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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Orario estivo S. Messe festive da domenica 21 luglio 2018

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Nelle faccende di chiesa

Don Luca domenica a Luvinate ha spiegato la nostra missione “Siamo stati inviati come i discepoli di Emmaus per essere missionari, ci è chiesto di indicare Gesù, di mettere gli altri nell’imbarazzo di scegliere il Signore. Nella nostra vita di ogni giorno lottiamo continuamente per rimanere in Dio”.

Domenica a Roma Papa Francesco ha festeggiato il centocinquantesimo anno della fondazione dell’Azione Cattolica, ho ascoltato in televisione una canzone di Stefano Picchi che conteneva alcune frasi del Papa dal titolo “AMA E DIMENTICA”. Penso che possiamo metterla in pratica tutti noi per un buon inizio di settimana!

Il Papa ha detto loro “…Vi incoraggio a continuare ad essere un popolo di discepoli-missionari che vivono e testimoniano la gioia di sapere che il Signore ci ama di un amore infinito, e che insieme a Lui amano profondamente la storia in cui abitiamo, sentite forte dentro di voi la responsabilità di gettare il seme buono del Vangelo nella vita del mondo, attraverso il servizio della carità, l’impegno politico, mettetevi in politica, ma per favore nella grande politica, nella Politica con la maiuscola! Attraverso  anche la passione educativa e la partecipazione al confronto culturale. Allargate il vostro cuore per allargare il cuore delle vostre parrocchie. Siate viandanti della fede, per incontrare tutti, accogliere tutti, ascoltare tutti, abbracciare tutti. Ogni vita è vita amata dal Signore, ogni volto ci mostra il volto di Cristo, specialmente quello del povero, di chi è ferito dalla vita e di chi si sente abbandonato, di chi fugge dalla morte e cerca riparo tra le nostre case, nelle nostre città…”.

Il Cardinale ha presieduto la Celebrazione eucaristica domenicale nella parrocchia di San Martino, visitando anche la Casa di Riposo gestita dalla “Sacra Famiglia”. Abbiate cura dei giovani, della famiglia e del lavoro culturale, ha detto ai molti fedeli presenti “…si possono creare nuovi stili di vita, prospettiva educativa e di carità. Per  questo, è uno, il compito base che l’Arcivescovo lascia alla gente: l’approfondimento della vita come testimonianza di Cristo, in cui inserire ogni iniziativa. Ogni situazione, anche di difficoltà o piccolo conflitto, sia superata da questo atteggiamento che fa la vita del cristiano piena di gioia e di pace.

Infine ancora una raccomandazione: abbiate attenzione ai giovani: non servono particolari strategie, ma bisogna vivere insieme a loro, affrontando i problemi e dicendo soprattutto la ragione profonda e il motivo per cui ci ritroviamo la domenica a celebrare l’Eucaristia, Cristo. Si deve aver il coraggio di comunicarlo con molta pazienza…”.

È partito il cammino verso il prossimo Sinodo dei giovani, in programma nell’ottobre del 2018. La scelta di Papa Francesco di dedicare il prossimo Sinodo ai giovani corrisponde a un desiderio profondo della Chiesa, fatto emergere proprio dai ragazzi. Sarà l’ascolto il filo conduttore di tutta la preparazione.

Il Viaggio in Egitto di Papa Francesco è stato un viaggio di unità, di fratellanza. La  meravigliosa storia di santità di questa terra non è particolare solo per il sacrificio dei martiri, appena terminate le antiche persecuzioni, sorse una forma nuova di vita che, donata al Signore, nulla tratteneva per sé: nel deserto iniziò il monachesimo. Così, ai grandi segni che in passato Dio aveva operato in Egitto e nel Mar Rosso seguì il prodigio di una vita nuova, che fece fiorire di santità il deserto. “…Con venerazione …dice il Papa….per questo patrimonio comune sono venuto pellegrino in questa terra, dove il Signore stesso ama recarsi: qui, glorioso scese sul monte Sinai; qui, umile trovò rifugio da bambino…”.

Ai partecipanti alla conferenza internazionale per la pace il Papa ha chiesto di “…ripetere un “no” forte e chiaro ad ogni forma di violenza, vendetta e odio commessi in nome della religione o in nome di Dio. Insieme affermiamo l’incompatibilità tra violenza e fede, tra credere e odiare. Insieme dichiariamo la sacralità di ogni vita umana contro qualsiasi forma di violenza fisica, sociale, educativa o psicologica. La fede che non nasce da un cuore sincero e da un amore autentico verso Dio Misericordioso è una forma di adesione convenzionale o sociale che non libera l’uomo ma lo schiaccia. Diciamo insieme: più si cresce nella fede in Dio più si cresce nell’amore al prossimo. Il nostro compito è quello di pregare gli uni per gli altri domandando a Dio il dono della pace, incontrarci, dialogare e promuovere la concordia in spirito di collaborazione e amicizia. Noi, come cristiani non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio…”

Alle autorità in Egitto il Papa ha ricordato “…Abbiamo tutti il dovere di insegnare alle nuove generazioni che Dio, il Creatore del cielo e della terra, non ha bisogno di essere protetto dagli uomini, anzi è Lui che protegge gli uomini; Egli non vuole mai la morte dei suoi figli ma la loro vita e la loro felicità; Egli non può né chiedere né giustificare la violenza, anzi la detesta e la rigetta. Il vero Dio chiama all’amore incondizionato, al perdono gratuito, alla misericordia, al rispetto assoluto di ogni vita, alla fraternità tra i suoi figli, credenti e non credenti. Abbiamo il dovere di smontare le idee omicide e le ideologie estremiste, affermando l’incompatibilità tra la vera fede e la violenza, tra Dio e gli atti di morte…”.

La benedizione data ai giovani egiziani è stata ancora ricca di parole di pace “…E adesso vorrei darvi la benedizione, ma prima ognuno di voi pensi alle persone che ama di più; pensi anche alle persone a cui non vuole bene e in silenzio ognuno di voi preghi per queste persone: per quelle a cui vuole bene e per quelle a cui non vuole bene…”

Nella sua omelia di sabato scorso durante la santa messa così ha concluso “…Dio gradisce solo la fede professata con la vita, perché l’unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità! Qualsiasi altro estremismo non viene da Dio e non piace a Lui! Ora, come i discepoli di Emmaus, tornate alla vostra Gerusalemme, cioè alla vostra vita quotidiana, alle vostre famiglie, al vostro lavoro e alla vostra cara patria pieni di gioia, di coraggio e di fede. Non abbiate paura di aprire il vostro cuore alla luce del Risorto e lasciate che Lui trasformi la vostra incertezza in forza positiva per voi e per gli altri. Non abbiate paura di amare tutti, amici e nemici, perché nell’amore vissuto sta la forza e il tesoro del credente! …”

Nell’udienza di questa settimana Papa Francesco ha ringraziato nuovamente coloro che hanno reso possibile il suo viaggio in Egitto e quanti in diversi modi hanno dato il loro contributo, “..L’Egitto, per noi, è stato segno di speranza, di rifugio, di aiuto. Quando quella parte del mondo era affamata, Giacobbe, con i suoi figli, se n’è andato là; poi, quando Gesù è stato perseguitato, è andato là. Per questo, raccontarvi questo viaggio significa percorrere il cammino della speranza: per noi l’Egitto è quel segno di speranza sia per la storia sia per l’oggi, di questa fraternità che ho voluto raccontarvi”.

Stefania