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Pellegrinaggio Sotto il Monte e Madonna del Bosco

Presenza delle reliquie di San Giovanni XXIII (Papa Giovanni) nel suo paese natale - 6 giugno 2018

Programma

QUATTRO MARTEDI' nel tempo di pasqua

PRIMO INCONTRO -Martedì 10 aprile 2018 ore 21.00 - Guida don Giuseppe -Oratorio di Luvinate

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Pellegrinaggio a Lourdes con i malati UNITALSI

IN PULMAN 23 - 29 maggio 2018 / IN AEREO 24 - 28 maggio 2018

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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“L’orso e la suora” di Timothy Radcliffe

Per prima cosa vi parlerò dl mio orso. Un ano fa, i muri di Roma erano tappezzati di cartelloni pubblicitari raffiguranti un grosso orso dall’aspetto adirato. Sul cartellone c’era scritto: “La forza del prezzo giusto”. Mentre aspettavo l’autobus, avevo il tempo di contemplare l’orso. Esso rappresentava assai bene la storia dell’epoca moderna. In primo luogo, quest’orso dice che la trama fondamentale della storia è un progresso inarrestabile. E’ un orso del quale Darwin sarebbe stato fiero, un vincitore del progresso di evoluzione. La storia moderna va avanti. E’ anche simbolo dell’economia globale del mercato. Ciò che manda avanti la storia umana è l’economia. La storia umana progredisce inevitabilmente, attraverso la liberalizzazione del mercato. L’orso vince.

…Oggi non siamo più così sicuri.

Permettetemi di sottoporvi un’altra immagine. Quest’anno ho celebrato la Pasqua in un monastero di suore contemplative domenicane. Il monastero sorge su una collina alle spalle di Caracas, in Venezuela. La chiesa era affollata di giovani. Accendemmo il cero pasquale e lo ponemmo nel suo sostegno. Poi una giovane suora, accompagnandosi con una chitarra, cantò un canto di amore al cero. Il canto esprimeva tutta la passione aspra dell’Andalusia. Quell’immagine mi suggerì che noi siamo coinvolti in un altro dramma, in un’altra storia. E’ questa la nostra storia, non quella dell’orso che divora i suoi rivali.

 

Radcliffe1Conclusione
Devo concludere ho cominciato affermando che possiamo trovare il significato della vita religiosa soltanto se comprendiamo come essa sia una risposta alla ricerca del significato della vita umana. Poi ho suggerito che un modo per comprendere l’attuale crisi di significato nella società occidentale consiste nel riconoscere che la storia fondamentale da noi narrata su chi siamo e dove andiamo non funziona più. Il simbolo di essa è il nostro caro orso. E’ una storia piena di contraddizioni. Parla di progresso ma sembra condurci alla povertà. Offre la libertà, eppure spesso ci troviamo assoggettati. Ci invita ad essere l’io moderno, autonomo e solitario, e tuttavia ci rendiamo conto che senza comunità non possiamo essere umani.

Perciò la vita religiosa può rispondere a questa sete di significato, incarnando un’altra storia, un’altra visione di ciò che significa essere umani, simboleggiata dalla nostra ancor più cara suora, che canta davanti al cero acceso nella notte. E’ una storia che offre un altro senso del tempo. Non è tanto la marcia inevitabile del progresso, quanto la storia di come noi incontriamo il Signore che ci chiama a sé. Ciò che mette in moto questa storia non è la competizione dei liberi, ma l’inimmaginabile creatività di Dio, che fa risorgere i morti. E il protagonista di questa storia non è l’eroe solitario dell’età moderna, ma il fratello o la sorella che trovano se stessi nella comunità e creano comunità per altri.

La vita religiosa non è altro che il tentativo di vivere quest’altra storia, la storia pasquale di morte e risurrezione. Come ha scritto Bruno Chenu nel suo bellissimo libro: “I religiosi tentano di mettere in pratica una certa logica battesimale: una vita in Cristo portata alle sue estreme conseguenze”. I voti non conferiscono alla nostra vita un significato diverso, speciale. Ma rendono pubblico ed esplicito il nostro rifiuto alla storia dell’orso.

L’obbedienza per esempio è un chiaro rifiuto dell’immagine dell’uomo autonomo, solitario e disimpegnato. È una dichiarazione del nostro proposito di vivere secondo l’altra storia, di scoprire chi siamo nella vita in comune con i fratelli. Un impegno a liberarci dal peso insostenibile dell’io moderno e solitario. Nell’obbedienza noi respingiamo anche l’immagine della vita come una lotta per essere forti, proprio come nella povertà rinunciamo pubblicamente alla lotta competitiva per il successo, l’arrivismo, della società consumistica. Nella castità, accettiamo che la fertilità più profondo del nostro essere sia quello del Dio creativo che fa risorgere i morti.

Questi voti ci lasciano nudi e indifesi. Sovvertono qualsiasi altra storia che serva a dare un significato transitorio alla mia vita, e mi permettono di andare avanti giorno dopo giorno. Noi promettiamo di rinunciare alla carriera, al successo finanziario, a qualsiasi rifugio da cui si possa dedurre che in fondo l’orso ha ragione. Se questa storia pasquale non è vera allora la nostra vita non ha alcun significato e noi siamo da compiangere più di tutti gli uomini. Non è una cosa facile. Noi siamo figli dell’età moderna e siamo stati formati dalle sue storie, abbiamo condiviso i suoi sogni. Anch’io ad esempio sono più simile all’orso che alla suora. Le mie reazioni istintive sono più spesso quelle dell’io solitario che del frate. So che il mio progresso di rinascita è appena iniziato. La mia immaginazione si è modificata soltanto a metà, vedo me stesso e da ciò traggo conclusioni.

Prima di tutto che posso almeno condividere con i miei contemporanei una lotta per perdere la maschera dell’orso di acquistare un volto umano. Se non prendessi parte a questa lotta non saprei come rispondere alla domanda: “Qual è oggi il senso della vita umana?”. il religioso non è un essere celestiale che ha fuggito la modernità ma uno i cui voti hanno reso ormai la lotta inevitabile, fatale. Noi dividiamo con gli altri il tormento della rinascita. Se siamo onesti nella nostra lotta, essi potranno condividere la nostra speranza.

Radcliffe3In secondo luogo, poiché è una cosa difficile, allora dobbiamo realmente dedicarci alla costruzione di comunità in cui questa nuova vita pasquale sia possibile. Una comunità religiosa non deve essere soltanto un luogo dove ogni sera mangiamo, recitiamo le preghiere, andiamo dormire. E’ un luogo di morte  di risurrezione nel quale ci aiutiamo l’un l’altro a rinnovarci. Mi sono affezionato all’idea che la vita religiosa somigli a un ecosistema. Un ecosistema è ciò che permette la crescita di strane forme di vita. Ad ogni strana forma di vita è necessario il proprio ecosistema. Questo è vero soprattutto per i giovani che entrano ora nella vita religiosa, che hanno spesso da poco trovato la fede in Dio. Un ranocchio raro non può vivere, riprodursi e avere un futuro se non dispone di tutti gli elementi necessari del suo ecosistema: uno stagno, dell’ombra, varie piante, molto fango e altri ranocchi. Essere un religioso significa scegliere una strana forma di vita, e ciascuno di noi ha bisogno di un ambiente favorevole: preghiera, silenzio, comunità, altrimenti non possiamo crescere. Perciò un buon superiore è un ecologo che aiuta i confratelli a costruire l’ambiente necessario alla loro crescita. Tuttavia gli ecosistemi non sono delle anguste prigioni che ci tagliano fuori dal mondo moderno. Un ecosistema fa sbocciare una forma di vita, reagisce in modo creativo ad altre forme di vita.

Abbiamo bisogno di ecosistemi che alimentano in noi questa sensazione di tempo pasquale, il ritmo dell’anno liturgico che ci conduce dall’Avvento alla Pentecoste. Abbiamo bisogno di comunità che siano segnati dei suoi ritmi, dei suoi schemi di feste e di digiuni. Abbiamo bisogno di comunità dove non si recitano frettolosamente alcuni salmi prima di correre al lavoro, ma dove si è sostenuti come persone che riescono a cantare lodi anche nel deserto. Dobbiamo costruire comunità nelle quali possiamo condividere la nostra fede e la nostra disperazione, per condurci a vivere lungo il cammino del deserto. Ci occorrono comunità nelle quali poter lentamente rinascere come fratelli e sorelle, figli del Dio vivente. La suora canta nelle tenebre come cantava san Domenico mentre percorreva il sud della Francia. Questa la vocazione cristiana. Sant’Agostino ci dice: “Camminate lungo la via. Cantante, mentre camminate. È così che fanno i viandanti per alleviare il carico. Cantate un canto nuovo, che nessuno qui canti un canto vecchio. Cantati canti d’amore della vostra terra. Cantate come viandanti che spesso cantano di notte. All’intorno odono rumori terrorizzanti. Eppure essi cantano anche quando hanno paura di banditi”.O degli orsi.

Timothy Radcliffe

Autore brillante che sa dire cose profonde in un modo semplice e leggero. Piccolissimo libro che si può leggere in treno da Milano a Casciago. Offre spunti su come la vita dei religiosi  (ma riguarda anche i non religiosi) se non cambia, assomiglia a quella dell’orso della pubblicità. Forse nella notte, un canto, una suora indicano la via nuova: l’incessante invito a “tornare alla fonte”.

don Norberto