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06/06/2018 - Pellegrinaggio Sotto il Monte e Madonna del Bosco

Presenza delle reliquie di San Giovanni XXIII (Papa Giovanni) nel suo paese natale

Programma

QUATTRO MARTEDI' nel tempo di pasqua

PRIMO INCONTRO -Martedì 10 aprile 2018 ore 21.00 - Guida don Giuseppe -Oratorio di Luvinate

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Pellegrinaggio a Lourdes con i malati UNITALSI

IN PULMAN 23 - 29 maggio 2018 / IN AEREO 24 - 28 maggio 2018

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Nelle faccende di chiesa

Padre Francisco ci ha lasciato tre verbi nella domenica della trasfigurazione: ascoltare, abbiamo due orecchie e una bocca; alzarci per camminare nella fede; costruire una comunità unita dalla fede. La chiesa più bella è la comunità cristiana.

Una visita particolare quella di Mons. Delpini a Casciago venerdì scorso. L’entrata in chiesa a fianco di Don Norberto, una camicia con maniche arrotolate sulle braccia, un po’ spettinato e provato dal gran caldo di quella giornata. Una semplicità e un’umiltà nello stile di Papa Francesco! Ci ha comunicato il suo timore, la grande responsabilità che gli è stata chiesta alla guida della Diocesi di Milano, accompagnato da noi si sente però sostenuto. Ci ha invitato al suo ingresso che però sarà più un pellegrinaggio perché lui fa da sempre parte della Diocesi di Milano, con lui abbiamo recitato dieci Ave Marie ricordando anche il Cardinal Tettamanzi che si trovava in una situazione grave di salute.

Ci ha consegnato l’immagine della Pietà Rondanini, Maria che poggia su Gesù morto in croce nostra speranza. Anche lui porterà avanti questo cammino poggiando su Gesù morto e risorto, da solo non ce la potrebbe mai fare!

La sua preghiera per la chiesa di Milano è una sorta di Padre Nostro, ci invita a rivolgersi al Padre come faceva Gesù, con affetto paterno. Fare la sua volontà chiarendo che la volontà del Padre è la nostra salvezza, il nostro bene. Venga il Suo Regno perché la chiesa non è piegata su se stessa, ma sempre in cammino verso il Regno di Dio. Al termine, dopo la benedizione, ha dato la mano a tutti i presenti. Grazie Mons. Delpini! Grazie per la sua umiltà e semplicità, stile Francesco!!!

 

Sabato scorso Mons. Delpini si è presentato con zainetto in spalla e scarpe da ginnastica alla prima Cappella per salire a piedi fino al Sacro Monte. Ha recitato il rosario con i tanti fedeli che lo hanno accompagnato e ha celebrato la messa insieme ai sacerdoti del decanato di Varese.

Sempre sabato mattina è stato intitolato l’ultimo tratto di via del Ceppo al Sacro Monte a Mons. Pasquale Macchi, alla presenza di autorità civili e militari, sacerdoti, associazioni, istituzioni e familiari, insieme a persone che hanno conosciuto il vescovo varesino, segretario personale di Montini come arcivescovo di Milano prima e poi come pontefice, arciprete del santuario del Sacro Monte di Varese e Arcivescovo di Loreto. Mons. Agnesi ha commentato “…Mi pare una scelta opportuna e simbolica. Lo stesso Macchi ha detto che Maria lo ha accompagnato nella sua vita e la strada ricorda il cammino compiuto, ma anche quello che la figura del vescovo varesino ci stimola a fare…”.

Sono rientrati dalla settimana di lavoro ad Amatrice i giovani educatori della nostra unità pastorale accompagnati da Don Giuseppe. Hanno spostato macerie e pulito giardini. Irene, una nostra educatrice, mi ha autorizzato a scrivere la sua testimonianza “… Accumoli, frazione di Amatrice, ad un anno dal terremoto. Non è facile spiegare a parole tutto quello che ho vissuto questa settimana, oramai conclusa, di volontariato. Mi si è presentato uno scenario impressionante e disarmante allo stesso tempo, ho incontrato persone che hanno vissuto in prima persona quelle terribili scosse, ho ascoltato i loro racconti, ho osservato i loro gesti e i loro occhi. La paura è tanta ed il dolore continua ad accompagnare queste persone che ad oggi vivono in prefabbricati tutti uguali al fianco dei loro paesi, ormai ridotti in cumuli di macerie.

Il loro futuro è incerto e il loro passato non esiste più. E’ tutto sepolto. Quello che davvero mi auguro è che tutto possa tornare ad essere normale, che in qualche modo si possano “ricostruire” prima di tutto le vite di quelle persone, ma non è facile, il lavoro è tanto e richiede molto tempo e pazienza. Seppur nel piccolissimo, sono fiera di aver contribuito insieme al mio gruppo di amici dell’oratorio a questa esperienza che porterò sempre nel cuore…”.

Appresa la notizia della morte del Card. Tettamanzi, subito ho ricordato quando due anni fa in occasione dell’ordinazione sacerdotale di Don Giuseppe, mi aveva stretto la mano, come faceva sempre con tutti.

La sua dipartita rappresenta una grande perdita per la Chiesa milanese e per tutta la Chiesa universale, non solo per i diversi ministeri che egli ha assunto e per il suo servizio come esperto a Papi e alla Santa Sede, ma anche per la sua personalità umile, sorridente, appassionata ai rapporti. Era sempre teso ad incarnare la visione cristiana della vita nella realtà attuale. Così scrive il Cardinal Scola“… Sono a lui particolarmente legato fin dai tempi in cui fu mio giovane professore in Seminario a Venegono. L’amicizia si è approfondita negli anni a Roma attraverso comuni collaborazioni al servizio della Chiesa universale. Il card Dionigi, studioso di morale e di bioetica, mi ha sempre impressionato per la sua capacità di lavorare in gruppo e per la rapidità nel fare sintesi. In questi sei anni del mio ministero come Arcivescovo di Milano, il Cardinale Dionigi mi ha accompagnato con intensa amicizia e discrezione. La sua eredità darà ancora molto alla nostra Chiesa ambrosiana, a tutti i cattolici, ma anche ai molti laici con cui il cardinale Tettamanzi ha saputo entrare in dialogo a partire da problemi sociali acuti come quelli della famiglia, della vita, del lavoro e dell’emarginazione….”

Papa Francesco dice di lui “… sempre si distinse come pastore sollecito, totalmente dedito alle necessità e al bene dei sacerdoti e dei fedeli tutti, con una peculiare attenzione ai temi della famiglia, del matrimonio e della bioetica, dei quali era particolarmente esperto..”

Mons. Delpini ha espresso la sua gratitudine per la testimonianza che il cardinale Dionigi Tettamanzi ha reso con la sua vita donata senza risparmio, per la sua disponibilità infaticabile al lavoro, la sua capacità di empatia con la gente, la sua armonia nella personalità e per il suo magistero Egli ha costituito un punto di riferimento per tutti noi.

Il cardinale Scola ha presieduto in Duomo le esequie del cardinale Tettamanzi. Migliaia i fedeli presenti al rito. Alcune parole della sua omelia “… Colpiva in lui il permanente sorriso, espressione di una umanità contagiosa, riverbero della tenerezza di Gesù e di Maria Santissima verso tutti coloro che incontrava e, con eccezionale pazienza, salutava ad uno ad uno. Affidare, come ora stiamo facendo, il Cardinale Dionigi al Padre, non può ridursi ad un gesto di umana gratitudine. Deve scavare in noi in profondità, interrogarci sullo stato della nostra fede e sulla disponibilità a lasciarci prendere a servizio, a spezzare ed offrire tutta la nostra vita come il Cardinale ci ha insegnato fino alla fine, soprattutto negli ultimi mesi della sua malattia, portata in atteggiamento di piena e consapevole offerta…”

All’udienza di questa settimana Papa Francesco ha commentato il passo del Vangelo in cui Gesù ha appena compiuto un gesto scandaloso. Una donna della città, conosciuta da tutti come una peccatrice, è entrata in casa di Simone, si è chinata ai piedi di Gesù e ha versato sui suoi piedi olio profumato. Gesù spalanca le braccia ai peccatori. Quanta gente perdura anche oggi in una vita sbagliata perché non trova nessuno disponibile a guardarlo o guardarla in modo diverso, con gli occhi, meglio, con il cuore di Dio, cioè guardarli con speranza. Gesù invece vede una possibilità di risurrezione anche in chi ha accumulato tante scelte sbagliate. Gesù sempre è lì, con il cuore aperto; spalanca quella misericordia che ha nel cuore; perdona, abbraccia, capisce, si avvicina: così è Gesù! Ci fa bene pensare che Dio non ha scelto per formare la sua Chiesa le persone che non sbagliavano mai. La Chiesa è un popolo di peccatori che sperimentano la misericordia e il perdono di Dio. Pietro ha capito più verità di sé stesso al canto del gallo, piuttosto che dai suoi slanci di generosità, che gli gonfiavano il petto, facendolo sentire superiore agli altri.

Concludo questo mio articolo prima delle vacanze con una frase che il Papa ci ha lasciato domenica all’Angelus “… In questo periodo, gli studenti sono liberi dagli impegni scolastici e tante famiglie fanno le loro vacanze; è importante che nel periodo del riposo e del distacco dalle occupazioni quotidiane, si possano ritemprare le forze del corpo e dello spirito, approfondendo il cammino spirituale…”.

Stefania
(in vacanza per qualche giorno)