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Preghiera per padre Maccalli

Mercoledì 26 settembre alle ore 20:45, preghiera per Padre Maccalli, nella cappella dell'oratorio di Casciago

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Iniziamo... insieme!

Anno oratoriano 2018-2019 - Festa della Comunità dal 27 al 30 settembre 2018

Programma

Proiezione film: Maria Maddalena

Giovedì 27 settembre 2018 ore 21.00 - Oratorio di Casciago

Locandina

PERCORSO FIDANZATI 2018 - 2019

PRIMO INCONTRO SABATO 13 ottobre ore 21.00 Parrocchia di Casciago

Locandina
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Un libro “simpatico” sulla vita spirituale per la quaresima

Un tempo con molte proposte, anche quella di un libro…con disegni, piccolo gioiello di spiritualità: eppure è così semplice! Ecco prefazione del libro che venderemo da domenica 12 marzo… fino ad esaurimento!Sì. Proprio lui. Il mite, ingenuo, Piccolo Placido un giorno si rese responsabile di un delitto. Omicidio, né più né meno. Fu un’imperdonabile imprudenza la sua. Andò così. Lui aveva detto semplicemente: “I voti e la Regola sono fatti per essere osservati e l’Ufficio per essere vissuto“.

Udendo queste parole al padre Trantran vennero gli stranguglioni, fu preso da un colpo apoplettico. E morì. Il guaio è che il Piccolo Placido ci ha preso un gusto matto a uccidere. E continua a fulminare chiunque incocci sul proprio cammino. Frasi che accoppiano un estremo candore all’incisività, comuni eppure sferzanti, evidenti eppure incredibili, vecchie ma pare sia la prima volta che vengono pronunciate. I morti non si contano. Suvvia. Siamo sinceri. I padri Trantran sono piuttosto fitti e ingombranti. Nei conventi e fuori. Io, per primo, non faccio fatica a riconoscermi dentro quel nome.

Gente superficiale, senza radici, che rimane stecchita di fronte ad una verità lapalissiana che il Piccolo Placido le scaraventa in faccia: “La vita interiore è una vita che è interiore“.
Gente che chiacchiera, che fa sfoggio di un linguaggio da iniziati, che esibisce una problematica contorta e compiaciuta. E rimane senza fiato dinanzi al Piccolo Placido che sa dire soltanto “Si” (e ne avanza).
Gente che ha sempre il terrore di essere in ritardo di un’indignazione. Ad essa il Piccolo Placido insegna l’unica rivoluzione decisiva e che non impegni soltanto a parole: “Il nostro apostolato è la santità. Ogni anima che si eleva solleva il mondo“. Gente che trova tanto difficile e alienante e anacronistica la preghiera. È lui ad avvertire che, in fondo, si tratta di una operazione semplicissima: “Signore insegnatemi… Figlio mio, pregare significa passare tutta la tua vita a passare nella Mia“.
Gente che si rassegna spesso e volentieri a misure di mediocrità. Che si ostina ad addolcire le più ruvide esigenze evangeliche. Che si rintana in una comoda nicchia di comfort spirituale .

Il Piccolo Placido non esita a imbracciare il fucile e a disinstallare, senza troppi complimenti, questi borghesi dello spirito. Pam-pam. Poi commenta… placidamente: “Per colpire nel segno, bisogna sempre mirare più alto“. È un libro scandaloso, senza dubbio. È pericoloso. Il Piccolo Placido, ebbene parlarci chiaro, viene richiamato alle armi precisamente perché getti lo scompiglio in certi ambienti, disturbi la quiete pubblica, calmi l’inquietudine fasulla, metta in crisi un fracco di persone, regali colpi apoplettici al padre Trantran che ospitiamo in casa nostra.

Non è un personaggio alla moda. Ne sono perfettamente convinto. Figuriamoci. Crede al peccato originale, alla pessima abitudine di pregare, non si sente per nulla diminuito anche se si limita a “mangiare e bere Dio tutto il giorno“, diffida del proprio io, è capace perfino di ubbidire (sia pure con intelligenza), non ha cancellato dal vocabolario la parola mortificazione. Parecchi cacasenno imperversanti ai nostri giorni sarebbero in grado di rivedere le bucce della sua teologia “sorpassata”. Che importa? Questo personaggio apparentemente superato pensa abbia qualcosa di valido, di attuale da offrire a tutti.

Ci sarebbe da dire grazie a Suor Geneviève Gallois. Ma la creatrice di questi incredibili personaggi è morta il 19 ottobre 1962. Aveva ritrovato la fede nel 1914 partecipando a una funzione della settimana Santa. Commenterà più tardi: “Era il dolore del Cristo che urlava attraverso la voce di Geremia… Rimasi stordita, ferita, straziata da un sordo rimorso. Chi è dunque colui che soffre così? È mai possibile passare tranquillamente e proseguire la propria strada accanto a un simile dolore?”. 

Nel 1917 entra come postulante nel monastero delle benedettine di rue Monsieur a Parigi. A 29 anni l’arte ce l’ha nel sangue è neppure l’abito religioso riesce a soffocare la sua urgenza di esprimersi con la matita e i pennelli.

Deve cozzare contro parecchie difficoltà, deve vincere parecchi pregiudizi, come è facile immaginare. Ma suor Gallois finisce per spuntarla. Il disegno sarà il suo modo di essere suora. Ho visto alcuni bozzetti originali. Sono rimasto impressionato dalla carta usata. Veniva fatto di osservare: “Ma perché il convento non riforniva un materiale più adatto?”. Sono venuto a scoprire che la colpa era soltanto sua di suor Geneviève. Quando aveva qualcosa da esprimere, la gioia della propria vocazione o le difficoltà della vita religiosa, le bellezze della liturgia o le piccole-grandi miserie degli uomini, le profondità della contemplazione o la meschinità delle persone, allora tutto ciò che le capitava sottomano andava bene: una busta, un catalogo librario, un foglio di quaderno o un ritaglio di calendario… Non poteva aspettare. È proprio su quella cartaccia da quattro soldi magari ingiallita o spiegazzata nascevano veri capolavori.

Non c’è dubbio che si tratti di arte autentica. Una pittrice esprime in questi termini il proprio giudizio: “Si tratta di una grande artista e il suo sguardo vi inonda di Dio”. Niente di dolciastro, di caramellato, di sentimentale. Al contrario un’arte dei toni forti dai tratti decisi. Lei stessa confessa: “Lavoro più per istinto che attraverso ragionamento. Disegno con intransigenza perché si tratta della Fede e dell’Arte che sono cose sacre. Non è consentito pasticciarle“.

Un giorno una consorella, suor Placida, abborda la pittrice: “Sorella per la festa di San Placido mi vuol disegnare santino?”. Suo Geneviéve, come al solito, non sa dire di no. Si mette al lavoro. Dalla sua penna vengono fuori 104 immagini, non soltanto un santino. Ed ecco questo straordinario libriccino, che non esiterei a definire uno dei più singolari, dei più alti testi di spiritualità del nostro tempo. Esso va a letto, meditato, approfondito, in tutti gli aspetti: dal disegno fino al commento che ha sempre un’impronta originale, inconfondibile. È dotato di una forza spaventosa, questo inerme, mite, ingenuo, Piccolo Placido.

Già. Lui ha scoperto la sorgente della forza: “L’uomo forte è colui che si è sprofondato totalmente nella debolezza di Dio“. Allora non resta che esporci ai colpi di questo inesorabile cecchino in abito benedettino. Quando il nostro cammino sarà disseminato dei cadaveri dei vari padri Trantran, allora torneremo a respirare meglio sul piccolo fazzoletto di terra della nostra esistenza di ogni giorno. E riusciremo a cantare la nostra vita e a vivere il nostro canto.

Don Alessandro Pronzato