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La lettera del Vescovo:

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Il piccolo pinolo

Ricordo ancora quando l’ho portato a casa la prima volta, non mi ero resa conto fosse passato così tanto tempo, quasi vent’anni. Era la fine di agosto e il tempo si avviava verso la fine dell’estate, le spiagge iniziavano a svuotarsi e gli ombrelloni a chiudersi; era il tempo in cui cadevano da quei maestosi pini marittimi  grandi pigne ricche di sfumature, così cariche di frutti e trasudanti collosa resina dal profumo inconfondibile.

Mi dissero che bastava estrarre quei piccoli pinoli bianchi dal loro guscio, rompendolo ed interrarli, per vedere crescere un altro pino, era proprio così che accadeva. Ascoltavo,  incredula non credente e, chiusa nel mio scetticismo unito alla consapevolezza di essere ben lontana dal così detto pollice verde, (riesco a far morire le piante finte) ho pensato che difficilmente ne avrei visto nascere il frutto.

E’ così che ho portato a casa quelle meravigliose pigne e mi sono lanciata nell’esperimento di interrare mucchietti di pinoli.

Il tempo trascorreva e loro iniziavano a vedere la luce, erano cinque, bellissimi, con i loro rametti fragili e teneri di un verde puro che nell’inverno alleggerivo dal peso della neve. Ho dovuto separali e ripiantarli perché la loro ‘ostinazione’ a crescere era stupefacente davanti ai miei occhi, mentre ognuno di loro trionfalmente avanzava in solitario.

Li ho regalati, tranne uno, che ho interrato in giardino, ancora una volta incredula di vederlo proseguire nel suo cammino verso l’alto e, ancora una volta ho dovuto cedere davanti allo stupore.

In questi giorni lo osservavo dal basso mentre rastrellavo gli infiniti aghi che perde sotto la forza del vento e mi è tornato alla mente quel piccolo pinolo come fosse un granello di senape e alla mia storia scritta su quel lungomare in questi vent’anni, là dove ora non posso più tornare.

Mi sono fermata a pensare a quanta strada ha fatto verso l’Alto il mio piccolo pinolo e nel silenzio che parla osservo il mio pino, non più incredula ma credente.

Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è il più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.

 Un piccolo ‘pinolo’ invisibile e inascoltato agli occhi degli uomini può diventare un imponente ‘pino’ agli occhi del buon Dio, questa è la fede il resto è solamente un bellissimo ‘spettacolo’.

Alessandra