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06/06/2018 - Pellegrinaggio Sotto il Monte e Madonna del Bosco

Presenza delle reliquie di San Giovanni XXIII (Papa Giovanni) nel suo paese natale

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QUATTRO MARTEDI' nel tempo di pasqua

PRIMO INCONTRO -Martedì 10 aprile 2018 ore 21.00 - Guida don Giuseppe -Oratorio di Luvinate

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Pellegrinaggio a Lourdes con i malati UNITALSI

IN PULMAN 23 - 29 maggio 2018 / IN AEREO 24 - 28 maggio 2018

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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“Edith Stein in grande pace varcai la soglia” di Rodolfo Giradello

“Strappa il tuo cuore da ogni cosa. Cerca Dio e lo troverai”. Edith Stein “una delle grandi donne del nostro tempo” più per la sua santità che per la stessa vastissima cultura: una donna che, trovato Cristo, ha trovato la vera ragione sia per vivere che per morire. Capace di grandi tenerezze femminili (nel lager di Auschwitz) come di un pensiero filosofico, modello di laica e insieme consacrata, si impone al mondo dei credenti e dei non-credenti, dei cristiani e degli ebrei, dei giovani e delle persone mature. E sullo sfondo sta quel suo nome nuovo, di carmelitana consacrata. Suor Teresa Benedetta della Croce. Si noti: della Croce. “Ave, Crux, spes unica”, soleva ripetere lei. E ad Auschwitz arrivò a sperimentare fino in fondo quella Croce “che vince il mondo”. L’aveva incontrata a 31 anni con la conversione; la conobbe ancor più nell’orrore della furia nazista. Lungo gli anni della sua vita si trovò a varcare la soglia del cristianesimo, quella della clausura carmelitana e infine quella della camera a gas: e qui si trovò nelle braccia di Dio Padre.

Ebrea, filosofa, cristiana, religiosa,martire”: così la definiva Giovanni Paolo II nel proclamarla beata nel 1987. Definizione precisa e insieme concisa: una delle donne più rappresentative della nostra epoca, percorre in 51 anni di vita molte strade e compie importanti esperienze sia culturali che religiose. Il segreto era che non la muoveva il gusto delle pure nozioni, ma l’amore alla verità. Un amore eccezionalmente forte, che aveva la caratteristica di non fondarsi solo sulla sua superiore intelligenza, ma su un anelito ancor più alto. “La sete di sapere era, per il momento, la mia unica forma di orazione… Chi cerca le verità, consapevole o no, cerca Dio”.

Arrivò l’estate del 1921. Fu la stagione-chiave della vita di Edith, che da allora in poi andò sempre più cercando non la verità filosofica solamente, ma la verità teologica, anzi la Verità fatta carne: Cristo Gesù. Quell’estate durante una visita nel periodo delle vacanze in casa di amici: “Entrambi i coniugi dovettero assentarsi da casa per breve tempo e prima di partire la signora Conrad-Martius condusse la sua amica nella biblioteca, invitandola a servirsene liberamente: tutti i libri erano a sua disposizione” Edith stessa racconta: “Senza scegliere, presi il primo libro che mi capitò sotto mano: era un grosso volume che portava il titolo – Vita di S. Teresa d’Avila, scritta da lei stessa – Ne cominciai la lettura e ne rimasi talmente presa che non l’interruppi finché non fui arrivata alla fine del libro. Quando lo chiusi, dovetti confessare a me stessa: Questa è la verità!”. All’orizzonte albeggiava, ma Edith non se ne accorse: Dio si era impadronito di lei ed ella non lo avrebbe più abbandonato. L’episodio avvenne probabilmente in agosto e un altro agosto l’aspettava 21 anni dopo, come ovvia conclusione del primo.

Dopo una notte insonne, la mattina dopo andò subito in una libreria di quella cittadina del Palatinato (una delle regione più cattoliche della Germania) comprò due libri che certo non prese a caso: un catechismo cattolico e un messalino. Li studiò assiduamente finché non ne ebbe assimilato alla perfezione il contenuto e solo allora andò per la prima volta in una chiesa cattolica per assistervi alla santa Messa : “Niente mi rimase oscuro …”. Quanto grande fosse il suo desiderio di arrivare alla Verità è dimostrato dalla sua conversione, dal suo continuo studiare e dalla sua indefessa ricerca di Dio. La data della “conversione” piena di Edith fu il Capodanno del 1922, giorno in cui ricevette il battesimo, nella parrocchia di San Martino. Fu un battesimo “solenne” e quella stessa mattina ricevette la prima comunione: quel giorno visse una gioia composta ma profondissima. Rinata in Cristo, oltre alla incondizionata e felice coscienza di venire consacrata dalla Croce di Gesù e di diventare figlia della sua Chiesa “anche visibile”, ebbe una precisa intuizione: quella di dover prima o poi completare l’atto battesimale con la professione religiosa nel Carmelo di Teresa d’Avila.

Il pensiero di un’amica cattolica della Stein: “Sono convinta che la forza soprannaturale che aveva trasformato l’anima di Edith s’irradiava anche all’esterno … ci siamo accorti tutti che Edith era ormai un’altra ….” Anche i più disattenti e superficiali non potevano non vedere che era nettamente cambiata in meglio. Era pur sempre la Edith che non voleva dare a vedere il mutamento interiore avvenuto in lei e che peraltro già prima si presentava tanto limpida e tersa. Però il forte cambio non sfuggiva a nessuno, men meno che agli amici “Quanto più una persona è attratta da Dio, tanto più deve proiettarsi verso il mondo così da portare questo ad amare Dio”.

Edith aveva già cominciato una preparazione spirituale, che in lei diventava esigente quanto e più dell’impegno culturale, per ricevere anche la cresima. La data fu indicata dal vescovo di Spira per il 2 febbraio 1923. Ovunque si trovasse sostenuta da mons. Schwind e spinta da un intimo bisogno spirituale, presa l’abitudine al mattino presto, evitando ogni rumore, di andare a messa e rientrare senza dare nell’occhio. Se la ricerca della verità era già stata un’inconsapevole preghiera, ora la preghiera consapevole le diventava sempre più un’esigenza assoluta per avanzare nella Verità. Cioè nell’unione con Cristo, l’Eucarestia era il vertice quotidiano di questa unione. Cercava anche la preghiera personale, nella quale non s’abbandonava a devozioncelle minori e non sprecava parole. La meditazione silenziosa, in un angolo quieto, era per lei importantissima “….Se nella vita pratica non riusciamo ad applicare sempre certe norme così ragionevoli dipende dal fatto che non siamo puri spiriti: ribellarsi a questa realtà non porta a nessun frutto; quel che importa invece è di riservarci un angolino solitario in cui poter trattare con Dio, come se al mondo non esistesse altro, e questo tutti i giorni“.

In cuor suo coltivava sempre il desiderio di rompere le “catene” ed entrare nel Carmelo e non nascondeva questo desiderio né all’abate Walzer né ad altri sacerdoti confidenti. “Dovetti aspettare, con pazienza, cosa che mi venne confermata anche da chi dirigeva l’anima mia. Ma l’attesa mi riuscì assai dura, soprattutto verso la fine: ero diventata straniera nel mondo”.

Aveva il dono dei forti: vivere con pace l’attesa. “Dio conduce ciascuno per una via particolare; e uno arriva più facilmente e più presto alla meta di un altro. Ciò che possiamo fare è, in paragone a quanto ci vien dato, sempre poco. Ma quel poco dobbiamo farlo: cioè pregare insistentemente affinché, quando ci verrà indicata la via, sappiamo assecondare la grazia senza resisterle. Chi va avanti così con perseveranza non potrà dire che i suoi sforzi furono vani.  Però non si deve porre una scadenza al Signore……Iddio sa che cosa vuol disporre di me, io non debbo preoccuparmene”.

Varcò la soglia della clausura carmelitana il 14 ottobre 1933. Così s’inseriva pienamente nella storia dei Carmelitani Scalzi e delle Carmelitane Scalze, che per merito di santa Teresa d’Avila e di san Giovanni della Croce costituiscono un unico Ordine, quello della gloriosa “riforma” teresiana, con il particolare importante che il ramo maschile è anche di vita attiva, mentre le monache sono di vita strettamente contemplativa e claustrale. “Finalmente il treno si mosse: le due sorelle rimasero a salutarmi da lontano, finché potei vederle. Infine sparirono e io ritornai al mio posto nello scompartimento. Ormai era realtà quel che avevo osato appena sperare. L’anima si trovava in una pace perfetta, nel porto della volontà di Dio, mi accompagnarono alla porta di clausura e questa finalmente si aprì. In profonda pace varcai la soglia della casa del Signore.”

Edith provava, in altra maniera e in condizioni totalmente nuove, ciò che aveva letto in santa Teresa d’Avila e santa Teresa di Gesù Bambino: non era una che seguisse estetismi spirituali, ma una che doveva compiere la “salita al monte Carmelo”, che “non è un’impresa adatta a tutti”.Ma lo era per lei, dopo quanto il Signore le aveva fatto capire e sperimentare. La drammatica sera del 2 agosto 1942 Edith fu portata via con la sorella Rosa dalla Gestapo: suor Benedetta avrebbe detto alla sorella: “Vieni, andiamoci per il nostro popolo ”. A Westerbork c’erano, nei giorni 5-6 agosto, circa milleduecento cattolici, di cui mille partirono con le Stein il giorno 7 per Auschwitz.
E così Edith Stein, che da laica e anche da monaca era stata tanto famosa da venire non solo onorata ma ricercata da molte persone di indiscussa autorità culturale, lei che era entrata di proposito nel “silenzio del Carmelo”, scomparve nel terribile silenzio di Auschwitz. Fu vista entrare, non fu più vista uscire: annullata fino in fondo. “Qualunque cosa possa accadere, sono preparata a tutto. Gesù è qui in mezzo a noi”. L’abito! Le interessava quel segno di consacrazione. Ma anche a lei, come a Cristo sul Calvario, furono tolte anche le vesti. Però, certamente non le tolsero la veste del battesimocosì importante nella sua vita perché l’aveva profondamente cambiata.

Rodolfo Girardello

Una donna che ha cercato la Verità e, anche quando l’ha trovata, non ha mai smesso di cercarla. La Verità si trova se si cerca con cuore sincero. “Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno” ( Gv 17,15).

Teresa