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Quaresima 2018

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Foglio Quaresima

Esercizi spirituali nella vita corrente

dal 26 febbraio al 2 marzo 2018 - ore 15.30 Morosolo - ore 20.45 Barasso

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Nelle faccende di chiesa

Quest’anno la lavanda dei piedi nelle quattro parrocchie ha impegnato 48 persone, la maggior parte ragazzi della cresima. Non è facile reclutare le persone per questo servizio, io stessa ho provato un certo imbarazzo… mettersi a servizio e lavare i piedi agli altri lo accetto, ma farsi lavare i piedi da Gesù, dal don… diventa più impegnativo. Ai tempi di Gesù lavare i piedi era un’abitudine che si faceva, prima dei pranzi e delle cene, perché non c’era l’asfalto e la gente camminava nella polvere. Pertanto, uno dei gesti per ricevere una persona a casa, e anche a mangiare, era lavarle i piedi. Questo lo facevano gli schiavi, lo facevano quelli che erano schiavizzati, ma Gesù capovolge e lo fa Lui. Simone non voleva farlo, ma Gesù gli spiegò che era così, che Lui è venuto al mondo per servire, per servirci, per farsi schiavo per noi, per dare la vita per noi, per amare sino alla fine.

Ho letto due volte il libro che ci ha consigliato Don Norberto “La vita del piccolo Placido” perché anche se a fumetti, lo ho trovato molto impegnativo con termini ricercati… Il suono delle campane nella gioiosa veglia pasquale mi riempie sempre di molta allegria, forza e speranza e il Piccolo Placido aveva dato disposizioni all’infermiere “…Quando vedrete che sto per morire intonate l’Alleluia della Vigilia Pasquale, dolce mormorio d’estasi, campane argentine del Paradiso che annunciano l’Aurora Eterna…”.

Dopo la lunga quaresima durante la veglia pasquale celebrata con tutta la nostra comunità Il canto di gioia “Cristo è risorto Alleluia, vinta è ormai la morte Alleluia” ha rotto il silenzio del venerdì santo. Niente di umano può risorgere, ci ha detto Don Norberto, inutile parlare della risurrezione a chi non crede, solo chi è nella vita di Dio può capirne il significato.

Il giovedì santo mattina tutti i sacerdoti della diocesi di Milano si recano in Duomo per l’unica  Messa in programma nella mattinata: vengono benedetti gli Oli e viene consacrato il Crisma, destinati alle parrocchie per essere utilizzati nell’amministrazione dei sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Unzione degli infermi.

Il Cardinal Scola ha lasciato ai nostri sacerdoti tre messaggi riferendosi anche alle parole di Papa Francesco durante la visita a Milano. Primo: Uomini e donne devono poter scoprire, incontrando il sacerdote immerso nel tessuto quotidiano delle nostre comunità e aggregazioni, il bene della cultura dell’incontro, anche in questa fase segnata da tremende violenze e paure. Secondo: Siamo, “presi a servizio”… Ricordiamoci, però, che non c’è servizio possibile senza obbedienza. Terzo: La Chiesa non può prescindere dalla testimonianza profetica. Essa è punto di riferimento del celibato sacerdotale. Ha poi concluso con un invito esplicito: Nonostante i nostri limiti e le nostre debolezze non risparmiamoci: le donne e gli uomini di oggi ci attendono.

Il Cardinale ha compiuto il rito della lavanda dei piedi su dodici piccoli cantori della schola cantorum del Duomo. Nella messa in “Coena Domini” siamo stati chiamati a conformarci a Gesù che muore in Croce, che dona il suo corpo e versa il suo sangue per la salvezza del mondo. Anche la carità che Egli ci comanda è un riconoscere la sua Presenza nell’altro, a partire dal più povero ed escluso. Nella sera del venerdì santo il nostro vescovo ci ha lasciato queste parole “…Fissiamo lo sguardo sul Crocifisso che, con la sua morte singolare, ha vinto la nostra comune morte per far trionfare la vita…”.

Nella veglia del sabato santo ci ha invitato a riscoprire la forza del Battesimo, negli incontri decisivi della vita che lo rendono, ogni volta, attuale; a riviverlo nella comunione fraterna e nell’urgenza della solidarietà con cui vogliamo contribuire all’edificazione di una società civile veramente amica, nella certezza di Colui che, risorto, ci precede in Galilea, là dove tutto è cominciato.

Nella tradizionale via crucis al Colosseo il Papa ha rivolto questa preghiera a Dio “….Ti chiediamo di insegnarci a non vergognarci mai della tua Croce, a non strumentalizzarla ma di onorarla e di adorarla, perché con essa Tu ci hai manifestato la mostruosità dei nostri peccati, la grandezza del tuo amore, l’ingiustizia dei nostri giudizi e la potenza della tua misericordia…”

Il Papa ci ha chiesto di immaginare i passi di Maria di Magdala dopo aver visto il sepolcro vuoto: il tipico passo di chi va al cimitero, passo stanco di confusione, passo debilitato di chi non si convince che tutto sia finito in quel modo… E la domanda: come può essere che l’Amore sia morto? L’ invito ad andare, a ritornare in città, a tornare sui nostri passi, sui nostri sguardi. Andiamo con loro ad annunciare la notizia in quei luoghi dove sembra che il sepolcro abbia avuto l’ultima parola e dove sembra che la morte sia stata l’unica soluzione. Andiamo ad annunciare, a condividere, a rivelare che è vero: il Signore è Vivo. E’ vivo e vuole risorgere in tanti volti che hanno seppellito la speranza, hanno seppellito i sogni, hanno seppellito la dignità. E se non siamo capaci di lasciare che lo Spirito ci conduca per questa strada, allora non siamo cristiani.

Nel giorno di Pasqua questo il messaggio del Papa “… tornando a casa ripetete nel vostro cuore: “Cristo è risorto”. Saremo uomini e donne di risurrezione, uomini e donne di vita, se, in mezzo alle vicende che travagliano il mondo in mezzo alla mondanità che allontana da Dio, sapremo porre gesti di solidarietà, gesti di accoglienza, alimentare il desiderio universale della pace e l’aspirazione ad un ambiente libero dal degrado. Cristo è vivo e operante nella storia per mezzo del suo Santo Spirito: riscatta le nostre miserie, raggiunge ogni cuore umano e ridona speranza a chiunque è oppresso e sofferente…”

All’udienza di questa settimana a San Pietro Papa Francesco ci ha fatto pensare alle letture di Pasqua “…Nel mattino di Pasqua possiamo fare come quelle persone di cui ci parla il Vangelo: andare al sepolcro di Cristo, vedere la grande pietra rovesciata e pensare che Dio sta realizzando per me, per tutti noi, un futuro inaspettato. Andare al nostro sepolcro: tutti ne abbiamo un pochettino dentro. Andare lì, e vedere come Dio è capace di risorgere da lì. Qui c’è felicità, qui c’è gioia, vita, dove tutti pensavano ci fosse solo tristezza, sconfitta e tenebre. Dio fa crescere i suoi fiori più belli in mezzo alle pietre più aride…”

A San Pietro erano presenti anche alcuni preadolescenti della nostra comunità pastorale con don Giuseppe e i loro educatori,  il viaggio a Roma diventa per loro motivo per fare gruppo, vivere in autonomia alcuni gesti che mettono in gioco la fede personale e la capacità di vivere l’amicizia e le relazioni, e sentirsi anche parte della Chiesa universale, a contatto con nuove realtà che non sono abituali nelle esperienze dei ragazzi. Il Papa li ha invitati  a vivere “… in pienezza il messaggio pasquale, testimoniando dappertutto la pace, dono di Cristo Risorto…”.

Stefania