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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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La forza di un team

Dopo un periodo di lontananza per diversi motivi riprende la penna di Daniela per la rubrica:  Donnamogliemadreamica.

Sette per ottantotto. Non sono numeri a caso. Sette sono le persone che cucinavano, ottantotto  quelle che mangiavano. Di cosa sto parlando? Della mia recente esperienza durante la vacanza estiva della mia parrocchia. Senza troppo entusiasmo, mi sono unita al gruppo cucina per dare il mio contributo. Il giorno della partenza sentivo il peso della mia scelta: ma chi me l’aveva fatto fare? Appena arrivati siamo entrati in una dimensione completamente diversa dalla nostra quotidianità. Non c’era troppo tempo per pensare, bisognava rimboccarsi le maniche. C’era la spesa da fare, la cucina da sistemare, la cena da preparare. Senza mettersi d’accordo, senza discutere prima a tavolino, noi sette ci siamo messi al lavoro.

Ognuno ha trovato da solo il suo compito. Quando si finiva di fare una cosa, ci si guardava intorno, si vedeva quello che c’era ancora da fare e si ricominciava. Così via fino al fatidico “momento del mocio”. Il lavaggio del pavimento siglava la fine del lavoro. Quando prendevo il secchio del mocio per pulire il pavimento, voleva dire che tutte le pentole e tutte le stoviglie erano di nuovo al loro posto e che la cucina era tornata pulita e in ordine. Sono stati giorni intensi: colazione, pranzo, merenda e cena si susseguivano freneticamente lasciandoci ben poco tempo per le pause e il riposo.

Nonostante i ritmi serrati e la stanchezza, nessuno si lamentava. Si sbadigliava un po’, si beveva un caffè  e si andava avanti. I gesti del singolo erano sempre sorprendentemente in armonia con il gruppo. Alla sera tardi, una volta terminate tutte le faccende, ci potevamo finalmente sedere e dare inizio all’atteso momento delle chiacchiere. I giorni più belli erano quelli delle gite dei ragazzi perché noi ne approfittavamo per fare una passeggiata e per pranzare al ristorante.

Il team della cucina era composto da persone diverse per età, sesso, professione, stili di vita e idee. Solo una cosa ci univa: la disponibilità al servizio e il desiderio di svolgere al meglio il nostro compito. Per dieci giorni abbiamo formato un gruppo, ci siamo conosciuti, abbiamo condiviso la fatica e il lavoro. Abbiamo riso e scherzato, abbiamo chiacchierato e discusso. Non veniva voglia di stare da soli, ci sentivamo una famiglia e ci sembrava naturale stare sempre insieme. Durante la vacanza tra di noi non c’è stata mai una discussione, mai un litigio: si respirava un clima positivo e  allegro, regnava un profondo rispetto. Le caratteristiche e le diversità dell’altro venivano accettate e utilizzate al meglio. È stata un’esperienza arricchente e positiva e mi ha fatto riflettere.

Anche la Chiesa in fondo è un gruppo bizzarro e variegato, comprende persone profondamente diverse, a volte opposte. Il team cucina 2017 però mi ha insegnato che quando un gruppo ha un obiettivo  chiaro e condiviso e ogni singolo componente ha voglia di mettersi in gioco e di rendersi utile può succedere di… diventare famiglia.

Daniela