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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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“L’abbraccio benedicente” di Henri J.M. Nouwen

Un incontro apparentemente insignificante con un poster raffigurante un particolare del Ritorno del figlio prodigo di Rembrandt ha messo in moto una lunga avventura spirituale che mi ha portato ad una nuova comprensione della mia vocazione e mi ha offerto nuova forza per viverla. Al centro di questa avventura ci sono un dipinto del XVII secolo e il suo artista, una parabola del primo secolo e il suo autore, e una persona del XX secolo alla ricerca del significato della vita.

La storia comincia nell’autunno del 1983 nella cittadina di Trosly, in Francia, dove stavo trascorrendo qualche mese presso l’Arche, una comunità che ha aperto una casa a persone con handicap mentali. Fondata nel 1964 da un canadese, Jean Vanier, la comunità Trosly è la prima di più di novanta comunità che l’Arche ha diffuso in tutto il mondo.

Un giorno andai a far visita alla mia amica Simone Landrien al piccolo centro di documentazione della comunità. Mentre parlavamo, il mio sguardo si posò su un grande poster affisso alla porta. Vidi un uomo, avvolto in un grande mantello rosso, che con tenerezza poggiava le mani sulle spalle di un ragazzo accapigliato, inginocchiato ai suoi piedi. Non riuscivo a distogliere gli occhi. Mi sentivo attratto dall’intimità tra le due figure, il rosso caldo del mantello dell’uomo, il giallo dorato della tunica del ragazzo, e la luce misteriosa che avvolgeva entrambi. Ma soprattutto furono le mani – mentre toccavano le spalle del ragazzo a colpirmi interiormente  in un punto dove mai ero stato raggiunto prima. Quando lo vidi, il mio cuore ebbe un sobbalzo: il figlio che tornava a casa era tutto ciò che ero io e tutto ciò che volevo essere.

Poco prima di lasciare Trosly, fui invitato dai miei amici Bobby Massie e sua moglie, Dana Robert, a unirmi a loro in un viaggio in Unione Sovietica. Questa fu la mia reazione immediata: “Ora potrò finalmente vedere il dipinto vero !”. Da quando ho iniziato a interessarmi a questa grande opera, sapevo che l’originale era stato acquistato nel 1766 da Caterina la Grande per l’Ermitage di San Pietroburgo e che si trovava ancora in quella città. Mai avrei sognato di poterlo vedere così presto.

Più parlavo del Figlio prodigo e più riuscivo a vederlo in qualche modo come il mio dipinto personale, il dipinto che conteneva non solo il cuore della storia che Dio vuole raccontarmi, ma anche il cuore della storia che io voglio dire a Dio e al popolo di Dio. Lì c’è tutto il Vangelo. Lì c’è tutta la mia vita. Lì c’è la vita di tutti i miei amici. Il dipinto è diventato una finestra misteriosa attraverso la quale posso accedere al Regno di Dio. E’ come un enorme cancello che mi permette di trasferirmi dall’altro lato dell’esistenza e da lì guardare indietro allo strano assortimento di persone e di eventi che costituiscono la mia vita quotidiana.

Sono stato condotto in un luogo interiore dove non ero mai stato prima, è il luogo dentro di me dove Dio ha scelto di dimorare. E’ il luogo in cui mi sento al sicuro nell’abbraccio di un Padre tutto amore che mi chiama per nome e mi dice: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”. E’ il luogo in cui posso assaporare la gioia e la pace che non sono di questo mondo. Questo luogo era sempre esistito. Ero sempre stato consapevole che fosse fonte di grazia. Ma non ero stato capace di entrare in esso e di viverci veramente. Gesù dice: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Io sono la casa di Dio! Tornare a casa e stare dove Dio dimora, Dio stesso mi ha mostrato la via.

Nouwen2La seconda fase  nel mio viaggio spirituale ebbe inizio una sera mentre parlavo del dipinto con un amico inglese che nell’ultimo anno aveva avuto modo di conoscermi molto bene. Mentre gli spiegavo quanto fossi riuscito ad identificarmi con il figlio più giovane, mi guardò intensamente e mi disse:”Mi chiedo invece se tu non sia piuttosto come il figlio maggiore”. Con queste parole aveva aperto un nuovo orizzonte dentro di me.

Fin quando, attraversando un periodo di immensa sofferenza interiore un’amica pronunciò la parola che avevo bisogno di sentire aprendo così la terza fase:”Che tu sia il figlio più giovane o il figlio maggiore, ti devi rendere conto di essere chiamato a diventare padre”.

Tutto ciò che ho vissuto dal mio primo incontro con il poster di Rembrandt mi ha dato non solo l’ispirazione a scrivere questo libro, ma ne ha suggerito anche la struttura. Prima rifletterò sul figlio più giovane, poi sul figlio maggiore e poi sul padre. Poiché, in realtà, io sono il figlio minore, sono il figlio maggiore  e sto per diventare il padre. E per voi che vorrete fare con me questo viaggio spirituale, spero e prego che possiate scoprire dentro voi stessi non solo il figlio perduto di Dio, ma anche il padre e la madre compassionevoli qual è Dio.

 Henri J.M. Nouwen

Rannicchiati, in un angolo buio della vita, forse anche impauriti, il Signore viene a prenderci e, ancorati alla Sua mano ci porta a casa. Lungo la strada semina come “briciole di pane”  per non farci smarrire, proprio come nella favola,  perchè con Lui la storia della nostra vita è una favola. Troveremo sempre ostacoli, qualcuno ci ferirà, ci ricorderà la nostra vecchia vita, quel  buio che ci ha segnato ma, avremo l’unica grande certezza che Lui ci rimarrà accanto.
Un giorno si spalancherà ” la finestra misteriosa sul Regno di Dio “ e ci sarà ad attenderci l’abbraccio benedicente. Ecco sulle palme delle mie mani ti ho disegnato (Is 49).

Teresa