceramente
“Aspetta a ringraziarmi”, tagliò corto lei. “Devo chiederti un ultimo favore ….”
“Farei qualsiasi cosa, Silvia”.
“Sai, sono sempre stata felice di avere un vero amico come te, che scrive e vive secondo ciò in cui crede”, continuò Silvia. “Ma sono quasi sicura che a volte, nei tuoi libri, tu abbia paura a offendere chi vede il mondo in maniera diversa da te.”
“Mi conosci meglio di quanto pensassi”, commentai sorridendo.
Sentii le sue dita stringere le mie mentre il suo sguardo andava di nuovo al cielo infuocato dal tramonto.

“Per me questo non è il momento delle reticenze e dei timori. So che non avrò un’altra occasione di aprire completamente il mio cuore ed esprimere tutto ciò che sento senza riserve. Per questo vorrei che tu mi promettessi una cosa, Sergio, ma solo se te la senti. Lo farei io stessa se potessi; temo, però, che ormai sia troppo tardi. Tu, invece, hai ancora tempo …”. “Tempo per cosa, Silvia?” domandai, concentrandomi per cercare si capire cosa mi stava chiedendo.

“Tempo per scrivere un libro in cui non celerai alcun sentimento o pensiero che finora hai tenuto per te. Un libro in cui spiegherai, a chiunque voglia leggerlo, che al mondo esistono persone come me e te, che sono riuscite a raggiungere quella pace spirituale, quella felicità autentica che può affrontare a sconfiggere ogni difficoltà, ogni tragedia, ogni dolore. Un libro in cui svelerai i segreti che ci hanno aiutati a diventare l’uomo e la donna che siamo”. Tacqui, sforzandomi di assimilare le sue parole .

“Una delle cose più belle di questa nostra amicizia eterna è che non siamo mai stati capaci di mentire l’uno all’altra, giusto?” “Giusto”, mormorai, serio. Lei mi guardò intensamente negli occhi, ed ebbi la chiara sensazione che mi stesse scrutando fino in fondo all’anima.

“Allora, Sergio, vorrei che mi rispondessi con la massima franchezza, le circostanze lo impongono, ti pare? Ti chiedo: te la senti di scrivere un libro nel quale non celerai niente di quello che la tua voce interiore bisbiglia alla tua coscienza, senza preoccuparti di ciò che gli altri possano dire o pensare? Sei in grado di affrontare la sfida delle sfide, realizzare il tuo libro più coraggioso, dettato direttamente dal tuo cuore, senza mediazioni o compromessi di alcun tipo, in modo che i lettori capiscano perché ci sentiamo così liberi, felici e fiduciosi che la nostra pace spirituale ci sosterrà anche nei momenti più ardui, fino all’ultimo istante della nostra esistenza?”. Sovrapensiero, le lasciai la mano e mi alzai, avvicinandomi alla finestra aperta. Silvia rimase in silenzio, e capii che stava rispettando il mio bisogno di riflettere sulla sua richiesta.

Rimasi alla finestra per un tempo piuttosto lungo, assorto nello spettacolo glorioso del tramonto sull’oceano, mentre il vento lieve mi accarezzava il viso.
Ero pronto a esaudire la richiesta di Silvia e a vincere la sfida che mi proponeva?
Quando tornai a sedermi vicino al suo letto non sapevo ancora cosa risponderle, ma mentre le ero accanto, nell’aura irradiata da quel corpo così fragile, la voce del mio cuore mi venne in soccorso.

Fallo, Sergio. Dì la tua verità senza paura. Racconta che c’era una donna di nome Silvia che è morta quando ancora straripava di vita. Respirai profondamente, riempiendomi i polmoni dell’aria salmastra che amavo così tanto. Poi le presi di nuovo la mano, la guardai negli occhi e sorrisi. “Lo farò, Silvia. Per te e per tutti coloro che sono pronti a infrangere una buona volta i muri di cristallo che ci impediscono di essere liberi. Per tutti quelli che vogliono vivere la vita a modo loro, e non come gli altri si aspettano che facciano. Dirò la verità: la mia e la tua. E se questo dovesse urtare qualche coscienza o andare contro le convinzioni di qualcuno …. Bé, noi sappiamo che le nostre intenzioni sono sempre state oneste.”

Silvia mi rivolse uno sguardo colmo di dolcezza. “A questo mondo c’è chi sa soltanto prendere, e chi continua a dare per tutta la vita. Io e te abbiamo sempre fatto quello che ritenevamo giusto, senza pensare al tornaconto personale. E’ la nostra natura, siamo fatti così.”

bambaren2Restammo in silenzio per un lungo momento, poi lei riprese: “Sergio, ricordi il giorno in cui me ne andai da qui con la mia famiglia, tanti anni fa?”
“Come potrei dimenticarlo?”
“Non riuscimmo nemmeno a dirci addio, era troppo doloroso …”. La sua voce si era fatta distante; la luce del suo sguardo, come gli ultimi raggi di sole fuori della finestra, stava cominciando a svanire oltre l’orizzonte. “Allora non sapevamo che non ci saremmo mai veramente lasciati. Ti ho sempre portato nel mio cuore, Sergio, e nei momenti più difficili della mia vita in qualche modo ho sentito che eri lì con me, proprio come sei qui adesso.”

“Anche tu sei sempre stata nel mio cuore, Silvia, e sarà così finché continuerà a battere. Adesso lo so”. “Ti stenderesti qui vicino a me per un po’, a tenermi la mano?”
“Finché ti addormenti, amica mia.”

Ormai era notte. Silvia dormiva, profondamente. Mi alzai pian piano dal suo letto e le sfiorai la fronte con un bacio, poi uscii dalla camera, raccomandando all’infermiera di avere cura di lei Il giorno seguente appresi che, mentre ero ancora lì accanto a lei, Silvia era scivolata dal sonno in un coma irreversibile, ed era morta il mattino dopo.

Silvia aveva chiesto che il suo corpo fosse cremato e le ceneri disperse nelle acque di un’incantevole baia dove avevamo nuotato tante volte insieme con i delfini. Il giorno della cerimonia funebre salimmo su una barchetta, soltanto i parenti e gli amici più intimi, e quando i delfini si radunarono attorno a noi spargemmo le ceneri di Silvia nel mare calmo. Allora tirai fuori dalla tasca della giacca un foglietto, gli diedi fuoco e lasciai che la cenere cadesse nell’acqua, raggiungendo le spoglie mortali della mia grande amica.

La madre di Silvia mi prese la mano e domandò: “Avevi scritto qualcosa su quel foglio, Sergio?”. “Sì” risposi, compunto. “Posso chiederti cosa?”

Fissai i delfini che nuotavano vicino alla baia, mi tuffai in acqua a giocare con loro, avvertendo per l’ultima volta la presenza di Silvia intorno a me, e piansi come non mi accadeva da molto tempo. Infine mi accomiatai con un lungo addio, chiesi ai delfini di avere cura delle sue ceneri e della sua anima, e risalii a bordo. La madre di Silvia mi passò un telo di spugna per asciugarmi. “Ora puoi dirmi che cosa avevi scritto sul foglietto?” La abbracciai, e con voce rotta sussurrai: “Una promessa è una promessa, Silvia”.

Cara Silvia, ecco il libro che ti ho promesso. Assomiglia a una lettera, scritta a un’amica che ci sarà per sempre. Lo dedico a te e a tutti quelli che ancora credono nella magia di questo mondo. Ci sono i piccoli e i grandi segreti che ci hanno permesso di trovare, lungo il cammino, la felicità autentica.

 Sergio Bambarén

C’è una solitudine dello spazio,
una solitudine del mare,
una solitudine della morte,
ma queste
non sarebbero che una folla
comparata a quel luogo profondo,
quella polare segretezza,
di un’anima ammessa al proprio cospetto.
Finita Infinità

                                                               Emily Dickinson

 

 Per tutti quelli che hanno ancora il coraggio di fidarsi 

Teresaletterabambaren