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Quaresima 2018

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Foglio Quaresima

Esercizi spirituali nella vita corrente

dal 26 febbraio al 2 marzo 2018 - ore 15.30 Morosolo - ore 20.45 Barasso

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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“Lettere dal Kenya” di Annalena Tonelli

“Io sto alla porta e busso. Se uno ascolta la mia voce  e apre la porta, entrerò da lui e cenerò con lui e lui con me”. L’ho scritto ancora. Ed è un pensiero che non mi abbandona. Credo che Annalena Tonelli, nella sua vita e nella sua morte, sia come una lettera che lo Spirito ha scritto nella Chiesa. Lo Spirito racconta Gesù in noi. E la nostra identità è direttamente legata all’amore di Cristo sperimentato una volta per tutte nella sua morte. Annalena è una pagina aperta e misteriosa. Un paradigma del cristiano, lei che ha scelto di vivere nel nascondimento i suoi giorni; un’attestazione, lei che ha scritto ai suoi, in quello che può essere considerato il suo testamento, semplicemente, “non parlate di me!”.Scarni ed essenziali i segni della sua testimonianza: “Partii – aveva detto nel 2001, in Vaticano, in occasione della Giornata internazionale per il volontariato, forse l’unica volta nella quale aveva accettato di parlare di sé – decisa a gridare il vangelo con la mia vita, sulla scia di Charles de Foucauld, che aveva infiammato la mia esistenza. Trentatré anni dopo, grido ancora il vangelo con la mia sola vita e brucio dal desiderio di continuare a farlo fino alla fine …. All’inizio tutto mi era contro. Ero giovane, dunque non degna né di ascolto né di rispetto. Ero bianca … Ero cristiana ….. Non ero sposata”.

 Una donna giovane, colta, elegante, laica, che sceglie il vangelo sino alle estreme conseguenze. Annalena ha condiviso la vita dei poveri attraverso la sua esperienza professionale. Ha scelto il nascondimento, rimanendo lontana il più possibile dai media; è rimasta laica: non si è fatta religiosa, né ha fondato congregazioni. Un segno, il suo, posto al limite dell’inutilità. Nel centro della sproporzione. Di quell’inutilità reale di cui ci parla Luca nel suo Vangelo: “Quando avete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili”; “Se non fosse che Dio di quella sproporzione ha fatto il segno e la misura della sua comunicazione con noi attraverso il Figlio “Io sto in mezzo a voi come colui che serve”, una simile esperienza in una simile condizione assumerebbe il significato di un fallimento. Riconoscersi “servi inutili” rende liberi …. ogni cosa “non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che usa misericordia”.

Gianfranco Brunelli

Vorrei che questo libro fosse letto lentamente, tenuto sul comodino, pensato, vissuto con la mente e nel cuore, in silenzio, senza rumori. Questo perché è nel silenzio che si incontra Dio; lontano dai rumori sei quasi costretto a pensarlo e a confrontarti con lui.

Annalena, che sapeva bene tutto questo, pensava di incontrare Dio nel deserto, luogo di silenzio per eccellenza, e fu così che, appena arrivata in Africa, si mise subito alla ricerca di quel posto che l’avrebbe accolta per sempre. Sperimentò, incontrò tante persone, anche uomini e donne di fede con i quali forse avrebbe potuto camminare e lungo la strada non perse mai di vista coloro che era venuta a servire: chi non si poteva difendere, chi non capiva, umiliato da una cultura che lo voleva schiavo, e chi, ammalato, si sentiva rifiutato. Tuttavia i poveri, i meno fortunati, gli ammalati, li aveva già incontrati anche prima, in un mondo come il nostro però, nel quale, proprio perché pieno di false immagini di bene, di rumori e confusione di fondo, era difficile capire se in realtà si viveva per amare o solo per raggiungere un prestigio personale.

Poi, più tardi, si accorse che vivere “l’attesa di Dio” poteva accadere in qualsiasi parte del mondo; non aveva molto senso cercarlo in un luogo specifico. L’incontro definitivo poteva accadere ovunque ma “dentro”. Amava ripetere ricordando le parole di Leon Bloy “c’è solo una tristezza, quella di non essere santi”Povertà, non violenza, speranza, gioia, amore della creazione, fede, preghiera, pioggia e deserto, passione per l’unità e la dignità: questi i messaggi che si evidenziano dalle sue lettere.

Mi diceva di non pensare alle cose poco importanti e di essere coraggioso, come dice Rodari, di “imparare a fare le cose difficili, regalare una rosa a un cieco, cantare per un sordo”. Questo non può non fare male oggi ed è stato insieme ad altri uno dei motivi che mi hanno impedito in tutti questi anni passati dal giorno della sua morte di parlare o di scrivere di lei. Ma c’è stato chi, con pazienza e forse venendo incontro a un mio bisogno di rivivere il passato nella speranza di cambiarlo o, meglio, di interpretarlo con più benevolenza, perché nulla può essere cambiato,mi ha convinto che le sue lettere sono un tesoro che non potevo tenere solo per me e devo confessare stupito che mi sono lanciato in una avventura grande, sconvolgente, da cui emergo con cuore pacificato.

E’ così che ho avuto il dono di rileggere le lettere di Annalena e, sia pure solo per il tempo della lettura, mi sono ritrovato tra cielo e terra. Certamente è stata una scelta aspra. La conversione non avviene per ciò che facciamo, ma solo per opera di Dio; anche san Paolo scrive che la Fede è un regalo dispensato da Dio.

“L’uomo è proprio uno solo al mondo. Lui e Dio e nessun altro. L’amicizia e l’amore che ci legano a tante o anche solo a pochissime creature sono il dono più grande che Dio potesse mai farci al mondo, sono la “grazia” nel senso più autentico del termine, ma non ci liberano dalla solitudine, che è la condizione umana più specifica, almeno così io sento”.

 Dio l’aveva rapita da sempre ed è stato poi l’unico vero amore della sua vita. “ANNALENA di DIO” lei si firmava così: “Ma come è bello e pacificante vedere le cose con occhi sgombri, “sapere” la vita, conoscere gli uomini, non ingannarsi più su se stessi, imparare ad attendere tutto da Dio e sentire crescere sempre più potentemente dentro la sete di Lui!”.

Abbiamo cercato con Enza (mia moglie) e Maria Teresa (che con lei ha vissuto e condiviso), di descrivere il cammino di una creatura sedotta da Dio sin dalla sua giovinezza e che voleva imparare a volare, a lanciarsi nelle altezze del servizio e della condivisione, sempre pronta a capire, a cambiare, a non condannare, a perdonare, a perdonare tutto e tutti, perché ciò che conta è solo l’Amore. Annalena, speriamo, di averti saputo seguire passo passo, dando a tutti la possibilità di leggerti senza alterazioni. Ognuno saprà così cogliere da te ciò che più può essergli di aiuto.

Bruno Tonelli

 Dio sa io non so nulla. Il problema è che qui in Africa si può venire anche solo per gli uomini, ma qui in Africa si rimane solo per Dio. Se non c’è Dio, di qui si scappa a gambe levate finché si è ancor in tempo o qui si muore nel senso più vero della parola: ci si insabbia nelle sabbie che non hanno nulla a che fare con quelle pur dure del mio amato deserto: le sabbie dell’indifferenza, dell’egoismo, del “comodismo”, di un cristianesimo, quando c’è, in pantofole, che mi fa orrore …..e si capisce bene come tutto questo possa accadere e accade ogni giorno in un mondo in cui pare che gli africani abbiano imparato da noi solo la corsa al guadagno. (Lettera 4-10 maggio 1971 da Nairobi).

… Noi siamo state chiamate qui, a patire tutti quei problemi fino in fondo e nella nostra carne, e ad aamre questa gente nonostante tutto e tutti e loro stessi prima di ogni altra cosa, di quell’amore che “è sempre paziente e benigno, che non è invidioso, non si vanta, né s’insuperbisce, non è mai rude o egoista; non si irrita, non tiene conto del male che riceve, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. L’amore che tutto scusa. Tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. Ed è questo amore che farà di noi testimoni di un Regno che non è di questo mondo, un regno di amore-follia, irrimediabile follia agli occhi del mondo, ma per noi la sola ragione di vivere e di morire. (Lettera 3 ottobre 1971 da  Wajir).

Sono nell’eremitaggio. Ma ancora una volta vedo con assoluta chiarezza e unica certezza che non è né il deserto, né una vita donata, né il contatto diretto con la realtà dell’uomo povero, in bisogno, nella sofferenza, che può trasformare un’anima. E’ la grazia di Dio. (Lettera 5 marzo 1981 da Wajir)

Annalena Tonelli

Tutti gli uomini sono figli di Dio, da lui amati infinitamente: perciò è impossibile amare, voler amare Dio senza voler amare gli uomini …. L’ultimo comandamento lasciatoci dal nostro Signore Gesù Cristo, poche ore prima di morire, è stato: “Miei piccoli figli … amatevi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35). Scriveva il 24 aprile del 1890, a tre mesi dal suo ingresso nella trappa, Charles de Foucauld, l’ uomo che “infiammò” la vita di Annalena Tonelli.

Teresa