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Giornata di spiritualità in Avvento

Sabato 23 novembre 2019

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Nelle faccende di chiesa

lenteSe facessimo entrare Gesù nelle nostre case!!! Se lasciassimo uno spazio per la preghiera anche solo un Padre Nostro, un momento di silenzio, nelle nostre famiglie non ci sarebbe violenza, non ci sarebbe il male! Queste alcune frasi dell’omelia di Don Norberto durante la messa per la festa della famiglia. Un Padre Nostro recitato sull’altare dalle famiglie presenti, lettori accompagnati da mariti e figli, tante belle testimonianze di famiglie cristiane!L’accoglienza come stile di vita” è il tema della Festa della famiglia. Nella vita di tutti i giorni spesso mi dimentico certe attenzioni per mio figlio, per mio marito e queste parole mi hanno fatto molto pensare…”Quanto si sente accolto un genitore che, rientrando dal lavoro, riceve un caloroso saluto sulla porta di casa? Come può non essere valorizzato come gesto di accoglienza l’attenzione che uno sposo/a dimostra al proprio coniuge quando si offre di sostituirlo in qualche mansione domestica e non? Quale accoglienza esprime l’attenzione che un figlio sposato offre ai genitori anziani, andando a trovarli o semplicemente nel gesto di una telefonata quotidiana? Quale accoglienza esprimiamo come famiglie quando apriamo la porta ai compagni di scuola dei nostri figli? Quando ci offriamo di accompagnare a scuola i figli dei vicini? Quando banalmente aiutiamo la vicina di casa a portare le sacche della spesa? Non sono  gesti speciali, ma, proprio perché inseriti nella ordinarietà, meritano di essere sottolineati per il valore educativo e di testimonianza.”

Il Cardinale nella festa della Famiglia si è rivolto ai giovani “…la fatica dei nostri giovani a scegliere la strada di un amore per sempre nel matrimonio, è legata alla paura di una scelta per tutta la vita  e all’incapacità di perdono. Si deve, invece, rispettandosi, mostrare a tutti la bellezza e la verità di questo vincolo affettivo senza il quale non si diventa uomini e donne mature. Occorre praticare il dono della famiglia, avendo capacità di sopportazione e perdonando…”

Nel pomeriggio di domenica ho partecipato al secondo appuntamento della terza fase della nostra comunità, ci siamo confrontati sui sette verbi. E’ stato un momento di condivisione con la comunità, un’occasione per parlare della nostra vita illuminata dalla Parola di Dio.

Conoscete ormai il mio legame con le Suore salesiane. Durante la messa di Don Bosco, Don Giuseppe ci ha chiesto di non  convincere gli altri a parole, ma essere convincenti con la nostra vita. Tutti noi abbiamo bisogno di un padre a cui fare riferimento e sicuramente anche Don Bosco lo è. I canti di Don Bosco mi hanno fatto pensare agli anni trascorsi in oratorio con le Suore salesiane, anni di gioia e spensieratezza in cui sono nate amicizie profonde con persone che ancora oggi frequento.

Ho letto con gioia la nuova iniziativa “Cresciuto in oratorio” promossa nelle Diocesi Lombarde e Vi riporto l’esperienza del Cardinal Scola “…nel 1946, primissimo dopoguerra, i nostri genitori erano sempre preoccupati, ma l’oratorio era sentito come il luogo della bellezza e dell’amicizia: anche noi, pur da piccolini, sentivamo che vi era qualcosa di solido che sarebbe durato nel tempo. Avevamo solo una palla di pezza, ma bastava. Il principio dell’allenatore è che vi fosse la squadra di 5 ragazzini e gli altri 120 facessero riserva. A me dispiaceva, così promisi di passare i compiti ogni giorno al più grande e grosso di noi che era sempre in squadra e riuscii ad entrare. L’oratorio, attraverso il catechismo, il teatro, il gioco, le gite  ti insegna a riflettere sulla vita. Con le esperienze che si fanno si impara, ma per imparare bisogna aver nel cuore un moto che, per noi, era Gesù, con la forza del “noi” che generava. Questa è la forza straordinaria che ha ancora l’oratorio, specie nel modo frammentato di oggi che non permette che cresca il  volto pieno della persona. Quindi, facciamo conoscere l’oratorio…”

Sembra proprio che dobbiamo continuare a sperare… all’udienza di questa settimana il Papa parla ancora della speranza “…Così è la speranza cristiana: avere la certezza che io sto in cammino verso qualcosa che è, non che io voglia che sia. Questa è la speranza cristiana. La speranza cristiana è l’attesa di una cosa che è già stata compiuta e che certamente si realizzerà per ciascuno di noi. Anche la nostra risurrezione e quella dei cari defunti, quindi, non è una cosa che potrà avvenire oppure no, ma è una realtà certa, in quanto radicata nell’evento della risurrezione di Cristo. Sperare quindi significa imparare a vivere nell’attesa. Imparare a vivere nell’attesa e trovare la vita…”.

Stefania