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La lettera del Vescovo:

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Cristiani … nel mondo!

Dopo aver celebrato il martirio di Giovanni, il “precursore”, il nostro sguardo si fissa ora su Gesù. E’ a lui che deve guardare ogni credente che si fa discepolo.

La liturgia di questa domenica, come fa da un po’ di tempo, sottolinea la “differenza” dei credenti e chiede di essere compresa in profondità: la “differenza” deriva, infatti, dall’incontro con il Signore, che fa di noi uomini “nuovi”, diversi da prima; capaci di vivere da “figli della luce” e di risultare così visibili a tutti.

Eppure rischia di essere vissuta come “superiorità” o, peggio ancora, come “separazione”, come allontanamento, come fuga, come distinzione. E’ quindi importante cogliere l’identità che il Signore Gesù ci trasmette, come ci testimonia oggi nello spazio che egli riserva ai discepoli o all’accoglienza riservata alla gente che lo cerca, a cui parla del “regno dei cieli”.

Occorre riprendere, oggi, questa capacità di vivere in mezzo agli uomini, rimanendo fedeli al compito di “abitare la terra”, e di alzare gli occhi al cielo, così che l’amore di Dio risplenda agli occhi di tutti.

Così prenderci cura del creato, come ci sollecita papa Francesco, è parte integrante del nostro essere uomini e credenti; esprime concretamente lo sguardo di Gesù che “prese a guarire quanti avevano bisogno di cure”.

Si, occorre essere “nel mondo”, per essere “cristiani” e vivere “da cristiani”, nella compagnia degli uomini!

Domenica 1ª domenica dopo il martirio di Giovanni – 2/3 settembre
1.a lettura Isaia 65, 13-19: Ma i miei servi saranno chiamati con un altro nome.
2.a lettura Efesini 5, 6-14: Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Vangelo Luca 9, 7-11: Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.