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“il cammino dell’uomo” di Martin Buber

Questo libretto, un’opera molto breve tratta da una conferenza che Buber tenne al Congresso di Woodbrook a Bentveld ad aprile del 1947, contiene un messaggio su l’uomo, e quindi sulla educazione del’uomo. Martin Buber meditò a lungo e profondamente intorno all’uomo, e quest’opera ci pare fedele al suo proposito: “Non parlo di nulla altro che dell’uomo quale veramente è, di voi e di me, della nostra vita e del nostro mondo, non di un Io in se stesso o di un Essere in se stesso”.

Buber ci vuole parlare dell’uomo nel suo rapporto con se stesso, con gli altri uomini, con il mondo e con Dio…L’uomo per la sua crescita e per raggiungere l’autenticità deve innanzitutto tornare a se stesso, ma anche “và verso te stesso”, quindi ritrovare se stesso, raggiungere il proprio destino, risalire alla sua fonte. L’uomo deve cioè fare della sua vita un cammino, rispondendo alla domanda: “Dove sei ?” senza tentativi di nascondimento o affermazioni di impotenza.

Qualunque sia la via scelta, se essa è la propria via e se la si persegue con fedeltà e perseveranza, alla fine si conosce la gioia, la bellezza, la pienezza, e quindi il cammino percorso per aprirsi a Dio. “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutto il tuo essere, con tutte le tue forze”. (Dt 6,5) Martin Buber muore a Gerusalemme in giorno di sabato, il 13 giugno 1965, a ottantasette anni, sazio di giorni. Sono pagine che non consentono facili evasioni ma interpellano ogni uomo e lo inducono a pensare se la sua vita è divenuta cammino.

Enzo Bianchi priore di Bose

 “Egregio Signor Martin Buber, tra i suoi scritti, “Il cammino dell’uomo” è  indubbiamente quanto di più bello io abbia letto. La ringrazio di tutto cuore per questo dono così prezioso e inesauribile. Lascerò che mi parli molto spesso”.   Hermann Hesse

BuberPer sfuggire alla responsabilità della vita che si è vissuta, l’esistenza viene trasformata in un congegno di nascondimento. Proprio nascondendosi così e persistendo sempre in questo nascondimento “davanti al volto di Dio “, l’uomo scivola sempre, e sempre più profondamente, nella falsità. Si crea in tal modo una nuova situazione che, di giorno in giorno e di nascondimento in nascondimento, diventa sempre più problematica. E’ una situazione caratterizzabile con estrema precisione: l’uomo non può sfuggire all’occhio di Dio ma, cercando di nascondersi a lui, si nasconde a se stesso. Anche dentro di sé conserva certo qualcosa che lo cerca, ma a questo qualcosa rende sempre più difficile di trovarlo. Ed è proprio in questa situazione che lo coglie la domanda di Dio: vuole turbare l’uomo, distruggere il suo congegno di nascondimento, fargli vedere dove lo ha condotto una strada sbagliata, far nascere in lui un ardente desiderio di venirne fuori.

A questo punto tutto dipende dal fatto che l’uomo si ponga o no la domanda. Indubbiamente, quando questa domanda giungerà all’orecchio, a chiunque “il cuore tremerà”. La voce giunge durante una tempesta che mette in pericolo la vita dell’uomo; è “la voce di un silenzio simile a un soffio” ed è facile soffocarla. Finché questo avviene, la vita dell’uomo non può diventare cammino.

Non si tratta di dire all’uomo quale cammino deve percorrere: perché c’è una vita in cui si segue Dio con lo studio e un’altra con la preghiera, una con il digiuno e l’altra mangiando. E’ compito di ogni uomo conoscere bene verso quale cammino lo attrae il proprio cuore e poi scegliere quello con tutte le forze.

Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo e unico. Ciascuno ha l’obbligo di riconoscere e considerare che lui è unico al mondo nel suo genere, e che al mondo non è mai esistito nessun uomo identico a lui: se infatti fosse già esistito al mondo un uomo identico a lui, egli non avrebbe motivo di essere al mondo. Ogni singolo uomo è cosa nuova nel mondo e deve portare a compimento la propria natura in questo mondo.

Gli uomini sono ineguali per natura e pertanto non bisogna cercare di renderli uguali. Tutti gli uomini hanno accesso a Dio, ma ciascuno ha un accesso diverso. E’ infatti la diversità degli uomini, la differenziazione delle loro qualità e delle loro tendenze che costituisce la grande risorsa del genere umano. L’universalità di Dio consiste nella molteplicità infinita dei cammini che conducono a lui, ciascuno dei quali è riservato a un uomo.

Ma in che cosa consista ciò che può e deve fare quell’uomo preciso e nessun altro, può rivelarsi all’uomo solo a partire da se stesso. Ma ciò che è prezioso dentro di sé, l’uomo può scoprirlo solo se coglie veramente il proprio sentimento più profondo.

“Cerca la pace nel tuo luogo”… non si può cercare la pace in altro luogo che in se stessi finché qui non la si è trovata. E’ detto nel salmo (38,4) : “Non c’è pace nelle mie ossa a causa del mio peccato”, quando l’uomo ha trovato la pace in se stesso, può mettersi a cercarla nel mondo intero. Alla fine del Qoelet sta scritto: “Al termine delle cose si ode il tutto: temi Dio !” (12,13) . Qualunque sia la cosa a capo della quale tu arrivi, là, al suo termine, tu udrai immancabilmente questo. “Temi Dio”, e questo è tutto.

C’è qualcosa che si può trovare in un unico luogo al mondo, è un grande tesoro, lo si può chiamare il compimento dell’esistenza. E il luogo in cui si trova questo tesoro è il luogo in cui ci si trova. E’ qui, nel luogo preciso in cui ci troviamo, che si tratta di far risplendere la luce della vita divina nascosta. Dio vuole entrare nel mondo che è suo, ma vuole farlo attraverso l’uomo: ecco il mistero della nostra esistenza, l’opportunità sovrumana del genere umano !

Dove abita Dio?”……….”Dio abita dove lo si lascia entrare”. Ecco ciò che conta: lasciar entrare Dio. Ma lo si può lasciar entrare solo là dove ci si trova, e dove ci si trova realmente, dove si vive, e dove si vive una vita autentica.

Martin Buber

Arriva all’improvviso, come il vento, l’intensità è incontrollabile, il “cuore tremerà” perchè questa è la Grazia, è Dio dentro di noi. E’ un vento che a volte si trasformerà in tempesta, come quella che ha spaventato i discepoli ma, proprio come allora, tornerà la bonaccia perchè siamo sulla barca con Lui.

Quando  il “cuore trema” e  sentiamo “la voce del silenzio simile a un soffio”, allora, la nostra vita è cammino, sappiamo dove vorremmo andare Dobbiamo nascere due volte per vivere un po’, anche solo un po’. Dobbiamo nascere nella carne e poi nell’anima. Le due nascite sono come uno strappo. La prima proietta il corpo nel mondo, la seconda lancia l’anima fino al cielo”.

Teresa