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Festa di Sant'Eusebio 2018

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“La vocazione” di Tomas Spidlik

A questo libretto il card. Spidlik stava lavorando poco prima della morte. Dato il carattere dello scrittore e il momento della sua stesura, si tratta di “riflessioni utili” per la lettura e la meditazione, proprio come dice il sottotitolo. Se la vocazione è la strada attraverso cui assorbiamo la nostra vita terrena e mortale nella nostra vita nascosta con Cristo in Dio, le riflessioni di un anziano saggio alla vigilia del suo incontro definitivo con Dio e con questa sua identità nata dalle acque battesimali sono particolarmente efficaci. Hanno inoltre il vantaggio di essere scritte nello stile fresco e immediato tipico dell’Autore.

Maria Campatelli

 L’unione con Dio perfeziona l’uomo in quanto tale e comporta una sua missione speciale, particolarissima, propria a lui solo. Il Dio della Bibbia è personale e intrattiene delle relazioni dialogali con gli uomini creati a sua immagine. In questo dialogo reciproco cresce e si sviluppa la vocazione di ogni persona che è individualmente irripetibile e nello stesso tempo armonizza con l’universo creato. La scelta della propria vocazione appartiene quindi al fondamentale problema umano e religioso di ciascuno.

Siamo chiamati alla vita insieme con Cristo, che è luce e vita di tutto e che illumina e dà la vita; siamo nati dagli uomini e allo stesso tempo la nostra generazione è opera di Dio stesso che, mediante la carne e il sangue di Cristo, che si è fatto uno di noi, ci ha dato la sua vita, cioè ci ha fatti suoi figli. Per concretizzare la nostra chiamata nel nostro contesto, siamo invitati a meditare e pregare. Lo scopo di questo libretto è di offrire delle riflessioni utili per tali meditazioni. Nel linguaggio corrente, parlare di “vocazione”, al di là della scelta e dell’esercizio di un’ attività o di un genere di vita, indica l’idea di un’attrazione per qualcosa.
Siamo fatti di due elementi diversi: il corpo e l’anima, o in altre parole, la carne e lo spirito. I Padri della Chiesa accettarono questa dualità, ma vi aggiunsero un terzo elemento: lo Spirito Santo che, mediante la  grazia, entra in noi. Il cristiano si dice quindi composto di tre elementi: del corpo, dell’anima e dello Spirito Santo. L’adesione ad una vocazione …..presuppone la grazia che è dono di Dio, a cui l’uomo è chiamato a collaborare con la sua libera adesione. La vocazione spirituale suppone quindi una chiamata di Dio.

La persona chiamata è inviata a compiere una particolare richiesta della volontà divina. Ciò comporta un radicale cambiamento nella vita di colui che è inviato, non solo esternamente, ma anche all’interno. Egli diviene un altro uomo. Dio pronuncia il suo nome, e talvolta anche glielo cambia modificando così la sua identità, facendolo apparire come uno straniero fra i suoi. Ma Dio non vuole fare questo senza il consenso esplicito della persona che chiama. Ogni uomo, venendo nel mondo, riceve una missione particolare.

La vocazione che viene da Dio è differente da quella che si cerca di giustificare con delle scelte umane. Qui intervengono i misteriosi disegni di Dio, come mostra nel vangelo la parabola dei talenti. Ed è proprio essa che suscita le considerazioni sulla vocazione divina di ogni uomo … dall’eternità Dio chiama ogni uomo, gli dà una vocazione particolare e lo crea proprio per questo, per poterla realizzare, promettendogli di offrirgli tutto il necessario. Ma proprio questa promessa costituisce per chi è chiamato un vero banco di prova della fede.

Tutta la vita cristiana è un dono dello Spirito Santo, allora tutti sono chiamati a sentire la sua voce … di importanza vitale per ciascuno di noi è il momento nel quale questa vocazione si percepisce e si comprende. Creando l’uomo libero, Dio predestina per ognuno anche un certo momento, un certo percorso tramite il quale deve arrivare consapevolmente e liberamente a dare il suo consenso al piano divino: è il tempo della sua vocazione. L’uomo riesce a comprendere che il posto che Dio gli indica non è un destino prestabilito su di lui, una sorta di fato che incombe, ma una rivelazione dell’amore del Padre celeste. Con il suo “si”, l’uomo conferma la sua identità e sceglie il suo posto di figlio nella casa paterna.

Nell’episodio di Natanaele, ciò che ci stupisce non è che Natanaele si trovi sotto il fico, ma che Gesù lo sappia senza averlo visto. Siamo sempre sorpresi quando scopriamo che qualcuno ci conosce più di quel che ci aspettiamo. Dio, che è amore, ci conosce in modo perfetto e desidera che sviluppiamo tutti i nostri talenti per Lui: si diventa consapevoli che Dio chiede da noi qualcosa che Lui ha già in mente, e che conta su di noi.

Il percorso tra la nostra vita attuale espidlik1 la nostra immagine divina è appunto la vocazione, la strada concreta che nella vita mi porta a far coincidere quello che sono nel mio stato attuale con ciò che sono agli occhi di Dio. La nostra “vocazione”, cioè la nostra chiamata, ha le sue origini lontane nella creazione dell’uomo a immagine di Dio. Il peccato ha modificato il modo di realizzarla: occorrerà purificarsi, rinnovarsi, re-imparare a vivere la vita vera, cioè imparare ad amare. Non conosciamo i particolari con i quali la Provvidenza ci condurrà. L’uomo deve vivere quindi nel continuo ascolto di Dio. Gesù stesso lo testimonia affermando che non può far niente se non ciò che gli dice il Padre, quando viene l’ora. Se questo vale per Cristo, vale anche per noi.

La vita cristiana è dialogale e misteriosa. Ma non è un cammino del tutto cieco. E’ centrata sull’imitazione di Cristo, che ci conduce, e sulla nostra vita in Cristo. Siamo infatti innestati nel suo corpo e godiamo dell’energia del suo Spirito. La vita spirituale si realizza pertanto in una sinergia tra l’umano e il divino, non come due realtà separate, ma come due che fanno uno nell’unità della natura divinizzata. La nostra azione diventa allora un’azione frutto delle energie congiunte di Dio e dell’uomo.

Scegliere la propria vocazione si presenta talvolta non nella forma di fare delle drastiche scelte, ma semplicemente di accogliere e far nostro ciò che Dio dispone per noi attraverso gli eventi della vita, anche attraverso circostanze che non ci sembrano in concreto illuminate dal sigillo di Dio.

Si può leggere la vita come una concatenazione casuale di fatti, oppure cercare di coglierne il senso spirituale. Ho scoperto che la Provvidenza salva e conduce attraverso cose strane mai pensate prima, eppure coerenti, e addirittura attraverso queste opere porta a compimento i desideri nascosti del cuore. Bisogna cogliere con acutezza e realismo i risvolti particolari di ogni situazione, ma bisogna nutrire anche la convinzione che non esiste situazione, né avvenimento che sia al di fuori della Provvidenza di Dio, che ci raggiunge in modi per noi misteriosi e spesso incomprensibile, fino a farci scoprire il bene persino nel male. Conoscere e seguire la propria vocazione significa trovare e conservare la propria identità. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”.

Tomas Spidlik

“E’ un errore pretendere di non sbagliare mai nella vita; però dobbiamo impegnarci nel fare il tutto al meglio. Allora il Signore ci darà la mano e ci guiderà; ci condurrà, attraverso le nostre scelte, verso la pienezza del dono di Sé a noi e del dono di noi a Lui. E’ con questa ferma fiducia che bisogna avviarsi alle grandi scelte dell’esistenza ! Siamo nelle mani del Signore; Lui ci è vicino e, se Lo cerchiamo con tutto il cuore, alla fine non permetterà che sbagliamo o che restiamo totalmente delusi. Una delle figure, che più mi hanno insegnato la trasparenza dello straordinario nell’ordinario è S. Teresa di Gesù bambino …. “quando morirà questa giovane suora, nessuno saprà che cosa dire di lei, perchè non ha fatto niente di straordinario”….. Nell’esperienza e nella testimonianza di S. Teresa si vede bene lo straordinario nell’ordinario”!
Rubo e faccio mie queste parole che il Cardinale Martini ha rivolto una volta ai suoi preti perché … è proprio così la vocazione!

Teresa