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Sabato 23 novembre 2019

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“Carlo Maria Martini, potenza e inquietudine della Parola” di Alberto Bondolfi e Milena Mariani (e novantanove!)

perladueIl sogno di Chiesa del Cardinal Martini.
Chi conosce la Scrittura – e il cardinale Martini la conosceva bene, da vero maestro – sa che in essa vengono riportati vari tipi di sogni. Vi sono i sogni premonitori, che in maniera più o meno velata dischiudono annunci per il futuro: tipici in questo senso i sogni di Giuseppe riguardanti i suoi rapporti con i fratelli, quelli che prevedono il destino degli ufficiali del faraone e infine i sogni del faraone stesso, che Giuseppe interpreta in chiave sapienziale riuscendo così a salvaguardare la prosperità del regno d’Egitto. Similmente avviene a Giuseppe, sposo di Maria: l’angelo di Dio gli appare in sogno dandogli indicazioni sul futuro suo e della sua famiglia. Differente è l’intonazione del celebre sogno di Giacobbe: in esso si narra l’incontro tra il patriarca e Dio, da cui scaturiscono una promessa e una benedizione che troverà realizzazione nel corso dei secoli. Abbiamo quindi le visioni profetiche (si pensi emblematicamente a Isaia ed Ezechiele, ma anche a Pietro in At 10,9), attraverso le quali viene pronunciata una parola autorevole di Dio nei confronti del popolo di Israele. Non dimentichiamo, viceversa, il monito con cui si apre il ciclo di Samuele: “La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti”. Quello in cui vive il giovane Samuele è un tempo di carestia, non materiale – in Sam 2,12 si parla anzi di offerte succulente, di cui i sacerdoti approfittano con avidità – ma spirituale: mancano le visioni, mancano i profeti attraverso cui Dio possa parlare al popolo, la parola del Signore si fa rara ….

Martini5Senza forzare il paragone, è possibile collocare il “sogno di Chiesa” del cardinale Martini sulla linea delle visioni profetiche: non vi si racchiude il vagheggiamento di tratti ecclesiali utopistici e quasi irrealizzabili, ma viene indicata una linea di confine cui è necessario tendere e che solo alcuni – i profeti del nostro tempo, appunto – sono in grado di profilare in maniera più compiuta.

Riandiamo allora al 7 ottobre 1999. In Vaticano si stava svolgendo la II Assemblea speciale per l’Europa del Sinodo dei vescovi e il cardinale Martini prese la parola ricordando in primo luogo l’amico cardinale Basil Hume, deceduto pochi mesi prima, il quale era solito iniziare i propri interventi sinodali con l’espressione “I had a dream”. Martini disse a sua volta: “Anch’io in questi giorni ho avuto un sogno, anzi parecchi sogni”. Si soffermò quindi su tre sogni concernenti, rispettivamente, il disegno di una chiesa più sinodale, l’importanza delle comunità parrocchiali a fronte del crescere dei movimenti e la centralità della Scrittura nella vita dei credenti.

Una Chiesa aperta al rischio della fede
“Il profeta rammenta agli anziani che devono trasmettere i sogni e non le delusioni della loro vita. Sono felice di poter sognare ora, qui a Gerusalemme, come Giacobbe che vedeva gli angeli salire e scendere sulla scala celeste …. Un tempo avevo sogni sulla Chiesa. Una Chiesa che procede per la sua strada in povertà e umiltà, una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo. Sognavo che la diffidenza venisse estirpata. Una Chiesa che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto. Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori. Sognavo una Chiesa giovane”.

Ecco descritto il sogno di Chiesa del cardinale Martini che prosegue dicendo che ormai non ha più tali sogni e che ha piuttosto deciso di pregare per i futuro della Chiesa: il sogno descritto non si configura nei termini di una realtà semplicemente immaginata e irrealizzabile, ma come una direzione di senso lungo il quale camminare. Una Chiesa più umile, povera, meno dipendente dai condizionamenti dei poteri di questo mondo, siano essi di natura economica o politica; una Chiesa più aperta e disposta a confrontarsi con le esigenze, le problematiche e i dubbi del tempo presente; infine una Chiesa più giovane e capace di intercettare le domande di quanti si affacciano alla vita. “La Chiesa della ‘vecchia Europa’ ha proprio bisogno di novità e di una ventata di aria fresca

Quasi come contrappunto, è giocoforza riportare il duro ammonimento contenuto nell’ultima intervista rilasciata dal cardinale Martini l’8 agosto 2012 e pubblicata all’indomani della sua morte: “La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio?”.

“Come può la Chiesa, prosegue Martini nella medesima intervista, avere paura dal momento che il suo fondamento è la fede? Una istituzione basata sul potere può e addirittura deve avere timore, dal momento che il suo potere si può sgretolare; non così per quanti si lascino guidare dalla fede, nel qual caso il primato non va alla saggezza umana ma al coraggio che lo Spirito dona loro”.

Martini2 Il coraggio anziché la paura; e quindi il rischio della fede anziché le certezze umane, per quanto puntellate da principi dogmatici: questo il secondo sogno di Chiesa lungo il quale farci accompagnare dal cardinale Martini. Le citazioni sopra riportate sono del resto sufficientemente eloquenti; così come eloquenti sono le scelte e le azioni intraprese nell’arco del suo episcopato, a partire dalla Cattedra dei non credenti, da precisare nella sua finalità: non si trattava di creare un ambito di dialogo tra esponenti di chiesa e persone ad essa esterne, per quanto in ricerca o interessate al confronto su temi comuni. L’espressione ‘Cattedra dei non credenti’ chiedeva di assumere il genitivo come soggettivo: i non credenti si mettono in cattedra perché hanno da insegnare molto ai credenti – il tutto, ovviamente, nel contesto di un mutuo scambio e arricchimento, perché il dialogo non è mai autentico se si svolge a senso unico. Anche il credente ha infatti bisogno di imparare, perché nel suo cuore esiste inevitabilmente una parte di “non credente” che sempre lo inquieta. Forse non è neppure possibile tracciare una linea di demarcazione troppo netta tra fede e non fede; nel credente, nonostante tutto, sussistono e sempre sussisteranno margini di dubbio e perfino di ateismo, così come nel non credente (o presunto tale) non si possono escludere margini di fede.

La fede è una certezza granitica, ma la sua sorgente non è in noi bensì in Dio, e quindi come uomini e donne continuiamo ad essere ‘mendicanti della fede’ – come amerebbe dire Lutero – e mai ‘possessori delle fede’.Lo stesso vale per la chiesa intera: anch’essa è chiamata a domandare, continuamente, il dono della fede, prima e più che a porsi come la detentrice della verità cristiana. Si assegna alla Chiesa una responsabilità ancora più grande, che è quella di porsi in costante e mai esaurito ascolto della voce dello Spirito nel tempo che Dio le assegna. E’ per questo motivo che anche la Chiesa non può sottrarsi al ‘rischio della fede’.

Il ‘pericolo’ della Chiesa, la deriva nella quale può scivolare è di considerarsi come assoluta detentrice di verità inoppugnabili. Viceversa, l’assunzione del ‘rischio della fede’ dona alla Chiesa la libertà di camminare al passo con le persone e con i tempi, anche a costo di qualche dubbio e fatica. Una Chiesa che rinuncia – volutamente, non per costrizione – a elevarsi come una potenza terrena che discute alla pari con le altre istituzioni, sulla scia del modello costantiniano e dell’ingombrante posizione occupata per secoli (specie se pensiamo all’Italia) nella scena politica e sociale. Questo non significa auspicare che la Chiesa scompaia; l’istituzione – la Chiesa visibile, come tale necessariamente intrecciata con l’aspetto propriamente misterico della Chiesa invisibile – deve continuare ad esistere, a patto però di riconoscere i propri limiti e condizionamenti.

Non diversamente il cardinale Martini si esprimeva dialogando con Eugenio Scalfari il 10 giugno 2009“… la struttura diplomatica della Santa Sede è importante, perfino necessaria, […] Aggiungo che la struttura diplomatica, secondo me, è fin troppo ridondante e impegna fin troppo le energie della Chiesa. Non è stato sempre così. Nella storia della Chiesa per molti e molti secoli questa struttura non è neppure esistita e potrebbe in futuro essere fortemente ridotta se non addirittura smantellata. Il compito della Chiesa è di testimoniare la Parola di Dio, il Verbo Incarnato, il mondo dei giusti che verrà. Tutto il resto è secondario”.

Martini1Conclusione: una Chiesa in ascolto della Parola

“Tutto il resto è secondario” Purtroppo, a volte, il pericolo non è stato evitato: la Chiesa ha trasformato in essenziale ciò che doveva rimanere secondario. Concludendo, è allora possibile ripercorrere un’ultima volta il sogno di Chiesa del cardinale Martini: la Chiesa non deve confondere i piani, mischiando ciò che è decisivo con ciò che è secondario. E saprà far questo nella misura in cui non dimenticherà di porsi in costante ascolto della Parola di Dio, che inequivocabilmente le ricorderà ciò che è fondamentale.

Troviamo riassunta tale cifra in un breve commento a Dei Verbum, n. 10: “Il magistero però non sta sopra alla Parola di Dio, ma la serve”, dove il cardinale Martini scrive: “La figura del vescovo è qui presentata come quella di un servitore della Parola. Durante la consacrazione gli viene messo sul capo il libro dei vangeli. E’ un simbolo liturgico molto bello ed evocativo. Significa che il vescovo deve avere il vangelo dentro se stesso e quindi diventare egli stesso un vangelo vivente. Egli è sottoposto a esso in ogni senso; la sua parola deve fare risuonare il vangelo e ogni suo gesto dev’essere una realizzazione del vangelo”.

Quello che vale per il vescovo vale, a maggior ragione, per la Chiesa: una Chiesa che serva la Parola e si lascia da essa illuminare e guidare, divenendo così un segno di speranza per il mondo intero. Il cardinale Martini ha sognato questa Chiesa per tutto l’arco della sua esistenza e per essa ha speso le sue energie migliori; e questo sogno prosegue nel tempo come un monito per quanti lo hanno conosciuto e amato.

Teresamartinilibro

Mi permetto di aggiungere l’affetto per questo maestro e padre delle fede (diventerà “dottore della chiesa” con il passare del tempo??). per molte persone allora ma anche oggi. Molti lo cerano perché la sua vita è stata profetica. Le sue parole possano essere tracce luminose e chiare come quelle che guidano l’atterraggio degli aerei in un tempo di nebbia.

Don Norberto